Era nei primi mesi
del 1989, si diceva che una pantera nera fosse scappata da uno zoo e girovagava
libera in qualche parte d’Italia. Nello stesso periodo nacque un movimento di
occupazione nelle università: fu chiamata la Pantera e comunicava attraverso Fax. Adottò anche
un inno, su idea della Federico II di Napoli, Brigante se More, a volte
cambiata con Studente se More. Una canzone che dopo oltre 30 anni dalla messa
in onda dello sceneggiato “L’Eredità della Priora” rimane un caposaldo
nella cultura del Sud. Facendo nascere anche leggende metropolitane sulla
nascita. Inno dei briganti, canzone popolare nel brigantaggio, versioni in vari
dialetti. In realtà nacque dal genio di Eugenio Bennato e del mai dimenticato
Carlo D’Angiò.
Maestro Bennato quando avete composto la
colonna sonora dell’Eredità della Priora, vi aspettavate che molte delle
canzoni sarebbero diventate anche un simbolo nella cultura del Mezzogiorno?
Brigante
se more la scrivemmo insieme, io e il grande Carlo, strofa dopo strofa. Un
canto di battaglia, come richiedeva il regista Majano. All’ultima strofa ci
inventammo il verso decisivo: ommo se nasce, brigante se more. Carlo disse-ma
vuoi vedere che ’sto canto diventerà famoso?- E così è stato, ma in realtà
tutto quello che abbiamo scritto nasce dal nostro amore per il sud e dalla
orgogliosa coscienza della sua grande cultura.
L’Eredità
della Priora scritta da Carlo Alianello, oltre ad un romanzo è anche una
rivisitazione della storia del post risorgimento dove non ci sono I
Galantuomini e di Cafoni ma un esercito invasore e briganti
Crocco «il motore e il banditore della rivoluzione contadina,
piuttosto che della reazione borbonica». All’epoca rischiò il confino nel
fascismo e poi la emarginazione nella Repubblica. Perché si ha tanta paura di
fare i conti con la nostra storia?
E’
una paura che sussiste, e nasce dalla propaganda risorgimentale, che imperversa
dal 1860, e riguarda i monumenti nelle piazze, i nomi delle strade, il
patriottismo a senso unico, i programmi scolastici che esaltano i nomi degli
invasori e cancellano i nomi dei combattenti che si opposero; ma in realtà è
tutto il sud ad essere declassato e disprezzato nella cultura dominante, tanto
da essere dichiarato sin da allora ufficialmente un problema nazionale,
connotato dall’espressione “questione meridionale”
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| NINCO NANCO APPENA UCCISO |
Arriviamo
a Ninco Nanco “che deve morire”. Tra marzo e aprile 1861 nella tenuta di Isca
Longa di Benedetto Corbo – dove già ospitò Ferdinando II- si riuniscono
i maggiori latifondisti lucano tra cui i Saraceno e gli Aquilecchia per
organizzare una resistenza a favore dei Borbone assieme a Crocco. Per i
briganti vi partecipa l’aviglianese Ninco Nanco, poi fu ucciso da un uomo dei
Corbo, lo stesso generale La
Marmora alla notizia si infuriò perchè il Summa conosceva
molti segreti. Come mai gli hai dedicato una canzone?
Quella
canzone la devo probabilmente alla fotografia che a Ninco Nanco fecero i
piemontesi dopo averlo proditoriamente ucciso. Lo fotografarono per documentare
le demenziali teorie di Lombroso (che era al seguito della truppa) sulla
presunta morfologia delinquenziale dei combattenti del sud. Quell’immagine
stava lì, muta e dimenticata da centocinquant’anni. La osservavo da tempo, e ad
un tratto pensai: Ninco Nanco, col suo volto fiero e sprezzante, mi sta forse
chiedendo di uscire dall’anonimato e diventare il simbolo di un sud che ha
combattuto fino alla morte. Lui che “doveva morire” perché sicuramente qualcosa
aveva da dire quando l’hanno fatto tacere per sempre. Sentire oggi ai miei
concerti il nome di Ninco Nanco gridato dal pubblico è una delle più grandi
soddisfazioni della mia carriera.
La
musica, la canzone forse sono le forme artistiche che colpiscono le emozioni. E
possono unire anche culture e popoli differenti. Un tempo il Mediterraneo era
unito dai commerci, ora può essere unito dai ritmi e dalle melodie. Lei se non
sbaglio lo ha sempre sostenuto con la sua produzione artistica.
Andare, andare, simme tutt'eguale, |
affacciati alle sponde dello stesso mare | e nisciuno è pirata e nisciuno è
emigrante, | simme tutte naviganti
Il
Mediterraneo è stato il crocevia della storia classica, e oggi è ritornato un
nodo fondamentale degli equilibri planetari. L’Italia del sud è l’Europa che si
immerge in questo mare, è l’avamposto di una missione storica decisiva per un
futuro di pace.
La chitarra battente…. La chitarra italiana anzi
possiamo dire la chitarra caratteristica del Regno di Napoli. Maestro lei è tra
quelli che ha contributo a non far morire questa nostra tradizione. Per lei è
uno strumento ancora attuale nel 2017?
Quando
acquistai la chitarra battente del liutaio calabrese Vincenzo De Bonis lo strumento era una
rarità.
Oggi la chitarra battente, dal suono
insostituibile e di straordinaria potenza descrittiva, è uno strumento sempre
più richiesto e suonato, e addirittura concertisti come Francesco Loccisano o
Marcello Vitale vanno in giro per il mondo introducendo questo strumento nella
èlite della musica classica.
la canzone Ninco Nanco
Il suo
rapporto con la Basilicata
è profondo, la cita in molte liriche, ha composto alla “terra di Basilicata”
per l’eredità della Priora. E ci viene spesso. Da dove nasce questo amore?
La
piccola Basilicata è la terra del mistero, della magia, dei filtri d’amore che
il podestà sconsigliava a Carlo Levi (non accettate vino dai contadini, potrebbe esserci veleno), ma lo scrittore,
confinato lì dove “Cristo si è fermato”, non prese in considerazione quel
suggerimento, e fu, come me, completamente conquistato dal fascino di questa
terra.
Etichettare
è brutto, lo so. Musica popolare, musica etnica, world music, musica folk ecc
ecc. Basterebbe solo musica forse ma le chiedo l’anima di un popolo, di una
nazione la possiamo conoscere meglio con i suoi ritmi e canzoni?
La
musica polare è oggi l’antidoto più efficace per scongiurare l’appiattimento
della globalizzazione, che vorrebbe tutto il mondo regolato dalla stessa
musica, dagli stessi ritmi, dagli stessi modelli imposti dall’alto.
Anche
per i nostri lettori pugliesi mi darebbe un ricordo di Antonio Piccininno?
Un
grande maestro, un artista contadino, un poeta indimenticabile insieme ai
mitici Sacco Andrea e Antonio Maccarone di Carpino e Matteo Salvatore di
Apricena.
di Leonardo Pisani pubblicata sul Mattino di Puglia e Basilicata
la canzone Brigante se more




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