La
storia di Rocco poteva essere uguale a quella di tanti italo-americani di prima
generazione; genitori che parlavano a stento l’inglese; si parlava italiano
anzi dialetto in casa, cucina rigorosamente italiana e tanta povertà. Il papà
era Quirino Marchegiano, figlio di Rocco Francesco arrivato negli
State da Ripa Taetina, un piccolo paese in provincia di Chieti; a Brockton nel Massachusetts, la
mamma Pasqualina Picciuto, era emigrata da San Bartolomeo in Galdo,
in provincia di Benevento. Il primo figlio fu proprio lui Rocco Francis
nato il 1 settembre 1923; un pargolo fragile e che rischiò di morire a poco più
di un anno: casa fredda, pochi soldi ed il piccolo Rocco contrasse la polmonite
rischiò addirittura la morte.
Nella prima infanzia nulla di eclatante;
tipica famiglia italo-americana ; nascono altri sei figli : le tre femmine
Alice, Concetta ed Elizabeth e i due maschi Louis e Peter. Rocco è un ragazzo
come tanti altri; va a scuola senza grandi profitti; ama il baseball e sogna di
sfuggire alla povertà diventando un campione. Ci proverà ma inutilmente. Ironia
della sorte: i Chicago Cubs lo scartano perché non aveva forza di
lancio nel braccio destro. Lasciata la scuola Rockton High School dove giocava
sia a baseball che a football iniziò la trafila del ragazzo italiano a cerca di
mille lavori: trasportatore di ghiaccio; sterratore , giardiniere, operaio in
una ditta di gas, fattorino calzolaio come il padre in fabbrica e tanti altri.
Cresceva robusto ; 179 e pieno di muscoli, forte come un toro ma il desiderio
rimaneva sempre e soltanto il baseball; vita tranquilla, lavoro e i pochi soldi
guadagnati per fare la normale vita di un ragazzo di un quartiere periferico.
La boxe non era nei suoi pensieri; ammirava certo Joe Louis il campione dei
massimi ma Rocco non pensava che la noble art sarebbe stato il suo destino.
Anzi non lo pensava nessuno. La boxe arriva per caso in Europa, dove
Marchegiano fa il soldato nella U.S. Army in Gran Bretagna , è il 1923 Rocco
ormai ha 20 anni; già vecchio per imparare la boxe ma l’italo abruzzese è
caparbio; poi la boxe gli permetteva di evitare i lavori di routine spesso
anche degradanti: ovviamente spesso riservati ai non veri yankee. C’è una
leggenda ma forse verosimile sulla nascita del pugile Marchegiano: deriso
da un alleato australiano in un pub di Cardiff il giovane italiano
stese un enorme soldato australiano. Da lì il passo ai guantoni fu breve.
Combatte, vince, perde ma non esalta a parte la sua aggressività. Piccolo e
leggero per essere un peso massimo; lento, goffo e poco adatto alla boxe dei
dilettanti. Finita la guerra proverà a fare il pugile; un giorno va a
trovare l’ex commilitone Joe Sarelli, a Chicago. Il padre di Sarelli, è
nell’ambiente della boxe . Lo porta per tre giorni in palestra poi lo chiama e
gli dice: 'Rocky, perché non ne ritorni a casa e dimentichi di
essere un pugile? . Sei troppo piccolo per essere un peso massimo.
Credimi non ce la farai mai. " Rocky invece continua, lo
spettro te la povertà lo assale e non lo lascerà neanche quando diverrà ricco e
famoso. Era noto per chiedere i pagamenti in contanti e non in assegni che
chiamava carta straccia… Continuò a fare qualche incontro con il
"Rocky Mack" – si dice per nascondere il tutto alla madre - poi
diventa professionista il 17 marzo 1947, con un ko terzo turno di Lee
Epperson. Stava perdendo poi un destro, un solo destro al diaframma ed è
ko. Poi il mistero. Marciano torna dilettanti e combatte
sotto il suo vero nome.![]() |
| CON MAMMA PASQUALINA |
Il
1 ° marzo 1948, al New York Golden Gloves Torneo dei Campioni, Marciano perde
da Coley Wallace in quella che sarebbe stata l'ultima sua sconfitta in
carriera pugilistica. Da dilettante con un record di 9-4 o, con 7 ko. Ritorna
professionista e cerca un manager, Chiama Al Weill, che in precedenza aveva gestito
Lou Ambers, Joey Archibald e Marty Servo; il vecchio manager accetta e lo porta
dal famoso allenatore Charley Goldman per valutarlo. A prima impressione una
catastrofe. Goldman racconterà che l’italiano era lento, senza tecnica, non
sapeva parare, era lento e goffo ma capisce le potenzialità. Rocky non ha paura
di nessuno; attacca sempre e sembra indistruttibile potrebbe passare
sotto una sega elettrica senza ferirsi. Poi fa male e tanto male. Goldam
disse che nello sparring contro il massimo Wade Chancey, Rocco le stava
prendendo quando un largo destro colpì l’americano. Goldman disse che sembrava
gli avesse staccato la testa. Cambiano cognome perché quasi impronunciabile e
scelgono Marciano. Rocky Marciano. E compiono il miracolo; adattano uno stile
pugilistico al fisico di Rocco; combatte quasi accovacciato a volte; colpi in
serie da ogni angolazione, sempre avanti. Sembra fatto di acciaio ; ma nessuno
nel mondo della boxe crede in questo ragazzo di 25 anni; ha iniziato troppo
tardi a boxare. Invece infila 16 incontri vinti per ko, un record che rimarrà
per oltre 50 anni nei massimi. Scala le classifiche ed affronta i più forti .
![]() |
| LA STATUA A RIPA TAETINA |
Nel
marzo del 50 affronta la star del Madison Roland La Starza , Marciano vince
con fatica con verdetto non unanime, sembra che qualcosa si sia rotto
nella furia italiana. Nel luglio del 51 affronta il pretendente al titolo
mondiale Rex Laine, fortissimo pugile dato favorito per 9-5 ma finirà ko a 35
secondi della seta ripresa. Poi Rocco affronta il suo mito giovanile, il grande
Joe Louis ritornato a combattere per pagare il fisco. Non è più il campione di
una volta ma ancora batte i pugili da classifica mondiale. Luis è leggermente
favorito; la sua borsa di 132 mila dollari; quella di Rocky di 44 mila dollari.
Joe va ko alla ottava ripresa. Joe Louis lascerà per sempre la boxe. Dopo
l’incontro Marciano scoppierà a piangere: aveva messo ko il suo idolo.
Anni dopo quando Louis ebbe enormi difficoltà finanziarie e di salute, Rocco lo
aiuterà e molto. In Italia fu trasmesso l’incontro in differita, il
commentatore un giovane americano che farà parlare di sé: Mike Bongiorno. Un
anno dopo arriva la semifinale mondiale. Allo Yankee Stadium, del Bronx
di New York Marciano il 28 luglio stende alla seconda ripresa Harry
Matthews. Sarà l’italiano a sfidare il vecchio ma terribile campione Jersey Joe
Walcott . L’incontro si svolge nel “Città dei Pugili” a Philadelphia, in
Pennsylvania. 23 settembre 1952, Marciano leggermente favorito ma l’incontro è
difficile. Walcott è un peso massimo completo: veloce, tecnico, sa picchiare,
ed è straordinariamente mobile. Tutto in salita; al primo round Marciano va al
tappeto per la prima volta in carriera. 4 secondi si rialza ma l’incontro lo fa
il vecchio Jersey; vince quasi tutti i round, è in vantaggio quando al 13 round
parte il “Suzie Q” il famoso destro di Marciano. La faccia di Walcott
sembra un quadro di Bosch; assume forme grottesche e va al tappeto privo di
sensi. Marciano è il campione del Mondo dei Massimi. L’anno dopo liquiderà la
rivincita in soli 2 minuti e 35 secondi. Il resto è storia anzi leggenda
quando il 21 settembre 1955 allo Yankee Stadium di New York Marciano
affronta il favoloso campione dei mediomassimi Archie Moore
ammutolì i 61 574 spettatori dello Yankee Stadium quando alla seconda ripresa
mise al tappeto Marciano; la roccia italoamericana si rialzo dopo due
secondi; perse il round ma poi iniziò a mettere sotto pressione Moore;
nonostante la sua abile difesa andò al tappeto due volte nella sesta, una
volta nella ottava e poi definitivamente alla 9 ripresa; ad 1 . e 19 secondi
colpito dal terribile “Suzy-Q” di Rocky, il suo
terrificante destro. Quel 49 rimase da allora un mito nella storia dei
pesi massimi; un record imbattibile miraggio di tutti i detentori del titolo;
un traguardo che rimase infranto lo stesso giorno, 21 settembre 1985 dopo
trenta anni un campione mondiale dei massimi stava per eguagliare il record di
imbattibilità di Marciano; Larry Holmes era a quota 48; se ne parlò molto del
possibile superamento di quel record. Ci furono polemiche con Peter, fratello
di Marciano. I pronostici erano tutti per il campione, si davano poche speranze
anzi nulla allo sfidante che poi ironia del caso era il campione mondiale dei
mediomassimi Mike Spinks. Ma tra lo stupore generale lo spilungone del Missouri
esorcizzò definitivamente la maledizione dei mediomassimi battendo Holmes. Le
49 vittorie rimasero un mito inattaccabile. Lo sono ancora.
Marciano
lasciò la boxe da invitto; 49 incontri con 43 ko; nessuno ha tolto il suo
record di imbattibilità nei pesi massimi. Marciano rimarrà nei cuori di tutti
gli italiani sia d’America che del Bel Paese, un bagno di folla lo aspettò al
suo arrivo a Roma, e poi a Ripa Taetina per visitare il paese di origine . Ma
non si godrà purtroppo la sua fama; il 31 agosto 1969 mentre tornava con un
aereo privato a Brockton per festeggiare il suo 46 compleanno, il veicolo
precipitò per il maltempo nello Iowa. Ma la sua leggenda vive ancora . Rocky
l’invitto massimo e Rocky L’indistruttibile campione.





be guarda pisani pur essendo stato stato un campione leggendario anche alui gli misero chi poteva battere come minio quasi tutti i campioni perche chi stava in alto gli faceva comodo cmq una cosa strana che il suo pugno e stato uno dei forti perche lui era uno dei piu piccoli be cmq la forza del pugno dipende pure dalla mano e le sue furono tra le piu grosse
RispondiElimina