Un boato e la notizia in televisione, ancora in bianco in nero. Avevo solo 11 anni, ma dai commenti a casa, degli amici di mio padre e altri, subito compresi che la faccenda era grave. Bologna, una ferita mai rimarginata, una strage di innocenti, vittime ignare di una follia terroristica e di oscuri disegni antidemocratici. Ben 45 anni fa, non un anno o due passati, ma quel 1980, per me resta un anno indelebile: esami di 5 elementare e poi l’inizio delle medie, finalmente senza grembiulino color blu e fiocco rosso: si andava “in borghese” e senza cartella obbligatoria e fu anche l’anno del terribile terremoto dell’Irpinia e Basilicata. Notti passate in tenda e in treno, la pioggia dopo qualche giorno pioggia e poi la neve, mentre tanta, troppa gente era rimasto senza un tetto. Quel boato lo ricordo; 23 novembre ore 19,34. Ma il 1980 per me fu anche la prima Olimpiade che ho seguito, certo sapevo di quella del 1976 e della fantastica Nadia Comaneci e del superlativo e imbattibile cubano Teofilo Stevenson, che batteva tutti per ko ma la mia prima vera olimpiade resta Mosca 1980. La prima Olimpiadi che ebbero un boicottaggio partito dagli Usa per protesta contro l’invasione sovietica in Afghanistan. Eravamo in piena guerra fredda , la stessa Italia fece partecipare gli atleti ma non con il Tricolore. Ma fu per noi una Olimpiade calda come il sole di quella estate e piena di emozioni.
Chi può dimenticare il volo di Sara Simeoni, il figlio del vento Pietri Mennea, orgoglio del Sud, la lunga marcia di Maurizio Damilano o le spazzate di . Furono anche le Olimpiadi del Vesuvio, con il piccolo partenopeo di Secondigliano Claudio Pollio, un gigante di 48 kg, primo unico italiano a vincere un oro nella lotta libera e di un giovane dal capello riccio che nel pugilato già faceva parlare di sé, considerato se non proprio imbattibile ma quasi. Il suo nome è Patrizio Oliva, arriva da Poggioreale, si allena nei Quartieri Spagnoli nella Fulgor del maestro Geppino Silvestri. Il giovane Oliva ha vinto a 17 anni il titolo italiano nei piuma, poi nel 77 e 78 nei leggeri e nello stesso anno, tra l’incredulità generale – tranne di Patrizio e Silvestri a Dublino, vince la medaglia d'oro nei leggeri ai Campionati europei juniores e ha solo 3 sconfitte, delle quali ben due le vendicherà proprio a Mosca. Una in particolare gli brucia, quella sconfitta ingiusta subita ai campionati europei del 1979 a Colonia contro il terribile Serik Konakbayev, un kazako che l’anno prima aveva battuto l’statunitense Donald Curry, che nei professionisti diventerà il micidiale Cobra, re dei welter e superwelter e che aveva vinto anche la coppa del mondo. Era lui l’avversario da battere e non Johnny Bumphus , uno spilungone americano che poi da professionista vincerà il titolo mondiale dei superleggeri proprio come Oliva.
Il campione italiano a Mosca vuole l’oro, non gli basta di certo partecipare – con tutto il rispetto del Marchese De Coubertin, velocissimo, sinistro da manuale, precisione millimetrica e boxe sopraffina batte agevolmente non solo Agnan del Benin e il siriano Halabi ma anche il terribile jugoslavo Ace Rusevski – sua vecchia conoscenza, con il quale ebbe un infortunio ai Giochi del Mediterraneo- , un toro medaglia di bronzo a Montreal, già campione Europeo e del Mediterraneo nei leggeri e il suddito di sua Maestà Britannica, un tosto di Liverpool più volte campione britannico nei dilettanti e professionisti. Poi quel 2 agosto 1980 nella capitale sovietica, esattamente nell’immenso "Olimpijskij" costruito apposta per i giochi Olimpici ritrova la sua nemesi Serik Konakbayev, pugile di punta della nazionale sovietica. Inutile dirlo, i pronostici sono per il kazako che gioca in casa e nella semifinale aveva sconfitto senza molte difficoltà il pericoloso cubano José Aguilar. Ma anche sotto l’ombra del Cremlino, mai sottovalutare La potenza del Vesuvio, di San Gennaro e la raffinata abilità tecnica di Patrizio Oliva. Così lo racconta Dario Torromeo – da leggere la biografia Patrizio Oliva, la mia storia – che nel suo blog che consiglio a tutti gli amanti della buona lettura e non solo della Noble art: “A Mosca l’arena è tutta per l’idolo di casa, in ottomila contro Patrizio. Il primo round lo porta a casa lui, autorevole, determinato a centrare l’abbraccio col sogno. Ma la seconda ripresa è del sovietico, come se Pat avesse smarrito all’improvviso la limpida linea tecnica esposta nel round precedente. All’angolo, durante l’intervallo, Falcinelli lo scuote con un’espressione forte. “Fallo per Ciro”. Sì, per Ciro, il fratello amato che Patrizio ha perso giovanissimo, stroncato da un male imparabile. “Fallo per Ciro”, e lui lo fa. La terza ripresa a tutta manetta, Patrizio va contro natura, via il fioretto, tira di sciabola. Tre minuti confusi, non limpidi. Konakbayev si smarrisce sotto gli attacchi dell’italiano, l’arena diventa muta. Ma non è che i giudici si comporteranno come a Colonia? Non succede. L’arbitro tedesco non fa neppure in tempo a sollevare il braccio di Patrizio genuflesso in mezzo al ring, il bacio al tappeto, la dedica per Ciro. Il sorriso del campione olimpionico: il sogno è diventato realtà, impreziosito da uno zaffiro. La commissione tecnica gli attribuisce la Coppa Val Barker.
Il trofeo destinato al pugile migliore dell’Olimpiade. Prima di lui, l’alto onore aveva baciato un solo italiano. Nino Benvenuti ai Giochi di Roma- “Tu mi somigli, ragazzino”, il grande ex nei panni del veggente, a distanza di anni, a margine di un torneo vinto da Patrizio. Pat con la medaglia d’oro al collo e le lacrime di pura felicità del suo creatore. Geppino Silvestri, il maestro, guru e icona. La straripante sapienza nascosta dagli enormi occhiali scuri che sembrano fanali d’auto. Il miope che della boxe riesce a vedere tutto”. Quel 2 agosto anche il Vesuvio avrà festeggiato per quel ragazzino senza una lira che si faceva 15 km piedi per andare alla Fulgor, quasi uno scantinato pieno di muffa e stracolmo di Noble Art ; dove sono usciti non solo pugili ma veri uomini, tra cui il dottor Patrizio Oliva da Poggioreale via Stadera, miglior pugile della XXII Olimpiade, campione d‘Italia, di Europa e del Mondiale WBA superleggeri e Europeo dei pesi welter.
Ora allenatore, tecnico che parla di Tucidide e di classici ai giovanissimi pugili e non solo di come tirare un uppercut, scrittore, attore di teatro ma soprattutto un Simbolo vivente di come lo sport, il sacrificio, la passione possa migliorare noi stessi e la società. Oliva con la sua palestra “Mille Culture” , nome che rievoca l’inclusione e la solidarietà anzi pratica e veicola un messaggio di solidarietà e fratellanza, rappresenta la risposta vincente al degrado sociale e alle sirene dell’ottenere tutto e con ogni mezzo.

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