Era un caldo giorno a Mexico City, ed era anche caldo il
clima sociale, era il 68: Sei mesi prima a Memphis era stato assassinato Martin
Luther King, poi a Los Angeles fu
assassinato Robert Kennedy. Il Vietnam
bruciava ancora , ci fu la primavera di Praga, la guerra civile e la
carestia in Biafra con migliaia di morti per fame, le impiccagioni di neri
in Rhodesia e in Sudafrica ed in Francia si propagava nel
mondo. Anche la XIX Olimpiade iniziò con
il sangue, Il 2 ottobre 1968, dieci giorni prima dell’apertura dei Giochi,
nella Piazza delle Tre Culture a Città del Messico un gruppo di
studenti manifestò pacificamente per protestare la grossa spesa sostenuta dal
presidente Gustavo Diaz Ordaz per costruire gli impianti per gli
imminenti Giochi Olimpici. I soldati, non si sa se per ordine diretto del
presidente, iniziarono a sparare ad altezza d’uomo. Fu una strage: non venne
mai reso noto il numero dei morti, secondo alcuni forse furono addirittura
qualche centinaio.
Alcuni giornalisti erano già presenti sul posto, per cui
notizie e immagini del massacro non tardarono a fare il giro del mondo e
contribuirono all’idea di dover disputare questa edizione dei Giochi in
un’altra sede, diversa da Città del Messico Il presidente del Cio l’americano
conservatore Avery Brundage, si adoperò perché il programma olimpico
seguisse il suo corso regolare, come se il fatto non fosse accaduto. Durante la
cerimonia di apertura, gli studenti fecero volare un uccello e un aquilone a
forma di colomba nera, sopra il palco presidenziale, come una protesta
silenziosa per la repressione.
In sintesi fu steso una sorta di “velo pietoso” sulla strage
di Tlatelolco, per fa sì che i ben più importanti Giochi Olimpici potessero
offuscare questo crudele massacro. Sono ricordate come le Olilmpiadi in cui
per la prima volta l’ultimo tedoforo fu
una donna, la messicana Enriquete Basilio Sotelo, del volo di Bob Beamond,
della nascita del femomeno George Foreman, del geniale Dick Fosbury che vince oro con un innovativo stile di salto
assolutamente inedito che rivoluzionerà il salto in alto, delle acrobazie del
tuffatore italiano Klaus Dibiasi che vince un oro dalla piattaforma 10m. e un
argento dal trampolino 3m.
Ma le Olimpiadi messicane entreranno nell’immaginario
collettivo per una protesta semplice, ma che fece scandalo e scalpore il 16
ottobre alla premiazione dei 200
metri piani. Ancora oggi le foto girano il mondo, i
pugni alzati del saluto del Black Power,
la protesta contro il razzismo verso gli afroamericani, contro una segregazione razziale che non esisteva per le leggi ma di fatto esisteva ancora nella società. Di solito sono sempre
citati due protagonisti, i due afroamericani Tommie “Jet” Smith e John
Carlos mentre in realtà i protagonisti
sono tutti e tre i premiati, anche l’australiano Peter Norman , secondo
classificato prese parte alla protesta. Dopo
la gara, dove Jet Smith mise il record del mondo, primo uomo al mondo
ad aver corso i 200 metri
piani in meno di 20 secondi- il record mondiale sarebbe rimasto
imbattuto per 11 anni, finché nel 1979 Pietro Mennea non conquistò,
sempre a Città del Messico il nuovo record con il tempo di 19"72 (che
a sua volta rimase imbattuto per 17 anni fino al 1996)- .Norman si avvicinò ai due americani che stavano parlando vivacemente tra loro, avevano un paio di guanti in mano, comprati dalla moglie
di Smith. Carlos avvertì l’australiano della loro idea,
chiedendogli se avesse una spilla col simbolo del loro Progetto
olimpico per i diritti umani. Norman faceva parte dell'Esercito della salvezza,
un'organizzazione della Chiesa cristiana mondiale, e d in Australia aveva vissuto e condannato la discriminazione razziale nei confronti
degli aborigeni. Fu proprio lui a consigliare i due americani di dividersi i
guanti, uno per uno .E con meraviglia
degli ex avversari si appuntò la loro spilla del Olympic Project for Human
Rights sul petto,rendendo ancora
più dirompente la protesta in mondovisione. "Quel giorno diventammo
fratelli", raccontò 25 anni dopo Carlos quando i tre si rincontrarono per
la prima volta. Norman fu duramente ripreso dai dirigenti australiani e ne pagò la sua carriera, infatti alle
Olimpiadi di Montreal non fu convocato
nonostante avesse diritto per le sue
prestazioni atletiche. Quella premiazione divenne un’icona Mondiale: Smith alzò
pugno destro mentre Carlos il sinistro, senza scarpette con i piedi nudi
avvolti nei calzini neri ad indicare la povertà in cui versavano i neri americani . Testa
piegata mentre risuonava America a ricordare coloro perso la vita per la libertà. Smith disse più
tardi a chi lo intervistò che il suo pugno destro, dritto nell’aria,
rappresentava il potere nero in America, mentre il pugno sinistro di Carlos
rappresentava l’unità dell’America nera. Il pubblico fischiò, applaudì, gridò:
in pochi però compresero che stava succedendo. Smith e Carlos la pagarono duramente, Comitato
olimpico internazionale immediatamente prese provvedimenti, i due furono sospesi
dalla squadra americana ed espulsi dal villaggio olimpico, accusati di aver
ricevuto soldi sottobanco. Tornati in Usa, ricevettero pacchi pieni di sterco e minacce di morte dal Ku Klux Klan,.
Non era finita, cercarono di distruggere le loro vite: ritirarono le medaglie , persero il
sostentamento economico infatti. L'esercito cacciò Smith per 'attività
anti-americane, giocò con successo nel football americano poi divenne coach per
l’atletica al Oberlin College in Ohio,
dove fu anche insegnante di sociologia,
attività continuata al Santa
Monica College in California. Carlos, dopo una breve esperienza nel football
americano in Usa e Canada e dopo un infortunio al ginocchio si ridusse a fare il buttafuori nei locali.
Dal 1985 invece è supervisore ed allenatore
alla Palm Springs High School in CaliforniaNorman fu costretto a terminare la sua
carriera,::enne violentemente condannato dai media australiani per quanto fatto
durante la cerimonia di premiazione a Città del Messico e continuamente
boicottato dai responsabili sportivi australiani. Qualificatosi per 100 e 200 metri per i Giochi
olimpici di Monaco di Baviera 1972, ne venne escluso. L'Australia non
inviò nemmeno un velocista a questa edizione dei Giochi.
Terminata l'attività agonistica, Norman si è impegnato nel campo dei diritti civili ma non ha abbandonato il mondo dell'atletica, ma continuò a pagare per la protesta: non venne poi coinvolto nell'organizzazione dei Giochi olimpici di Sydney del 2000 e neppure invitato a presenziare nonostante fosse il più grande velocista australiano di tutti i tempi. La sua figura, la sua partecipazione olimpica a Città del Messico nel 1968 ed il suo coraggioso appoggio all'Olympic Project for Human Rights con Tommie Smith e John Carlos sono ricordati nel film-documentario Salute diretto dal nipote Matt Norman. è morto a Melbourne all'età di 64 anni a causa di un infarto. La federazione statunitense di atletica leggeraha proclamato il 9 ottobre, data del suo funerale nel 2006, Peter Norman Day. Smith e Carlos hanno salutato per l'ultima volta il loro amico al suo funerale sorreggendone la bara. Nel 2005, nel campus della San Jose State University, è stata eretta una statua raffigurante Smith e Carlos durante la famosa cerimonia di premiazione olimpica
Terminata l'attività agonistica, Norman si è impegnato nel campo dei diritti civili ma non ha abbandonato il mondo dell'atletica, ma continuò a pagare per la protesta: non venne poi coinvolto nell'organizzazione dei Giochi olimpici di Sydney del 2000 e neppure invitato a presenziare nonostante fosse il più grande velocista australiano di tutti i tempi. La sua figura, la sua partecipazione olimpica a Città del Messico nel 1968 ed il suo coraggioso appoggio all'Olympic Project for Human Rights con Tommie Smith e John Carlos sono ricordati nel film-documentario Salute diretto dal nipote Matt Norman. è morto a Melbourne all'età di 64 anni a causa di un infarto. La federazione statunitense di atletica leggeraha proclamato il 9 ottobre, data del suo funerale nel 2006, Peter Norman Day. Smith e Carlos hanno salutato per l'ultima volta il loro amico al suo funerale sorreggendone la bara. Nel 2005, nel campus della San Jose State University, è stata eretta una statua raffigurante Smith e Carlos durante la famosa cerimonia di premiazione olimpica




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