Il generale George
Crook lo ricorda con una frase: “« Se fosse stato un bianco,
allora sarebbe entrato nella storia come uno dei più grandi generali che
l'umanità abbia conosciuto. »
Si riferiva a Bidu-ya, Beduiat della tribù dei Apache Mimbreño (Tchihende) che passerà
alla storia come Victorio, chiamato anche “il Lupo degli Apache” La sua vita si
intreccia con altri personaggi importanti delle guerre indiane tra apache, Usa
e Messico, partendo dalla famosa sorella Lozen, la profetessa e guerriera
chiamata Dextrous Horse Thief", di lei VIctorio disse: “ forte come un
uomo, più coraggiosa degli altri. E’ la mia mano destra. È lo scudo del mio
Popolo”. E poi Mangas Colodas, Delgadito, Nana, Cochise e Geronimo. Si conosce la data
della sua morte: 15 ottobre 1880. Dei primi anni della sua vita si consoce
poco, una leggenda lo vuole di origine
messicana e da bambino sarebbe stato rapito dal Rancho del Carmen e che poi
allevato tra gli Apache. Ma non è così, era un Mimbreño, nato intorno al 1825; lo descrivono di fisico massiccio, prestante,
aveva zigomi larghi e una bocca stretta che tradiva una grande energia. Dai
diversi censimenti risulta che Victorio ebbe una sola moglie – il cui nome non
è conosciuto – e 5 figli, 3 dei quali morirono durante il corso delle sue
guerre.
Si conosce il nome dell’ultimo figlio ucciso – qualche mese prima della
disfatta di ottobre a Tres Castillos – un giovane e focoso guerriero chiamato
Washington. Non si conosce la ragione per la quale gli venne assegnato tale nome.
Sopravvissero – poiché erano tenuti nascosti nella selvaggia Black Range – il
piccolo Istee e l’unica figlia femmina, Dilthcleyeh, data in sposa a Mangus, il
figlio di Mangas Coloradas. www.farwesat.it)
Fu notato sin da giovane dal grande Mangas
Coloradas, apo principale dei Tchihende o Mimbreños,
lo aveva scelto come genero, apprezzando il valore e l'intelligenza di quel
giovane guerriero, già sottocapo agli ordini di Cuchillo Negro (capo della
sottodivisione Warm Springs Mimbreño e stretto alleato e sodale dello stesso
Mangas Coloradas fin dalla comune gioventù fino alla morte in combattimento
contro i reparti del col. Benjamin L.E. deBonneville nel Canyon de Los Muertos
Carneros - 25/05/1857 -), prevalendo poi sui più anzianiNana (già luogotenente e successore
naturale di Cuchillo Negro, nonché capo
guerriero di notevoli doti), e Delgadito (successore,
per breve tempo, di Mangas Coloradas dopo
la cattura di costui, col trucco di un falso invito a parlamentare, e il suo
assassinio, verosimilmente ordinato dal gen. J. R. West, a Fort McLane -
18/01/1863 -); fidato e apprezzato braccio destro di Mangas Coloradas, e suo
consigliere, Victorio ne aveva acquisito l'astuzia tattica e strategica, e la
capacità di contemperare l'impeto guerriero con la saggezza e il senso di responsabilità
nei confronti del proprio popolo, caratteristiche per le quali finì per essere
superiore anche al maestro.
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| Victorio |
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| Mangas Coloradas |
Dopo la morte di Mangas Coloradas (assassinato
a Fort McLane nel gennaio 1863 probabilmente per ordine del gen. J. R. West, dopo essere stato
invitato a parlamentare col cap. E. Shirland ed essere stato arrestato a
tradimento), Victorio scatenò, insieme a Cochise, Delgadito e Nana, una guerra furiosa contro i bianchi,
diventando il capo supremo riconosciuto da tutti i Mimbreños (con
il pur stimato Loco relegato,
di fatto, a un ruolo di secondo capo) e un punto di riferimento anche per molte
bande Mescalero Apache (suoi alleati in diversi periodi furono in particolare Caballero, San Juan, Carnoviste e Alsate, ma, anche
tramite Nana, Victorio intrattenne e utilizzò ottimi rapporti anche con Santana e Cadete) e per le
bande Ndendahe Apache di Juh (Nednhi Ndendahe) e Geronimo (Bedonkohe
Ndendahe), spesso operando di conserva col cognato Cochise, capo
principale e incontrastato dei Chiricahua Apache. Avviate trattative
nell'estate 1869, Victorio e altri capi Mimbreño (Loco e Salvador,
figlio di Mangas Coloradas), accettarono (01/01/1870) di stabilirsi in una
riserva istituita a Cañada Alamosa, trasferendosi
nel 1871 a Ojo Caliente e nel 1872 a Tularosa, insieme ai Sierra Blanca
e Sacramento Mescaleros, ma - in un clima di costante tensione, pace
armata e frequenti incidenti - tornando appena possibile a Ojo Caliente.
Approssimativamente nel 1874, Victorio partecipò a un concilio tra gli Apache
del New Mexico convocato da Carnoviste(capo
di una banda Guadalupe Mescalero già ripetutamente assalita e decimata dai
Comanche e dalle truppe messicane e statunitensi) e Victorio convinse i
presenti (oltre a bande di Mimbreños, bande di Mescaleros - tra le quali la
banda Chisos Limpia capeggiata da Alsate e
verosimilmente le bande Sacramento guidate da Caballero e da San Juan -, e i Lipans guidati dal capo
Avispa Colorada, quest'ultimo forse da identificarsi con Colorado, il sottocapo
di origine Lipan associato alla banda Mescalero di Alsate) a inviare messaggeri
di pace ai Comanche e
a stipulare con questi un'alleanza, alla quale due mesi più tardi aderirono
anche iKiowa, per
resistere insieme contro i bianchi. A Ojo Caliente i Mimbreños subirono diversi
attacchi nel 1876 (tra l'altro - 04/09/1876 -, una compagnia del 9º
cavalleggeri e un reparto di scouts Navaho assalirono il villaggio dello stesso
Victorio); le manovre dei bianchi per allontanare gli Apache dalle terre
migliori (pesantemente influenzate dal cosiddetto "Tucson Indian
Ring") impostarono una strategia che sfociò in un trattato che prevedeva
lo spostamento dei Mimbreñosnella riserva di San Carlos,
insieme ai Chiricahuas, ai Coyoteros (bande Eastern e
Western Whitemountain e Cibecue), e agli Ndendahe (Nednhi di Juh e Bedonkohe di Geronimo),
mentre i Mescaleros venivano concentrati intorno a Fort Stanton, i Gileños (bande Aravaipa e
Pinaleño) venivano nuovamente concetrati lungo il Rio San Pedro dopo il
massacro di Camp Grant (28/04/1871), e i Tontos, già concentrati sul Rio Verde,
venivano deportati a San Carlos.
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| Cochise |
Dopo alcuni mesi trascorsi nella riserva di San Carlos,
però, la gente di Victorio scappò (02/09/1877), riunendo un gruppo di circa 310
Apache (in prevalenza Mimbreños e per il resto Chiricahuas e Ndendahes) guidati
da Victorio e Loco; inseguiti dai collaborazionisti Coyoteros, al comando di Diablo, dal 10º
cavalleggeri e dai Texas Rangers, e avendo subito perdite in
diversi scontri, circa 250 Apache si arresero a Fort Wingate, ma Victorio,
arresosi nel frattempo anche Loco, si consegnò soltanto nel febbraio 1878,
trascorrendo la primavera - estate a Ojo Caliente. Nell'ottobre
1878, però, i militari (9º cavalleggeri) furono inviati a Ojo Caliente per
provvedere alla deportazione dei Mimbreños a San Carlos e, mentre Loco venne arrestato e preso come ostaggio,
Victorio riprese la guerra, mentre Nana (sposato con una donna Mescalero) si
rifugiò con la sua gente nella riserva Mescalero presso Fort Stanton. Victorio si
consegnò a Fort Stanton nel febbraio 1879, ma nell'estate fu riesumata contro
di lui una vecchia accusa per furto di cavalli, e il capo Mimbreño lasciò la
riserva (21/08/1879) e con circa 450 Apache (Mimbreño, Mescalero, Chiricahua e
persino Lipan), tra i quali forse soltanto 75 guerrieri, riparò in Messico;
alla gente di Victorio, probabilmente, si unì, almeno per qualche tempo, la
banda Chisos dei
Limpia Mescaleros di Alsate; dopo la cattura di Alsate e dei
suoi, sorpresi dalle truppe messicane a Ojo de los Apaches alla fine del 1878,
e durante la loro deportazione per circa un anno nella prigione
"Acordada" a Ciudad Mexico, Victorio
divenne il riferimento naturale anche per i Mescaleros meridionali
Limpia e Guadalupe.
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| Nana |
Victorio e i suoi seguaci lasciarono la riserva due volte
prima di abbandonarla definitivamente nell'agosto 1879, dando inizio a quella
che sarebbe stata definita "la guerra di Victorio". Dopo varie razzie
da parte degli uomini di Victorio, si creò un vero e proprio panico all'Agenzia
che chiese l'aiuto di nuove truppe. Il grande capo Mimbreño ottenne una lunga
serie di successi, operando scorrerie in larga parte del sud-ovest e tenendo in
scacco i molti reparti inviati contro di lui, evitando ripetutamente la cattura
e infliggendo alle truppe statunitensi e a quelle messicane pesanti perdite;
tra l'altro, uscì vincitore da un furioso combattimento nel Las Animas Canyon
(18/09/1879).
Victorio, grazie alla sua capacità tattica e allo
straordinario ascendente esercitato sui guerrieri Apache, riuscì a battere più
volte i soldati messicani ed americani. L'esercito degli Stati Uniti venne
ridotto alla disperazione dalle continue azioni lampo degli Apache. Con il
ritorno di Alsate dopo la controversa fuga da Ciudad Mexico, probabilmente le
forze furono nuovamente coordinate per alcuni mesi nel corso del 1880, quando
il capo Mescalero, i suoi sottocapi Colorado e Zorrillo e tutta la banda
Chisos, attirati in una trappola a San Carlos di Chihuahua, furono nuovamente
catturati dai Messicani. Nel 1880, sulla riva del Rio Palomas nel Black Range, fu trovato il
nascondiglio di Victorio che venne attaccato (23-25/05/1880). Parecchi uomini,
donne e bambini rimasero uccisi finché gli americani non si dovettero ritirare
a causa della mancanza di acqua.
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| Geronimo |
Quando Victorio fece nuovamente la sua comparsa in Texas gli
Statunitensi diedero il via alla più grande caccia degli Apache che si fosse
mai vista nelle zone delSud-Ovest, e migliaia di soldati marciarono verso ovest e
verso sud seguiti dai Texas Rangers e da molti volontari
finché si unirono ai Messicani, mentre Nautzili utilizzava
tutta la propria influenza per evitare che i Mescaleros abbandonassero la
riserva per unirsi ai Mimbreños.
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| Buffalo Soldiers |
Victorio, tuttavia, con una serie di brillantissime manovre
militari, riuscì a farsi ripetutamente beffe dei circa 4.000 uomini .compresi i
valorosi "Buffalo Soldiers" soldati afroamericani del 9º e del 10º
Cavalleria, e gli sperimentati bianchi del 6º Cavalleria) impegnati contro il
suo manipolo di guerrieri Mimbreño e Mescalero (questi ultimi al comando del
suo storico alleato, e probabilmente cognato, Caballero): in particolare, dopo diversi
scontri brillantemente conclusi presso il Percha River (Rio Puerco), nei San Mateos Mountains e
presso l'Animas River, Victorio diede ulteriore prova delle sue capacità
tattiche affrontando i militari in un canyon presso Aleman's Wells, nei San
Andres Mountains a ovest delle White Sands (03/02/1880),
poi (07/04/1880) a Hembrillo Canyon, sempre nei San Andres Mountains, e
poi attraversando ripetutamente il Rio Grande pur
dopo essere stato intercettato e respinto, con 60 guerrieri, a Quitman Canyon
(30/07/1880).
Accampatosi a Tres Castillos, un massiccio montuoso in
territorio messicano non lontano dal Rio Grande e ben noto ai Mescaleros, il 9
ottobre 1880, Victorio, tradito dagli indiani Tarahumara che erano stati
vittime di diverse scorrerie Apache, finì per trovarsi intrappolato da
soverchianti forze messicane, al comando del colonello. Joaquin Terrazas (fratello
del Governatore del Chihuahua Luis Terrazas), del colonnello Adolfo J. Valle, del
colonello Juan Mata Ortiz e di Rodrigo Garcia, mentre si trovava praticamente privo
di munizioni per le armi da fuoco e con un numero ridotto di guerrieri, avendo
distaccato un gruppo consistente, al comando di Nana e Mangus, per una spedizione destinata
proprio alla razzia di proiettili. Gli Apache combatterono
coraggiosamente con le armi bianche e morirono in battaglia 86 guerrieri e il
loro capo Victorio, ucciso da una fucilata sparatagli dallo scout Tarahumara
Mauricio Corredor (o, secondo altra versione, spesso accreditata dagli Apache,
suicidatosi col proprio coltello).
E fu un massacro, non furono risparmiati bambini e donne,
anzi furono scalpati.
Ecco gli stralci dell’articolo di un corrispondente del
Chicago Times, presente a Chihuahua City, durante l’ingresso trionfale delle
truppe di Terrazas in città. Riporto solo il passaggio che ci interessa: “Al
segnale, il battaglione avanzò, e allora si scoprì che non si trattava di
pennacchi, bensì degli scalpi orrendi dei nemici uccisi, mostrati alla folla,
che urlò e gridò, folle di entusiasmo, seguendo i cavalieri. Ogni scalpo era
assicurato alla cima di un palo lungo circa tre metri. Alcuni vincitori, in
fila per quattro, portavano gli scalpi. Li contammo: erano 78, di cui 16 di
donne e bambini. Mi ero aspettato di vedere qualche scalpo, naturalmente, ma la
lunga fila nera di orribili trofei era di gran lunga più orrenda di quanto
avessi previsto: in molti casi era stato strappato l’intero cuoio capelluto,
insieme a tutta la chioma. Una folla immensa, composta di uomini, donne e
bambini che si spingevano a vicenda, pazzi di esultanza, fu seguita da una
banda la cui musica veniva di quando in quando soffocata dalle acclamazioni.
Poi arrivò il colonnello Terrazas con i suoi ufficiali, stanchi e sporchi per
il viaggio. I prigionieri montavano cavalli e muli: erano soltanto donne e
bambini di tutte le età, dall’infanzia alla vecchiaia, tranne un Comanche, che
era stato risparmiato dall’esploratore Cruz. I portatori di scalpi e le
salmerie seguivano i prigionieri. I volontari erano molto sporchi e imbrattati
di sangue, naturalmente, ma sotto questo punto di vista non potevano uguagliare
gli Indiani, e quanto all’aspetto torvo, superavano tutto ciò che abbia mai
visto o immaginato. Lo scalpo di Victorio, visibilmente tinto di grigio, era
portato da colui al quale era riconosciuto il merito di avere ucciso il capo.”
Quanto alla sua morte, è bene ricordare che le versioni Apache – differenti da
quella ufficiale messicana, che attribuisce l’uccisione di Victorio allo scout
Tarahumara Mauricio Corredor – riferiscono che Victorio venne trovato a Tres
Castillos con il proprio pugnale conficcato nel cuore e con le cartuccere senza
pallottole. Nella sostanza, secondo gli Apache, Victorio si era suicidato.
Su Victorio, scrisse Dan Thrapp: “Il più grande guerrigliero d’America può essere accomunato a personaggi eterogenei: Francis Marion, la volpe delle paludi; William Clarke Quantrill, famigerato per il massacro di Lawrence; John Singleton Mosby, il grande cavalleggero confederato; Charles Merrill, lo scorridore della Birmania; e molti altri ancora.
Victorio fu un combattente dello stesso stampo, ma con una differenza. Mentre gli altri presero le armi volontariamente e combatterono in risposta a quello che consideravano il richiamo della patria, Victorio s’impegnò nella sua lunga battaglia perchè non ebbe altra scelta e per la sopravvivenza di un popolo agonizzante.
Nessun Apache di cui sia rimasta memoria storica, neppure il possente Mangas Coloradas, suo predecessore, e nemmeno l’indomito Cochise, suo amico e compagno, inflissero tali sconfitte al nemico. La sua grandezza stette in questo, e sopratutto nel modo in cui ottenne le proprie vittorie, nonostante le condizioni di svantaggio in cui si venne a trovare. Effettuò tutte le proprie manovre intralciato dalla presenza delle donne, dei bambini e dei vecchi, mantenne unito il suo popolo durante tutte le battaglie, le ritirate, le fughe, le scorrerie per procurare quanto era necessario alla sopravvivenza: non abbandonò mai la sua gente; e con essa, alla fine, fu annientato.
Soltanto per questo sarebbe un condottiero unico. A tutto ciò, però, si aggiunge il fatto che Victorio combattè senza poter contare su nessuna organizzazione di approvvigionamento, se non quella che riuscì a creare con la propria abilità.” FONTE WWW.FARWEST,IT
Su Victorio, scrisse Dan Thrapp: “Il più grande guerrigliero d’America può essere accomunato a personaggi eterogenei: Francis Marion, la volpe delle paludi; William Clarke Quantrill, famigerato per il massacro di Lawrence; John Singleton Mosby, il grande cavalleggero confederato; Charles Merrill, lo scorridore della Birmania; e molti altri ancora.
Victorio fu un combattente dello stesso stampo, ma con una differenza. Mentre gli altri presero le armi volontariamente e combatterono in risposta a quello che consideravano il richiamo della patria, Victorio s’impegnò nella sua lunga battaglia perchè non ebbe altra scelta e per la sopravvivenza di un popolo agonizzante.
Nessun Apache di cui sia rimasta memoria storica, neppure il possente Mangas Coloradas, suo predecessore, e nemmeno l’indomito Cochise, suo amico e compagno, inflissero tali sconfitte al nemico. La sua grandezza stette in questo, e sopratutto nel modo in cui ottenne le proprie vittorie, nonostante le condizioni di svantaggio in cui si venne a trovare. Effettuò tutte le proprie manovre intralciato dalla presenza delle donne, dei bambini e dei vecchi, mantenne unito il suo popolo durante tutte le battaglie, le ritirate, le fughe, le scorrerie per procurare quanto era necessario alla sopravvivenza: non abbandonò mai la sua gente; e con essa, alla fine, fu annientato.
Soltanto per questo sarebbe un condottiero unico. A tutto ciò, però, si aggiunge il fatto che Victorio combattè senza poter contare su nessuna organizzazione di approvvigionamento, se non quella che riuscì a creare con la propria abilità.” FONTE WWW.FARWEST,IT
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| Loco |











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