sabato 11 febbraio 2017

LA BASILICATA E' UNA TERRA MAGICA- INTERVISTA CON EUGENIO BENNATO




Era nei primi mesi del 1989, si diceva che una pantera nera fosse scappata da uno zoo e girovagava libera in qualche parte d’Italia. Nello stesso periodo nacque un movimento di occupazione nelle università: fu chiamata la Pantera e comunicava attraverso Fax. Adottò anche un inno, su idea della Federico II di Napoli, Brigante se More, a volte cambiata con Studente se More. Una canzone che dopo oltre 30 anni dalla messa in onda dello sceneggiato “L’Eredità della Priora”  rimane un caposaldo nella cultura del Sud. Facendo nascere anche leggende metropolitane sulla nascita. Inno dei briganti, canzone popolare nel brigantaggio, versioni in vari dialetti. In realtà nacque dal genio di Eugenio Bennato e del mai dimenticato Carlo D’Angiò.

 Maestro Bennato quando avete composto la colonna sonora dell’Eredità della Priora, vi aspettavate che molte delle canzoni sarebbero diventate anche un simbolo nella cultura del Mezzogiorno?
      
       Brigante se more la scrivemmo insieme, io e il grande Carlo, strofa dopo strofa. Un canto di battaglia, come richiedeva il regista Majano. All’ultima strofa ci inventammo il verso decisivo: ommo se nasce, brigante se more. Carlo disse-ma vuoi vedere che ’sto canto diventerà famoso?- E così è stato, ma in realtà tutto quello che abbiamo scritto nasce dal nostro amore per il sud e dalla orgogliosa coscienza della sua grande cultura.


      
       L’Eredità della Priora scritta da  Carlo Alianello, oltre ad un romanzo è anche una rivisitazione della storia del post risorgimento dove non ci sono I Galantuomini e di Cafoni ma un esercito invasore e  briganti  Crocco «il motore e il banditore della rivoluzione contadina, piuttosto che della reazione borbonica». All’epoca rischiò il  confino nel fascismo e poi la emarginazione nella Repubblica. Perché si ha tanta paura di fare i conti con la nostra storia?

       E’ una paura che sussiste, e nasce dalla propaganda risorgimentale, che imperversa dal 1860, e riguarda i monumenti nelle piazze, i nomi delle strade, il patriottismo a senso unico, i programmi scolastici che esaltano i nomi degli invasori e cancellano i nomi dei combattenti che si opposero; ma in realtà è tutto il sud ad essere declassato e disprezzato nella cultura dominante, tanto da essere dichiarato sin da allora ufficialmente un problema nazionale, connotato dall’espressione “questione meridionale”

NINCO NANCO APPENA UCCISO

       Arriviamo a Ninco Nanco “che deve morire”. Tra marzo e aprile 1861 nella tenuta di Isca Longa di  Benedetto Corbo – dove già ospitò Ferdinando II- si riuniscono  i maggiori latifondisti lucano tra cui i Saraceno e gli Aquilecchia per organizzare una resistenza a favore dei Borbone  assieme a Crocco. Per i briganti vi partecipa l’aviglianese Ninco Nanco, poi fu ucciso da un uomo dei Corbo, lo stesso generale La Marmora alla notizia si infuriò perchè il Summa conosceva molti segreti. Come mai gli hai dedicato una canzone?

       Quella canzone la devo probabilmente alla fotografia che a Ninco Nanco fecero i piemontesi dopo averlo proditoriamente ucciso. Lo fotografarono per documentare le demenziali teorie di Lombroso (che era al seguito della truppa) sulla presunta morfologia delinquenziale dei combattenti del sud. Quell’immagine stava lì, muta e dimenticata da centocinquant’anni. La osservavo da tempo, e ad un tratto pensai: Ninco Nanco, col suo volto fiero e sprezzante, mi sta forse chiedendo di uscire dall’anonimato e diventare il simbolo di un sud che ha combattuto fino alla morte. Lui che “doveva morire” perché sicuramente qualcosa aveva da dire quando l’hanno fatto tacere per sempre. Sentire oggi ai miei concerti il nome di Ninco Nanco gridato dal pubblico è una delle più grandi soddisfazioni della mia carriera.
 
IL CADAVERE DI NINCO NANCO RIPULITO E MESSO IN FALSA POSA PER FOTOGRAFIE UFFICIALI
      
La musica, la canzone forse sono le forme artistiche che colpiscono le emozioni. E possono unire anche culture e popoli differenti. Un tempo il Mediterraneo era unito dai commerci, ora può essere unito dai ritmi e dalle melodie. Lei se non sbaglio lo ha sempre sostenuto con la sua produzione artistica.
 Andare, andare, simme tutt'eguale, | affacciati alle sponde dello stesso mare | e nisciuno è pirata e nisciuno è emigrante, | simme tutte naviganti

       Il Mediterraneo è stato il crocevia della storia classica, e oggi è ritornato un nodo fondamentale degli equilibri planetari. L’Italia del sud è l’Europa che si immerge in questo mare, è l’avamposto di una missione storica decisiva per un futuro di pace.


La chitarra battente…. La chitarra italiana anzi possiamo dire la chitarra caratteristica del Regno di Napoli. Maestro lei è tra quelli che ha contributo a non far morire questa nostra tradizione. Per lei è uno strumento ancora attuale nel 2017?

       Quando acquistai la chitarra battente del liutaio calabrese  Vincenzo De Bonis lo strumento era una rarità.
Oggi la chitarra battente, dal suono insostituibile e di straordinaria potenza descrittiva, è uno strumento sempre più richiesto e suonato, e addirittura concertisti come Francesco Loccisano o Marcello Vitale vanno in giro per il mondo introducendo questo strumento nella èlite della musica classica.
la canzone Ninco Nanco 

      
       Il suo rapporto con la Basilicata è profondo, la cita in molte liriche, ha composto alla “terra di Basilicata” per l’eredità della Priora. E ci viene spesso. Da dove nasce questo amore?

       La piccola Basilicata è la terra del mistero, della magia, dei filtri d’amore che il podestà sconsigliava a Carlo Levi (non accettate vino dai contadini,  potrebbe esserci veleno), ma lo scrittore, confinato lì dove “Cristo si è fermato”, non prese in considerazione quel suggerimento, e fu, come me, completamente conquistato dal fascino di questa terra.
La Basilicata è la regione di Antonio Infantino, il più geniale artista etnico contemporaneo.

      
       Etichettare è brutto, lo so. Musica popolare, musica etnica, world music, musica folk ecc ecc. Basterebbe solo musica forse ma le chiedo l’anima di un popolo, di una nazione la possiamo conoscere meglio con i suoi ritmi e canzoni?

       La musica polare è oggi l’antidoto più efficace per scongiurare l’appiattimento della globalizzazione, che vorrebbe tutto il mondo regolato dalla stessa musica, dagli stessi ritmi, dagli stessi modelli imposti dall’alto.

      
       Anche per i nostri lettori pugliesi mi darebbe un ricordo di Antonio Piccininno?

       Un grande maestro, un artista contadino, un poeta indimenticabile insieme ai mitici Sacco Andrea e Antonio Maccarone di Carpino e Matteo Salvatore di Apricena.

di Leonardo Pisani pubblicata sul Mattino di Puglia e Basilicata 

la canzone Brigante se more 



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