Il 9 settembre 1943 muore a Potenza Vincenzo Ianfolla (nato a Potenza , 11 marzo 1873 ) è stato un avvocato, accademico e politico italiano.
Professore di diritto all'Università di Napoli fu consigliere provinciale e eletto al parlamento del Regno D'Italia nella XXVI ( Dall'11 giugno 1921 al 25 gennaio 1924) nella circoscrizione di Potenza.
Avverso alfascismo , lasciò l'attività politica dedicandosi esclusivamente alla professione forense nella città partenopea, divenendo uno dei più celebri avvocati penalisti del Mezzogiorno
Morì nella sua casa di campagna a Potenza durante il bombardamento della Royal Air Force , il 9 settembre 1943 che causò 187 morti, di cui 118 uomini e 69 donne: 150 i civili, 37 i militari. All'inizio degli anni sessanta gli furono dedicati a Napoli un busto a Castel Capuano e una strada, tra i quartieri di Piscinola e Miano
Legatissimo alla sua città natale ed alla Basilicata, ecco un suo ritratto pubblicato nella storica rivista “La Basilicata nel Mondo” fondata dall’ Avvocato Giovanni Riviello nel 1924 si vendeva in Italia a £ 5 all'estero £ 10 Questa rivista mirava a far conoscere l'immenso valore intellettuale e spirituale, materiale e morale della terra di Basilicata.
da "la Basilicata nel Mondo" (1924
-1927)
Vincenzo
Ianfolla è veramente un privilegiato della fortuna, poiché è uno dei pochi
uomini, pei quali la vita non ha che sorrisi. Ingegno squisitamente dialettico,
pronto, chiaro, facile, penetrante, semplificatore, egli è nato avvocato. Egli
non ha mai avuto alcuna difficoltà ad emergere e trionfare in Napoli, che pure
è la città classica degli avvocati; la sua mente singolarmente fervida
ed operosa regge all’immenso sforzo di convogliare, per la loro strada,
l’enorme numero di questioni ch’egli deve ora per ora vivisezionare. E tanto a
quell’alacre spirito è naturale è facile la disciplina del lavoro, che, in ogni
momento, coll’immancabile sorriso sulle labbra, egli può stornare l’attenzione
dallo studio per ritornarvi d’improvviso, ad un cenno. Egli può nella stessa
giornata , dividendo sapientemente le ore, discutere le cause più diverse; né
mai dà prova di stanchezza né alla sera è meno pronto e vivace e attento che al
mattino.
Non è che apparente tutta questa singolare facilità di
lavoro. Essa è la risultante di un enorme sforzo di volontà di quelle eroiche
giovinezze, che sono la gloria della povertà. Il giovane ricco di volontà e di
talento che, in una grande metropoli, vede intorno a sé chiusa ogni porta della
vita, è come una grande forza della natura che non può restare inutilizzata.
Fra le sue miserie morali e materiali, nella profonda tristezza delle sue
montagne, o calve, o alla cui cima sono appollaiati paesi che dovevano essere
inaccessibili ai briganti, nella profonda tristezza delle sue pianure desolate
dalla malaria, la nostra Basilicata che non ha industrie, non commerci, non
vere ricchezze naturali, è ricca solo di uomini tenaci, ossessionati da una
forte volontà di pervenire. E poiché l’ambiente dei nostri paesi ad un borghese
non offre altra possibilità di emergere che il lavoro intellettuale, gli uomini
come Vincenzo Ianfolla, nati da modeste origini, non possono che rinchiudersi
in sé stessi ed agguerrirsi collo studio, per riuscire, o per abbattersi nella
desolazione della sconfitta.
La giovinezza di Vincenzo Ianfolla ha singolari
coincidenze colla rapida gloria di quel vero genio che fu Emanuele Gianturco.
Il grande giurista aviglianese morì a 50 anni, dopo aver lasciato negli studi
giuridici un orma indelebile, e dopo essere stato uno fra i più illustri
parlamentari e fra i più illustri avvocati della sua generazione. Se Vincenzo
Ianfolla è stato quasi esclusivamente assorbito da una sola attività, quella
professionale, il successo è stato dei più rapidi e interessanti: più
interessante, anzi, di ogni altro, perché è stato unicamente successo
professionale.
Da circa un decennio la fama di Vincenzo Ianfolla,
illustre cassazionista, si è affermata incrollabile. È una reputazione fondata
esclusivamente sull’intrinseco valore dell’uomo, sull'altezza dell’ingegno,
sulla fermezza del carattere. È una di quelle reputazioni cui ogni circostanza
estrinseca è del tutto indifferente. Ianfolla è oggi il Cardarelli della
giurisprudenza. Come l’ammalato grave va dal grande clinico, così va da
Ianfolla chi cerca, non l’avvocato politico, ma l’avvocato giurista, il
sacerdote della giustizia, il principe della eloquenza.
Basta la più breve conversazione con questo affascinante
giurista, per capirne l’alto valore e per spiegarsi una fortuna professionale,
che non forse ha l'eguale. E sentirne una discussione è un vero godimento anche
per un profano. Non arzigogoli, non sottigliezze, non sfoggi di dottrina, non
cavilli; ma dirittura di ragionamento, semplicità, precisione, brevità
sono le armi di cui questo eccellente stratega della discussione si serve. Egli
elimina ogni inutile divagazione, rinunzia a tutto ciò che non è essenziale,
semplifica, chiarifica, riduce alla più scheletrica espressione ogni più arduo
groviglio giudiziario, e con poche battute arriva alla conclusione.
E se l'avversario in un minuto di disattenzione non
scopre un vizio del ragionamento, una conseguenza non rigorosamente dedotta
dalle premesse, rischia di restar travolto dall’abile perorazione di una tesi
che forse non doveva trionfare.
Vincenzo Ianfolla non ha nemici. Come tutti i
vincitori, è un generoso, è un amico sincero e buono, forse anche un ingenuo.
Egli è largo a tutti di consiglio e di aiuto. Nella sua fiorente famiglia
questo glorioso atleta dei pubblici dibattimenti trova il solo ristoro
all’improba fatica quotidiana.
Non poteva non attrarlo la politica, questa grande
maga, che ha sempre attratto a sé gl’intelletti migliori. Spirito insofferente
di ogni sopruso, legato da sincera amicizia a Francesco Nitti, non poteva
Vincenzo Ianfolia abbandonare nell’ora della persecuzione il grande statista.
Ma, pur non essendosi ripresentato nelle ultime elezioni, Vincenzo Ianfolla fa
ora parte della Commissione per la riforma dei codici e lascerà l’impronta
della sua grande esperienza e di profondo sapere nell’imminente codificazione.
Fu componente del Consiglio di disciplina, fu consigliere del Comune di Napoli,
fu consigliere Provinciale di Basilicata, ed ovunque lasciò vive simpatie.
Perché — oltre che imporsi subito coi suo talento magnifico — Vincenzo
Ianfolla, ha anche il segreto, di conquidere tutti — moltitudini di popolo e
oligarchie di assemblee — con quella sua signorile simpatia, alla quale neppure
gli avversari sanno resistere.
Da qualche anno in qua, non vi è grande causa che non
abbia il suo patrocinio: e particolarmente appassionata è la sua difesa, molto
spesso disinteressata, di pubbliche amministrazioni.
Ancor giovane egli ha innanzi a sé tutto un
luminoso avvenire: molta luce d’ingegno dovrà ancora gettare sul suo cammino: e
la sua vita, la sua rettitudine devono essere a tutti un esempio di probità, di
lavoro e di fede nella giustizia.
Questo giurista profondo e tenace, che sembra chiuso
fra le pandette e le regole del dritto, è un artista innamorato di ogni più
alta manifestazione del bello. Una statuetta di Gemito, una poesia nel dialetto
della nostra Basilicata lo commuovono come se non vivesse che di arte. E quella
stessa sua fanciullesca, intima comunicativa, quel suo perenne sorriso di
bontà, che non conosce livori, non conosce odi, sono l’espressione di un’anima
di artista. Non può non essere un artista chi ama la campagna come Vincenzo
Ianfolla. Viva pur dieci mesi dell’anno tra i supremi magistrati, tra i
principi dell’eloquenza, fra i clienti più cospicui per censo e per posizione
sociale, egli deve starsene gli altri due mesi in una villa vicina alla sua
Potenza, tra il sorriso e il verde della campagna, fra le tenere cure della
famiglia, fra i conterranei che l'aspettano.
Fra i potentini egli riparla spesso il dialetto di
Potenza: rivive la piccola vita provinciale, e come ritempra il corpo nel verde
della campagna, la mente affaticata ritempra nel nostalgico rivivere la quotidiana
semplice vita degli uomini oscuri.
Questo squisito sentimento della natura, quest’intimo
senso di austera e disdegnosa semplicità, questo costante ritorno alle origini,
sono indici sicuri dell’animo schietto e leale di Vincenzo Ianfolla.
È questa sua squisita sensibilità il miglior alleato
d’una quadratura mentale poderosamente logica e geometrica.
Il ragionatore riesce specialmente gradito ed accetto
perché una forma mirabile di arte riveste le più complicate disquisizioni
giuridiche. Felice connubio, veramente e squisitamente italiano, di virtù
d’ingegno e di animo, mirabile fusione di padronanza del vero e di sentimento
del bello, connubio e fusione che sono un dono rarissimo degli esseri veramente
privilegiati.
LUIGI
LORDI
da "la Basilicata nel Mondo" (1924
-1927)

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