sabato 3 settembre 2016

LA BATTAGLIA CHE RESE MELFI CAPITALE DEI NORMANNI



BREVE CHRONICON NORTHMANNICUM

1045. Argyrus Bariensis imperialis catapanus, et dux Graecorum, vadit in Tarentum contra Northmannos, et vincit eos; et deinde vadit in Tranum, et vincitur ab eis, duce Guillielmo Ferrebrachio, qui intitulatus est primus Comes Apuliae.

Oggi 3 settembre ricorre l’anniversario della  Battaglia di Montepeloso (oggi Irsina) in Basilicata che fu combattuta nel 1041, a breve distanza dal fiume Bradano tra le forze dell'Impero Bizantino  guidate dal nuovo catapano Exaugusto Boioannes contro le forze coordinate di Normanni e Longobardi che intendevano espellere i Bizantini dalla regione. Fa parte di tre importanti guerre assieme a quella del fiume  Olivento , uno dei principali affluenti della riva destra dell'Ofanto, ai confini tra la Capitanata ed il territorio di Melfi (17 marzo 1041)  e   Monte Maggiore (Foggia) il 4 maggio 1041  che diedero inzio alla formazione della Contea di Apulia (1042) dominata dai fratelli D’Altavilla, dando poi origine a quello che diventò prima il Ducato di Apulia con Roberto D’Altavilla detto il Guiscardo in seguito al Concordato di Melfi, il 23 agosto 1059  quando papa Niccolò II nominò Roberto Duca di Puglia, Calabria e Sicilia, riconoscendogli preventivamente anche la futura conquista della Sicilia. e poi il Regno di Sicilia con Ruggero II d’Altavilla  (1130). 
BLASONE DEGLI ALTAVILLA 

Il sud dell' Italia in questo periodo è abitato da popolazioni che professano religioni diverse e appartengono a culture eterogenee. La coesistenza fra Musulmani, Bizantini e Longobardi causa conflitti politici, strappi nel tessuto etnico e variazioni nella vita della società. Le popolazioni del Catapanato Bizantino d'Italia e della Campania conservano il Cristianesimo romano. I Principi Longobardi amministrano Capua, Benevento e Salerno. Il Ducato di Sorrento e le città autonoma di Napoli (anche se filogreca) e di Gaeta manifestano autonomia. I fedeli della Calabria praticano il Cristianesimo di rito greco e gli Emiri arabi dominano la Sicilia, con popolazione che pratica il culto Islamico, e piccoli nuclei Latini di culto Cattolico romano.
Questa situazione favorisce la penetrazione dei Normanni, che hanno forte coesione tra loro e sfruttano l'antagonismo fra i potenti. L'uomo d'arme lombardo Arduino di Milano, passato con i normanni di Rainulfo Drengot, riunisce Argiro (figlio di Melo di Bari), i cavalieri Normanni ed i fanti di Guglielmo e Drogone d'Altavilla , il longobardo Atenolfo di Benevento ed il cavaliere normanno Ugo Tutabovi contro il Catapano Michele Dokeianos (o Dulchiano), che aveva perduto la prima battaglia campale dell'Olivento ed era scampato alla morte. 

Un nuovo esercito bizantino punta adesso su una strategia diversa, attaccando ancora le truppe di Guglielmo Altavilla: si combatte allora la battaglia di Canne sulla collina detta Montemaggiore. Un esercito composto da 18.000 Bizantini, comandati dal Catapano Michele, confronta i mercenari comandati da Atenolfo. I Longobardi assieme a 2.000 Normanni, sconfiggono definitivamente i Bizantini. Il Catapano Michele, ripara a Bari, dove attende l'arrivo di nuove truppe di rincalzo.
Il contingente Normanno rientra a Melfi e ottiene il possesso dell'intera regione compresa tra la valle dell'Ofanto, il Biferno e Matera. I Normanni s'impadronirono altresi' di Lavello, Matera, Genzano, Venosa e Gravina.
La vittoria spinge altre popolazioni a sollevarsi e porta Ascoli Satriano a diventare feudo di Guglielmo Braccio di Ferro , primogenito di Tancredi d'Altavilla, il quale morirebbe proprio in questo periodo.
GUGLIELMO D'ALTAVILLA DETTO BRACCIO DI FERRO STATUA CATTEDRALE DI COUNTANCES NORMANDIA 
Le notizie delle continue sconfitte arrivano a Costantinopoli, dove il Basileus richiama Dulchiano, trasferendolo in Sicilia, e invia nell'Apulia il nuovo Catapano Exaugusto Boioannes, figlio di Basilio, con la speranza che ripeta le gesta paterne. Egli progettava di accerchiare a Melfi Normanni e Longobardi; mentre il principe di Benevento, con l' intenzione di ampliare i propri possedimenti, invia nuove truppe. 

L'esercito Bizantino era guidato dal nuovo catapano Exaugusto Boioannes, mentre le forze normanne erano comandate da Atenolfo , fratello del Principe di Benevento, che coordinava anche i militari longobardi. I cavalieri normanni erano capitanati da Guglielmo d'Altavilla (detto Braccio di Ferro) e da Argiro.
Gli ufficiali bizantini contavano su rinforzi arrivati dalla Puglia, dalla Calabria e dalla Sicilia. I Normanni, forti di migliore equipaggiamento, uscirono da Melfi e si accamparono sul monte Siricolo, assicurandosi la posizione più favorevole.
Così nel giro di sei mesi si combatte' la terza battaglia. Questo scontro si sarebbe rivelato più impegnativo dei precedenti dell'Olivento (il 17 marzo) presso Canne e di Montemaggiore (il 4 maggio), a breve distanza dal fiume Bradano, presso Montepeloso. 
CASTELLO DI MELFI

La battaglia durò un giorno intero (il 3 settembre 1041). I normanni lanciano la prima carica, mentre i greci accusano il colpo e caddero a centinaia. Guglielmo d'Altavilla seppur infermo, lasciò la sua tenda, posta sopra una altura, e si lanciò nella mischia. Del resto l'Altavilla era un colosso dotato di forza sovrumana come il Padre Tancredi; il soprannome Braccio di Ferro gli derivò da una impresa durante la campagna di Sicilia dove uccise con un sol colpo di lacia ed una sola mano l'Emiro di Siracusa. Guglielmo ricordò raccontò che anche Tancredi uccise con un solo colpo di spada ed una sola mano un cinghiale che aveva assalito il duca di Normandia Riccardo  II.   Secondo il cronista Guglielmo di Puglia, i cavalieri guidati dallo stesso Guglielmo e da Argiro, combatterono con valore e sbaragliarono le forze Bizantine.
I normanni annientarono le truppe provenienti dalla Sicilia, accorse in aiuto del catapano. Tra queste militavano i soldati della Macedonia e della Calabria ed un gruppo di mercenari Pauliciani.
Secondo lo storico Giuseppe De Blasiis, l'eroe della battaglia fu Gualtiero, figlio del conte Amico, al seguito della casata Altavilla (con cui era imparentato). I bizantini vennero alla fine ricacciati dalle truppe normanne, che risultarono vincenti e pertanto, la città passa sotto il dominio dei franchi (come erano chiamati i normanni nelle fonti filo-bizantine).
Conseguenze della battaglia
In seguito alla battaglia, anche la città di Acerenza cadde nelle mani dei nuovi dominatori. I Franchi catturarono Boioannes, lo trasferiscono a Melfi insieme alle insegne bizantine e da li' a Benevento, dove lo consegnarono ad Atenolfo. Ma il principe longobardo, alla chetichella, lo riconsegno' ai greci di Bari contro pagamento di riscatto. Data la stagione invernale Atenolfo ritornò da Melfi a Benevento, con l'intento di riprendere le operazioni durante la primavera successiva. Egli però commise l' imprudenza di tenere per sé tutto il riscatto ottenuto per la liberazione del Catapano.
L'atteggiamento di Atenolfo verso i Normanni era quello tipico usato regolarmente verso truppe mercenarie, mentre loro si aspettavano di dividere sia il bottino, sia la taglia incassata. Questa sperequazione fu all'origine della spaccatura tra Normanni e Longobardi. In aggiunta Atenolfo trattenendosi a Benevento, tradi' la fiducia dei Normanni e sembro' accordarsi con l'Imperatore d'Oriente.

Secondo la cronaca di Amato di Montecassino, Tristaino - cavaliere al seguito della casata Altavilla nel territorio del Vulture - fu il primo Conte normanno di Montepeloso, una delle dodici baronie di cui si componeva la neonata Contea di Puglia. Gualtiero invece divenne signore di Civitate, città fortificata posta sul torrente Candelaro, tra il settembre del 1042 e l'inizio del 1043. Questa baronia comprendeva il territorio della Capitanata. Nacque così la Contea di Puglia. L'intera regione, ad eccezione di Melfi, fu suddivisa in dodici baronie, costituite a beneficio dei capi normanni ed assegnate nei territori di Capitanata, Vulture, Apulia e Campania. Melfi era la Capitale  della Contea ,città simbolo e libera dove tutti i 12 condottieri avevano una casa fortificata ed un quartiere. In particolare, in Capitanata, Guglielmo ebbe la signoria di Ascoli; Rodolfo ebbe Canne; a Gualtiero toccò Civitate ed a Rodolfo di Babena fu assegnata Monte Sant'Angelo. Nel Vulture al fratello del nuovo Conte,Drogone d'Altavilla, fu affidata la Signoria di Venosa; Tristaino ebbe Montepeloso (Irsina), Asclettino I Drengot, che risiedeva nel castello di Genzano, prese Acerenza ed Attolino ebbe Lavello. In Apulia, Ugo Tuboeuf ricevette Monopoli; Pietro ebbe Trani ed a Ramfredo andò Minervino, sulla Murgia. In Campania ad Erveo fu affidata Frigento. 

Bibliografia
Fonti antiche
Annales Lupi Protospatarii, in W.J. Churchill, The "Annales barenses" and the "Annales Lupi Protospatharii": Critical Edition and Commentary, PHD Thesis, University of Toronto 1979, ad. a. 1041-1043, pp. 363-365
Fonti moderne
John Julius Norwich, I Normanni nel Sud 1016-1130, Mursia, Milano 1971 (ed. or. The Normans in the South 1016-1130, Longmans, Londra, 1967).
Giuseppe De Blasiis, L'insurrezione Pugliese e la conquista normanna nel secolo XI, Napoli 1869/1873.


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