giovedì 16 ottobre 2014

OLIMPIADI MEXICO CITY: 16 OTTOBRE 1968 IL GIORNO DEL BLACK POWER CHE SCONVOLSE IL MONDO

Era un caldo giorno a Mexico City, ed era anche caldo il clima sociale, era il 68: Sei mesi prima a Memphis era stato assassinato Martin Luther King, poi a  Los Angeles fu assassinato  Robert Kennedy. Il Vietnam bruciava ancora , ci fu la primavera di Praga, la guerra civile e la carestia in Biafra con migliaia di morti per fame, le impiccagioni di neri in Rhodesia e in Sudafrica ed in Francia si propagava nel mondo.  Anche la XIX Olimpiade iniziò con il sangue, Il 2 ottobre 1968, dieci giorni prima dell’apertura dei Giochi, nella Piazza delle Tre Culture a Città del Messico un gruppo di studenti manifestò pacificamente per protestare la grossa spesa sostenuta dal presidente Gustavo Diaz Ordaz per costruire gli impianti per gli imminenti Giochi Olimpici. I soldati, non si sa se per ordine diretto del presidente, iniziarono a sparare ad altezza d’uomo. Fu una strage: non venne mai reso noto il numero dei morti, secondo alcuni forse furono addirittura qualche centinaio.
Alcuni giornalisti erano già presenti sul posto, per cui notizie e immagini del massacro non tardarono a fare il giro del mondo e contribuirono all’idea di dover disputare questa edizione dei Giochi in un’altra sede, diversa da Città del Messico  Il presidente del Cio l’americano conservatore Avery Brundage, si adoperò perché il programma olimpico seguisse il suo corso regolare, come se il fatto non fosse accaduto. Durante la cerimonia di apertura, gli studenti fecero volare un uccello e un aquilone a forma di colomba nera, sopra il palco presidenziale, come una protesta silenziosa per la repressione.
In sintesi fu steso una sorta di “velo pietoso” sulla strage di Tlatelolco, per fa sì che i ben più importanti Giochi Olimpici potessero offuscare questo crudele massacro. Sono ricordate come le Olilmpiadi in cui per  la prima volta l’ultimo tedoforo fu una donna, la messicana Enriquete Basilio Sotelo, del volo di Bob Beamond, della nascita del femomeno George Foreman, del geniale  Dick  Fosbury  che vince oro con un innovativo stile di salto assolutamente inedito che rivoluzionerà il salto in alto, delle acrobazie del tuffatore italiano Klaus Dibiasi che vince un oro dalla piattaforma 10m. e un argento dal trampolino 3m.
Ma le Olimpiadi messicane entreranno nell’immaginario collettivo per una protesta semplice, ma che fece scandalo e scalpore il 16 ottobre alla premiazione dei 200 metri piani. Ancora oggi le foto girano il mondo, i pugni alzati del saluto del  Black Power, la protesta contro il razzismo verso gli afroamericani, contro una  segregazione razziale che non esisteva  per le leggi ma di fatto esisteva  ancora nella società. Di solito sono sempre citati due protagonisti, i due afroamericani Tommie “Jet” Smith e John Carlos  mentre in realtà i protagonisti sono tutti e tre i premiati, anche l’australiano Peter Norman , secondo classificato prese parte alla protesta.  Dopo la gara, dove  Jet Smith  mise il record del mondo, primo uomo al mondo ad aver corso i 200 metri piani  in meno di 20 secondi-  il record mondiale sarebbe rimasto imbattuto per 11 anni, finché nel 1979 Pietro Mennea non conquistò, sempre a Città del Messico il nuovo record con il tempo di 19"72 (che a sua volta rimase imbattuto per 17 anni fino al 1996)- .Norman si  avvicinò ai due americani che stavano  parlando vivacemente tra loro,  avevano un  paio di guanti in mano, comprati dalla moglie di Smith.  Carlos  avvertì l’australiano della loro idea, chiedendogli  se avesse  una spilla col simbolo del loro Progetto olimpico per i diritti umani. Norman  faceva parte  dell'Esercito della salvezza, un'organizzazione della Chiesa cristiana mondiale, e d in Australia  aveva vissuto e condannato  la discriminazione razziale nei confronti degli aborigeni. Fu proprio  lui a  consigliare i due americani di dividersi i guanti, uno per uno .E con  meraviglia degli ex avversari si appuntò la loro spilla del Olympic Project for Human Rights   sul petto,rendendo ancora più dirompente la protesta in mondovisione. "Quel giorno diventammo fratelli", raccontò 25 anni dopo Carlos quando i tre si rincontrarono per la prima volta. Norman fu duramente ripreso dai dirigenti australiani e  ne pagò la sua carriera, infatti alle Olimpiadi di  Montreal non fu convocato nonostante avesse  diritto per le sue prestazioni atletiche. Quella premiazione divenne un’icona Mondiale:   Smith alzò  pugno destro mentre Carlos il sinistro, senza scarpette con i piedi nudi avvolti nei calzini neri ad indicare la  povertà in cui versavano i neri americani . Testa piegata mentre risuonava America a ricordare  coloro  perso la vita per la libertà. Smith disse più tardi a chi lo intervistò che il suo pugno destro, dritto nell’aria, rappresentava il potere nero in America, mentre il pugno sinistro di Carlos rappresentava l’unità dell’America nera. Il pubblico fischiò, applaudì, gridò: in pochi però compresero che stava succedendo.  Smith e Carlos la pagarono duramente, Comitato olimpico internazionale immediatamente prese provvedimenti, i due furono sospesi dalla squadra americana ed espulsi dal villaggio olimpico, accusati di aver ricevuto soldi sottobanco. Tornati in Usa,  ricevettero pacchi pieni di  sterco e minacce di morte dal Ku Klux Klan,. Non era finita, cercarono di distruggere le loro vite:  ritirarono le medaglie , persero il sostentamento economico infatti. L'esercito cacciò Smith per 'attività anti-americane, giocò con successo nel football americano poi divenne coach per l’atletica al  Oberlin College in Ohio, dove fu anche insegnante di sociologia,  attività continuata al  Santa Monica College in California. Carlos, dopo una breve esperienza nel football americano in Usa e Canada e dopo un infortunio al ginocchio  si ridusse a fare il buttafuori nei locali. Dal 1985 invece è supervisore ed allenatore  alla Palm Springs High School in CaliforniaNorman  fu costretto a terminare la sua carriera,::enne violentemente condannato dai media australiani per quanto fatto durante la cerimonia di premiazione a Città del Messico e continuamente boicottato dai responsabili sportivi australiani. Qualificatosi per 100 e 200 metri per i Giochi olimpici di Monaco di Baviera 1972, ne venne escluso. L'Australia non inviò nemmeno un velocista a questa edizione dei Giochi.
Terminata l'attività agonistica, Norman si è impegnato nel campo dei diritti civili ma non ha abbandonato il mondo dell'atletica, ma continuò a pagare per la protesta: non venne poi coinvolto nell'organizzazione dei Giochi olimpici di Sydney del 2000 e neppure invitato a presenziare nonostante fosse il più grande velocista australiano di tutti i tempi. La sua figura, la sua partecipazione olimpica a Città del Messico nel 1968 ed il suo coraggioso appoggio all'Olympic Project for Human Rights con Tommie Smith e John Carlos sono ricordati nel film-documentario Salute diretto dal nipote Matt Norman.  è morto a Melbourne all'età di 64 anni a causa di un infarto. La federazione statunitense di atletica leggeraha proclamato il 9 ottobre, data del suo funerale nel 2006, Peter Norman Day. Smith e Carlos hanno salutato per l'ultima volta il loro amico al suo funerale sorreggendone la bara. Nel 2005, nel campus della San Jose State University, è stata eretta una statua raffigurante Smith e Carlos durante la famosa cerimonia di premiazione olimpica 

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