I giorni convulsi dopo Il proclama di armistizio di
Badoglio dell'8 settembre 1943, ossia l'annuncio dell'entrata in vigore
dell'armistizio con gli AlleaTi. Il messaggio, letto
dal maresciallo Pietro Badoglio (Capo del governo e maresciallo d'Italia) alle 19:42 al microfono
dell'EIAR, annunciò
alla popolazione italiana l'entrata in vigore dell'armistizio di Cassibile firmato con
gli anglo-americani il giorno 3 dello stesso mese. A Potenza a seguito
del proclama il comando della VII armata italiana si dilegua, abbandonando
Potenza al suo destino. La città viene bombardata dagli alleati e quindi
occupata dai tedeschi.
Capitò in due giorni esattamente l’8 e 9 settembre che alcuni
bombardamenti aerei, non completamente richiesti da esigenze strategiche e cioè
dall'intento di tagliare le comunicazioni stradali e ferroviarie che
consentivano l'afflusso delle truppe tedesche alle zone dello sbarco alleato,
avvenuto il 9 sulle spiagge del litorale salernitano,
costarono alla città molte vittime innocenti tra la popolazione civile e
portarono alla distruzione, coi pochi obiettivi militari esistenti, di molte
costruzioni civili, private e pubbliche, tra le quali l'ospedale San Carlo e la
Cattedrale.
Qui un resoconto dello storico Michele Stratta pubblicato su
http://win.storiain.net/arret/num202/artic3.asp
L’8 settembre del 1943, tra le 7 e le 8 di sera, i lucani
apprendono dalla radio l’annuncio dell’armistizio con gli alleati, mentre il
governo Badoglio e il Re fuggono a Brindisi. La notizia del proclama di
Badoglio fa velocemente il giro di tutti i paesi della Lucania mentre la
popolazione manifesta la propria gioia e i propri dubbi sul futuro, volgendo il
pensiero ai tanti cari che stanno per tornare a casa.
Potenza, nei giorni 8 e 9 settembre, subisce un duro bombardamento aereo che causa alcune vittime. La sera dell’8, infatti, un’incursione della Royal Air Force colpisce il centro cittadino, centrando Palazzo Loffredo, sede del Liceo e del Convitto Nazionale. Il vero obiettivo era probabilmente la postazione dell’osservatorio meteorologico situata nello stesso palazzo, nonché il nucleo militare responsabile dell’avvistamento e della difesa aerea.
Anche la Cattedrale di San Gerardo e l’adiacente palazzo vescovile prendono fuoco, colpiti da bombe incendiarie. Bombardata pure Porta Salza, mentre Rione Addone subisce danni gravissimi. Colpito il Museo Provinciale e Rione Santa Maria che riporta danni incalcolabili. Distrutta in buona parte la grande caserma Lucania, con 25 morti.
La mattina successiva, verso le dieci, sul cielo del capoluogo appaiono massicce formazioni di quadrimotori B 17 “Fortezze Volanti” e B 24 “Liberator” appartenenti alle forze aeree americane di base in Nord Africa, le quali, in gruppi di tre, molto accostati tra loro, sganciano bombe sul Palazzo delle Scuole Elementari, in via del Popolo, dove sono di stanza le truppe della VII Armata. Danneggiata Piazza Prefettura e l’Ospedale Civile, nel quale crollano il corpo centrale e un’ala laterale, provocando numerosi morti tra i degenti, il personale medico e infermieristico.
Potenza, nei giorni 8 e 9 settembre, subisce un duro bombardamento aereo che causa alcune vittime. La sera dell’8, infatti, un’incursione della Royal Air Force colpisce il centro cittadino, centrando Palazzo Loffredo, sede del Liceo e del Convitto Nazionale. Il vero obiettivo era probabilmente la postazione dell’osservatorio meteorologico situata nello stesso palazzo, nonché il nucleo militare responsabile dell’avvistamento e della difesa aerea.
Anche la Cattedrale di San Gerardo e l’adiacente palazzo vescovile prendono fuoco, colpiti da bombe incendiarie. Bombardata pure Porta Salza, mentre Rione Addone subisce danni gravissimi. Colpito il Museo Provinciale e Rione Santa Maria che riporta danni incalcolabili. Distrutta in buona parte la grande caserma Lucania, con 25 morti.
La mattina successiva, verso le dieci, sul cielo del capoluogo appaiono massicce formazioni di quadrimotori B 17 “Fortezze Volanti” e B 24 “Liberator” appartenenti alle forze aeree americane di base in Nord Africa, le quali, in gruppi di tre, molto accostati tra loro, sganciano bombe sul Palazzo delle Scuole Elementari, in via del Popolo, dove sono di stanza le truppe della VII Armata. Danneggiata Piazza Prefettura e l’Ospedale Civile, nel quale crollano il corpo centrale e un’ala laterale, provocando numerosi morti tra i degenti, il personale medico e infermieristico.
Dopo i quadrimotori piombano sulla città piccoli stormi di
“Lightning”, cacciabombardieri americani a due code, i quali procedono a un
fitto mitragliamento. Potenza è incapace di difendersi per mancanza di batterie
contraeree, dato che le poche presenti, di genere mobile, erano state
smantellate o, comunque, abbandonate dopo l’annuncio dell’armistizio.
Nei successivi bombardamenti che si susseguono per vari giorni viene distrutta la Caserma Santa Maria, numerose case in periferia e nelle stesse campagne, con altri morti tra la popolazione civile.
Mentre ogni struttura militare si dilegua, in città sono pochi i rappresentanti delle istituzioni che cercano di organizzare un minimo di assistenza e soccorso a quanti non hanno ancora abbandonato il capoluogo. Il caos si impadronisce di Potenza, la corrente elettrica viene a mancare e dallo stesso carcere mandamentale, senza più guardie, i detenuti prendono la via della fuga.
La guerra continua ad avvicinarsi sempre più. I bombardamenti alleati colpiscono Pisticci, la ferrovia Foggia-Potenza, Maratea, Lauria, la stazione ferroviaria di Metaponto, Nemoli, provocando morti e feriti.
Tra lo scalo ferroviario di Grassano e quello di Grottole viene colpito un treno proveniente da Napoli e diretto a Taranto. Due aerei americani, infatti, dopo aver sorvolato la Valle del Basento, scendono in picchiata sul convoglio mitragliandolo a bassa quota. I passeggeri, molti dei quali rimangono feriti, sono costretti a distendersi lungo i corridoi dei vagoni fino alla fine dell’incursione.
La situazione economica è intanto peggiorata. I centri rurali, ma anche gli stessi capoluoghi di Potenza e Matera sono ormai chiusi in una povera autarchia alimentare. I prezzi sono alle stelle per la rarità delle merci e le difficoltà dei trasporti, la speculazione e il contrabbando imperversano.
Dopo l’armistizio, in Basilicata i militari italiani non prendono alcuna iniziativa contro i tedeschi. Il
generale comandante della VII Armata, con sede a Potenza, appena venuto a conoscenza dell’armistizio, decide di trasferire una parte del comando a Francavilla Fontana, in Puglia, dove si trovano la maggior parte delle forze mobili dell’armata, lasciando senza direttive i reparti rimasti in città e i comandi di corpo d’armata dipendenti.
Il generale Messe, allora Capo di Stato Maggiore Generale, in un rapporto successivo, fatto al Ministro della Guerra e al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il 22 maggio del 1944, così descrisse la “fuga” da Potenza del comandante della VII armata: “La partenza è avvenuta a mezzanotte; nel frattempo nessuna attività operativa è stata esplicata all’infuori dell’inchiesta di autorizzazione per lo spostamento; nessuna comunicazione, nessuna presa di contatto in una forma qualsiasi con i tre comandi di corpo d’armata dipendenti.(…) Il trasferimento precipitoso e disordinato non trovando una giustificazione tecnica lascia adito al sospetto che esso sia stato suggerito da altre preoccupazioni che non possono certo andare ad onore di un soldato”.
In questo clima di assenza del governo e dell’esercito i tedeschi in ritirata, provenienti dalla Calabria, procedendo con mezzi corazzati dalla strada di Rifreddo, dopo aver tentato di rallentare l’inseguimento alleato facendo saltare il ponte sul Basento, occupano Potenza e i principali centri della regione, ricorrendo spesso a feroci rappresaglie.
Nei successivi bombardamenti che si susseguono per vari giorni viene distrutta la Caserma Santa Maria, numerose case in periferia e nelle stesse campagne, con altri morti tra la popolazione civile.
Mentre ogni struttura militare si dilegua, in città sono pochi i rappresentanti delle istituzioni che cercano di organizzare un minimo di assistenza e soccorso a quanti non hanno ancora abbandonato il capoluogo. Il caos si impadronisce di Potenza, la corrente elettrica viene a mancare e dallo stesso carcere mandamentale, senza più guardie, i detenuti prendono la via della fuga.
La guerra continua ad avvicinarsi sempre più. I bombardamenti alleati colpiscono Pisticci, la ferrovia Foggia-Potenza, Maratea, Lauria, la stazione ferroviaria di Metaponto, Nemoli, provocando morti e feriti.
Tra lo scalo ferroviario di Grassano e quello di Grottole viene colpito un treno proveniente da Napoli e diretto a Taranto. Due aerei americani, infatti, dopo aver sorvolato la Valle del Basento, scendono in picchiata sul convoglio mitragliandolo a bassa quota. I passeggeri, molti dei quali rimangono feriti, sono costretti a distendersi lungo i corridoi dei vagoni fino alla fine dell’incursione.
La situazione economica è intanto peggiorata. I centri rurali, ma anche gli stessi capoluoghi di Potenza e Matera sono ormai chiusi in una povera autarchia alimentare. I prezzi sono alle stelle per la rarità delle merci e le difficoltà dei trasporti, la speculazione e il contrabbando imperversano.
Dopo l’armistizio, in Basilicata i militari italiani non prendono alcuna iniziativa contro i tedeschi. Il
generale comandante della VII Armata, con sede a Potenza, appena venuto a conoscenza dell’armistizio, decide di trasferire una parte del comando a Francavilla Fontana, in Puglia, dove si trovano la maggior parte delle forze mobili dell’armata, lasciando senza direttive i reparti rimasti in città e i comandi di corpo d’armata dipendenti.
Il generale Messe, allora Capo di Stato Maggiore Generale, in un rapporto successivo, fatto al Ministro della Guerra e al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il 22 maggio del 1944, così descrisse la “fuga” da Potenza del comandante della VII armata: “La partenza è avvenuta a mezzanotte; nel frattempo nessuna attività operativa è stata esplicata all’infuori dell’inchiesta di autorizzazione per lo spostamento; nessuna comunicazione, nessuna presa di contatto in una forma qualsiasi con i tre comandi di corpo d’armata dipendenti.(…) Il trasferimento precipitoso e disordinato non trovando una giustificazione tecnica lascia adito al sospetto che esso sia stato suggerito da altre preoccupazioni che non possono certo andare ad onore di un soldato”.
In questo clima di assenza del governo e dell’esercito i tedeschi in ritirata, provenienti dalla Calabria, procedendo con mezzi corazzati dalla strada di Rifreddo, dopo aver tentato di rallentare l’inseguimento alleato facendo saltare il ponte sul Basento, occupano Potenza e i principali centri della regione, ricorrendo spesso a feroci rappresaglie.
Potenza era diventato uno snodo importante per i due
eserciti avversari. Il 9 settembre, infatti, gli Alleati erano sbarcati a
Salerno e, prima ancora, il 3 settembre, in Calabria, procedendo verso
l’interno. Le truppe tedesche cercavano in tutti i modi di ritardare ’avanzata,
costituendo una linea difensiva che, partendo dalla Campania, si ricongiungeva
alla Puglia, passando per la Lucania.
L’intento germanico era di mantenere le posizioni almeno fino al 30 settembre, di qui gli attacchi massicci anglo-americani, soprattutto aerei, sugli snodi importanti di tale linea difensiva e, quindi, sulla città di Potenza, importante centro di traffico ferroviario e stradale.
L’intento germanico era di mantenere le posizioni almeno fino al 30 settembre, di qui gli attacchi massicci anglo-americani, soprattutto aerei, sugli snodi importanti di tale linea difensiva e, quindi, sulla città di Potenza, importante centro di traffico ferroviario e stradale.
Le truppe tedesche, dunque, continuano a transitare in forza per tutto il territorio potentino. Nel capoluogo prendono posizione unità della 29° Divisione Panzer e reparti della Divisione Corazzata Goering le quali, dopo aver apprestato alcune opere difensive, minando le vie d’accesso, i ponti e i viadotti, requisiscono tutti i mezzi motorizzati, svaligiano i depositi del Consorzio Agrario, pur consentendo alla popolazione di prelevare dai magazzini farina, grano, legumi e fustini d’olio. Nessuno sembra opporsi. “La città è deserta. Non si incontra un agente di Pubblica Sicurezza, non un carabiniere, soltanto tedeschi e qualche frettoloso civile. Gli spacci alimentari sono chiusi”, mentre le autorità, il prefetto e il questore, con le proprie famiglie, insieme a civili, agenti di P.S. e alti ufficiali dell’esercito, tra cui il comandante del presidio militare cittadino, sono al sicuro nel ricovero della prefettura. Anche i carabinieri sono chiusi nella loro caserma di Via Pretoria, rigorosamente consegnati per ordine del loro comandante, mentre le rispettive famiglie vengono fatte affluire nel rifugio antiaereo dell’Arma, ricavato nelle cripte del convento delle Clarisse, sede della locale Stazione.
E’ in questo periodo che a Potenza avviene il suicidio del colonnello friulano Giovanni Faccin, sottocapo di Stato Maggiore della VII Armata. L’ufficiale, in assenza del generale comandante, era riuscito a raccogliere una trentina di soldati, sfuggiti ai rastrellamenti tedeschi, e li aveva nascosti in una galleria ferroviaria, al di sotto della villa comunale di Santa Maria, dove si erano rifugiate alcune famiglie potentine. A questo punto si presenta all’ingresso della galleria un reparto tedesco, staccatosi da una colonna in transito, il cui comandante intima al Faccin, unico ufficiale di grado superiore rimasto in città, la resa con consegna dei militari e dell’equipaggiamento.
La vicenda non è ancora molto chiara ma pare che il colonnello italiano, dopo il colloquio con i tedeschi, si sia appartato, profondamente turbato, e si sia suicidato con un colpo di rivoltella per non obbedire all’ordine tedesco. Potenza nel dopoguerra ne ricorderà il gesto, intitolando alla sua memoria la gradinata che da Via Due Torri porta a Via San Giovanni.
In una libreria della città, noto covo di antifascisti, intanto, viene esploso un colpo d’arma da fuoco contro un ufficiale tedesco il quale riesce però ad allontanarsi. Poco dopo la rappresaglia: due camionette germaniche si portano sul Muraglione e aprono il fuoco sui passanti, provocando una vittima. Nella notte si tenta di dar fuoco alla libreria e alla limitrofa gioielleria.
Continuano, frattanto, i bombardamenti, costringendo gran parte della popolazione a rifugiarsi in campagna, rientrando solo per qualche ora in città per accertarsi sulle condizioni delle case e per avere notizie. Non mancano, purtroppo, in questa circostanza episodi di saccheggio ai danni delle abitazioni abbandonate, mentre gli stessi magazzini militari vengono presi d’assalto e vengono asportate tutte le provviste alimentari contenute.
Quando alla fine si farà il calcolo delle vittime dei bombardamenti apparirà la cifra di ben 187 morti, di cui 118 uomini e 69 donne: 150 i civili, 37 i militari.
Interessante le testimonianze dei sopravvissuti ed alcune foto raccolte - fonte Rocco Galasso- sul sito http://www.centrostudisalinardi.it/cms/comitati-scentifici-del-cssm/47-storico-e-militare/98-potenza-8-9-settembre-1943.html
Diari e lettere messe a disposizione da familiari degli
uomini vittime e/o protagonisti di quelle terribili giornate settembrine di
70anni fa. Onore alla loro memoria e monito per il presente ed il futuro!
Brevi trascrizioni da un Diario di un militare presente a
Potenza:
8 Settembre, ore 22.00 “Ero presso il Rione S. Maria
allorquando sono stato sorpreso dal primo bombardamento aereo. Spezzonamento e
bombardamento dell’edificio Balbo (Comando Generale dell’Armata) e del Museo.
Sono riuscito, incolume, a raggiungere la campagna ove ho passato la notte
all’aperto”.
9 Settembre, ore 6.00 “Mi unisco a mio cognato, visito la
casa.”
ore 7.30 “Mi reco al Comando dell’Armata a prendere regolare
servizio. Al Comando apprendo che durante la notte il Comando Tattico
dell’Armata a mezzo di autocarri si è trasferito a Francavilla Fontana (Ufficio
Operazioni, Informazioni, ….
Questo si legge nel diariodi un sottufficiale della Scuola
Allievi Ufficiali di Artiglieria di Potenza, finita sotto i bombardamenti del
settembre 1943.
INTORNO ALLE ORE 10 DEL 9 SETTEMBRE 1943 NEL CIELO DI
POTENZA FORMAZIONI QUADRIMOTORI di cacciabombardieri americani (B-17
“FORTEZZE VOLANI” e B 24 “LIBERATOR” APPARTENENTI ALLE FORZE AEREE AMERICANE DI
BASE IN NORD AFRICA) INTRAPRESESO UN TERRIFICANTE BOMBARDAMENTO A TAPPETO SULLA
CITTA’ DI POTENZA
Scrive il dott.Luigi Luccioni nel suo Frammenti di
cronache e ricordi (Potenza 1939-1944) che “vale la pena di rilevare
che, per quanto riguarda le perdite lamentate nella caserma Lucania esse furono
relativamente contenute perché il corso annuale per gli allievi ufficiali
d’artiglieria (composto in media dalla 550 alle 600 unità) era terminato a giugno
e gli allievi che lo avevano superato erano in licenza in attesa di raggiungere
i corpi a cui erano stati assegnati. La caserma era pertanto presidiata da
circa 200 soldati tra richiamati e reclute di leva, utilizzati per servizi
sussidiari”
La Caserma Lucania, di antica istituzione, ospitava,
infatti, dal 1934 una delle migliori Scuole Allievi Ufficiali d’Artiglieria di
Corpo d’Armata (IV Gruppo del 9° Reggimento Artiglieria) ed ebbe tra i propri
allievi alcuni personaggi che, percorrendo diverse strade, sarebbero diventati
famosi. Tra essi sono da annoverare: Giovanni Guareschi, Edmondo Bernacca,
Guido Carli.
I Bombardamenti provocarono vittime tra civili e militari.
Per l’esattezza:
VITTIME CIVILI
150
VITTIME MILITARI
37
Di queste ultime: 6 NEL DEPOSITO DEL 48° FANTERIA - 6
NELLA CASERMA DELLA MILIZIA FASCISTA - 25 NELLA CASERMA LUCANIA
Tra le vittime militari nella caserma Lucania è da ricordare
l’ufficiale medico, dott. Ruzzi Donato. Scrive il Luccioni: “ il suo corpo
sbalzato fuori dal fabbricato fu trovato in un cratere di bomba a testa in giù
in uno spiazzo adiacente e riconosciuto dagli speroni che chissà perché egli
aveva l’abitudine di applicare ai suoi stivali d’ordinanza”. (Frammenti…
op.cit.) ...


Azzzzz dettagliatissimo rapporto su un evento ai più sconosciuto!
RispondiEliminaPer meglio precisare, il dott. Donato Ruzzi, originario di Tolve, dopo il bombardamento della caserma, fu riconosciuto dagli speroni in quanto era stato stesso il padre a confezionarli in qualità di ciabattino.
RispondiEliminahai ragione piasani stragi fatte inutilmente che poi come ti in altri tuoi articoli gli americani prima li hanno invogliati ad entrare sbarcando in sicilia sapendo tutte le carneficine e supprusi che avrebbero fatto e poi li hanno scacciati quando cazzo gli ha fatto comodo a loro be la gente le cose dovrebbero dirgiele tutte no ha meta e sempre per i loro interessi economici e basta come tutte le guerre del resto cmq se loro fossero intervenuti nel 39 invece che nel 42 li avrebbero levati dal cazzo quasi subito si avevano un esercito potentissimo ma la loro potenza industriale stava al minimo insomma a confronto avevano 4 fabbriche con la superirita industriale che avevano da 4 a 1 gli avrebbero distrutto tutte le fabbriche e di conseguenza indebolito l esercito al fronte e quindi co n poco tempo li avrebbero tolti dal cazzo e tutta quella povera gente sia deportati e quellli uccisi con le rappesaglie si sarebbero salvati quasi tutti e quindi anche i civili uccisi dai bombardamenti e feriti pure stesso discorso vale per i giaponesi e anche donne stuprate e immani distruzioni e poveri soldati uccisi e marinai fatti a pezzi dagli squali nei mari mamma mia che orrore ma questo è il risultato di tutte le guerre e poi bastava che nel 39 gli avrebbero bloccato militarmente i rifornimenti di ferro dai paesi scandinavi che prendevano un terzo del metallo per i loro armamenti con poco tempo sarebbero stati costretti ad arrendersi bastava che per esempio che quei 4000 aerei che diedero ai francesi per difendersi dalla loro aviazione li avessero usati per bombardargli le navi che usarono per invaderli li avessero bombardatii e affondati tutti che mazzata che avrebbero preso purtroppo tutto questo non è successo mi dispiace dirlo per quei poveri marinai che avrebbero ucciso e anche soldati della wermacth che furono costretti a fare quello che non vollero per lo meno quasi nessuno quei baastardi dei loro comandati che li costrinsero con la forza intendo per lo meno il 70 80 per cento dei comandanti come del resto di tutte le nazioni del mondo comprese anche quelle democratiche ipocriti quando sono i primi assasssini del pianeta insieme ai loro politici ne stavo parlando oggi con uno che è d accordo con me almeno i paesi dittatori feroci sono belve a carte scoperte si è parlato tanto di pribbek perche quello sche sgancio la bomba su hiroschima e nagaski e meglio di lui che è stato pure contento parole sue ma di che cosa stiamo parlando vogliono coprire un elefante dietro un dito cmq questi giorni è l aniversarsio della strage di marzabotto la piu grande rappresaglia fatta da quei porci in paesi che occuparono e ricordate cmq che fu la wermacth a permettere ai nazisti certi schifi perche erano enormemente superiori di numero se avessero voluto glielo avrebbero impedito purtoppo ripeto il 70 80 per cento dei loro comandanti stavano dalla parte di hitler sempre per i loro bnefici economici e sopratutto intendo l alto comando eanche quello della marina e aviazione e i soldati sopratutto quelli della wermacth non avendo la possibilita di unirsi quasi tutti obbedirono e quei pochissimi vennero fucilati be è chiaro che se fosse stato all incontrario si attaccavano al cazzo ma questo e un discorso che vale per tutte le grandi guere del passato ma purtoppo non voglio biasimarli perche anchio avrei fatto lo stesso perche avrei pensato quello che hanno pensato loro giustamente tanto non avendo la possibilita di unirsi nessuno avra il coraggio di ribbellarsi e quindi verrei ammazzato insieme a quei pochissimi che lo faranno è chiaro che se fosse stato a parti invertite le guerre non sarebbero mai esistite sarebbe bstato troppo bello ne ricchi e ne poveri
RispondiEliminaun altra cosa pisani dicono che benito si alleo con loro per paura che hitler lo invadesse be guarda era solo un testa di cazzo perche lui quei 700000soldati male armati ma sempre soldati se i nazisti sarebbero entrati nel 40 e loro li avrebbero affrontati con tutti agguati con poco tempo gli avrebbero spaccato il culo gli hanno inflito solo all inizio gravi perdite i partigiani che avevano quasi solo pistole e fucili da caccia pensa che gli avrebbero fato loro con i mitra mitragliatrici lanciabombe bombe a mano e anche moltissimi esplosivi bomba molotov lancifiamme mine mamma mia che cocketel be indubbiamente avrebbero ucciso una marea di civili e poi calcola aiutati da 200000partigiani be oddio i soldati avrebbero pure esitato nel far uccidere dei civili o magari li avrebbero potuti attaccare alle spalle se fosse successo di sicuro gli avrebbero inflito perdite altissime e poi i germanici vinsero coi francesi e inglesi nel 40 perche li attacarono alle spalle altrimenti ci sarebbe stato molto da discutere e i russi li hanno decimati per via delle purghe stalinine che li priverono dei loro generali altrimenti anche li sarebbe stato tutto da vedere purttroppo la loro fu una vittoria fortuita per una serie di eventi tutti a loro favore e ne approfittarono altrimenti non ci avrebbero propio provato anche napoleone attacco i suoi nemici alle spalle altrimenti non si spiega un esercito che stravince occupando mezza europa cmq nonostante la mancanza di colonie nel 39 crearono un esercito di almeno 4 , 7000 soldati della wermacrh e mezzo milione delle ss un aviazione di migliaia di aerei e una buona ,marina infatti nel 36 le spese svuotarono le casse delo stato o quasi soldati altamente addestrati sopratutto le waffen ss che all inizio erano poco meno di 18000 le migliori strategie d europa e penso anche del mondo potevano anarne pure fieri i tedeschi cmq restava sempre l fatto che il loro campione scmelling fu massacrato e umilato dall ebreo max baer e dal negro jo loise il simbolo dell esercito americano che gli ha rotto il culo e poi per me anche avessero vinto non sarebbero mai durati fino ad oggi per via dell accanitissima guerriglia di tutti i partigiani d europa li avrebbero sventrati grandi quantita di armi e bombe che gli avrebbero sottatto ogni giorno e usato contro tutto questo da milioni di loro e cosi quando faai il passo piu lungo della gamba l esempio dei romani per motivi simili e nel caso della russia avrebbero avuto a che fare anche col freddo ogni anno be cmq motlo tempo dopo il 45 forse anche nel 55 0 58 e ne avrebbero macellato decine dimilioni civili anziche a milioni e tutta quella minoranza di deportati che si salvo e stato meglio cosi per tutti noi cmq la rivolta di varavia per me è un ulteriore conferma con due mesi non c e la fecero ad ucciderli tutti e fecero del tutto furono compresi i feriti polacchi moltissimi un numero 25 30 volte superiore al loro cancellarono varsavia dalla carta geografica ma non basto e anche per loro fu u n ecatombe i polacchio devono essere orgogliosissimi dei oro eroi che mostrarono anche un grande abilita nel combattere come i poveri ebrei al ghetto di varsavia che come lesi la belva il potent esercito nazista conto cospique perdite e dovette da r fronte a tutta la propia spietatezza per vavere ragione sui rivoltosi su 2054 ss e 821 delle waffen ebbero almeno 101 tra morti e feriti o anche 300 morti gli ebrei e i polacchi non ebrei ne devono essere orgogliosissimi dico questo per cercare di informare il piu possibile le gente cosa che avrebbero dovuto fare i giornalisti fin dall inizio e adesso lo saprebbero tutti anziche pochissimi viene esaltato chi non lo merita purtroppo e questo mi manda in bestia e adesso mi rivolglo sopratutto ai bigotti e imoralisti dov era cristo quando successe tutto questo se lo avessero fatto ai vostri parenti non penso che avreste fatto i moralisti lo prenderei a frustate dalla mattina alla sera e onore a tutti i bestemmiatori come me sono famoso per questo e me ne vanto cmq attendo con piacere la tua risposta pisani
RispondiEliminaAnche mio nonno, Colella Carlo di Acquarica del Capo (LE) morì in quel bombardamento.
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