“Il desiderio di
scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, tre concetti che
riassumono l'arte della fotografia”.
Utilizzo
questo aforisma di Helmut Newton per iniziare un viaggio nella fotografia di
Daniele Ferrero giovanissimo talento capace di scatti che vanno oltre la realtà
per addentrarsi in una miscellanea di onirico, colori, bianchi e neri con
velature di grigio ed una interpretazione della realtà che rasenta l’illusione.
Quella illusione che caratterizza l’arte nel senso più ampio della
accezione facendo leva sulla emozione e
su rivelare quello che non esiste ma potrebbe esserci.
In
una società dove tutto ormai scorre velocemente e l’attenzione è catturata
dalla potenza dell’immagine o meglio dalla onnipresenza della immagine ma allo stesso tempo non dalla cultura
dell’immagine potersi fermare su scatti artistici dei quali è capace Ferrero
porta ad una riflessione.
Il
desiderio di scoprire; una mano che afferra un libro. Dita che stringono
Asimov; potrebbe essere un semplice scatto, semmai ben riuscito e nulla altro.
Ma fermiamoci ad osservare non solo con gli occhi; chiudiamoli un attimo ed
cristallizziamo la foto. Un viaggio nella nostra immaginazione attraverso
l’immagine e perché uno scrittore di fantascienza… Riapriamo gli occhi e scopriamo che quel
catturare un istante ci porta in un percorso tra passato, presente e un lampo
di futuro. Il nero gioca con scale di grigio; la mano forte e rude afferra
quasi a trattenere un istante che sta scivolando inesorabile come lo è il tempo.
Quelle dita contrastanti con la sfera perfetta della copertina cercano di
scoprire qualcosa. Cosa vuole scoprire Ferrero? Poco importa perché una
creazione a vita a sé, appartiene a chi si nutre delle sue sfumature ed a vita
a sé: va oltre l’autore e va anche oltre l’osservatore.
Il desidero di emozionare. La fotografia può
essere cristallizzazione di un passato che rimane nell’eterno. Qualunque
fotografia, anche quella scattata da un cellulare. Ma l’emozione trascende e
crea una esperienza estetica. Ponendo sempre il dilemma : l’esperienza estetica
è soggettiva? Ha invece una oggettività? E poi deve essere una creazione
“bella” oppure no? Bastano pochi colori un bianco che risalta in un bianco meno
evidente, un rosso; un blu, un giallo. Quadricromia di piccoli tocchi che non
si sa se sono colori di tempera, o una crema o qualche sostanza chimica.
Immagine semplice; immagine suggestiva ; immagine che crea una emozione nei
giochi di colore senza necessità di effetti speciali.
E poi il gusto di
catturare qualcosa di indefinito. Può essere un simbolo; Ferrero usa la
fotografia per lanciare un messaggio come quella croce in un Golgota moderno;
sfumato verso un cielo bianco ed una collina senza luogo e senza tempo. La
donna velata ; una sacerdotessa oppure un archetipo. Una antica sibilla o una
moderna Bathory che non ha bisogno di vedere ma già sa. La donna cattura subito
l’attenzione. Cosa vorrà significare. Il volto bianco illuminato contrasta con
il rosso delle labbra. Si, si vede il rosso in una foto in bianco e nero. Ma
poi immediatamente lo sguardo va verso quel Golgota sfumato. Un croce che
esiste ma diventa evanescente; cattura e fa riflettere. Poi si ritorna al velo
della Sibilla e Bathory dai capelli corvini racchiusi in quel copricapo
intarsiato di arabeschi surreali. Graffia lo stridere tra Sacro e Profano; la
croce e la strega ; la fede e la magia; il bianco ed il nero; il passato ed il
futuro senza tempo.; la spiritualità e la sensualità; il sacrificio ed il
piacere.
Giovanni
Daniele Ferrero nasce a Torino, il 5 Gennaio del 1979, appassionato di
fotografia. "L'obiettivo è un'arma speciale che non uccide ma trapassa gli
organi per suscitare emozioni. Il mio obiettivo mira al mondo e lo cattura per
farlo conoscere attraverso i miei occhi."
La
sua attività fotografica può essere ammirata al sito
http://www.ferreroshots.com/
di Leonardo Pisani





Nessun commento:
Posta un commento