E’ conosciuto come Fratelli
D’Italia o , Inno
di Mameli, Canto
nazionale ,Inno
d'Itali ma in realtà si chiama Il canto degli italiani. E’ considerato l’Inno
Ufficiale della Repubblica Italiana ma non è così, lo è de facto da quando il 12
ottobre 1946, l’onorevole Cipriano Facchinetti, repubblicano, e ministro della guerra, informò il consiglio
dei ministri che, per il giuramento delle forze armate, in programma il 4
novembre, verrà adottato l’inno “Fratelli d’Italia che si sarebbe
proposto uno schema di decreto per stabilire che provvisoriamente l'inno di
Mameli sarebbe stato considerato l'inno nazionale. Tale schema di decreto,
però, non vide mai la luce La Costituzione sancì
l'uso del tricolore come bandiera nazionale, ma non
stabilì quale sarebbe stato l'inno, e nemmeno il simbolo della Repubblica, che essendo fallito il primo
concorso dell'ottobre 1946 fu scelto solo con il decreto
legislativo del 5 maggio 1948 in seguito a un secondo concorso cui
parteciparono 197 loghi di 96 artisti e specialisti, dei quali risultò
vincitore Paolo Paschetto, col suo noto emblema.
Per molti decenni si è dibattuto a livello
politico e parlamentare circa la necessità di rendere Fratelli d'Italia l'inno ufficiale della Repubblica Italiana,
ma senza che si arrivasse mai all'approvazione di una legge o di una modifica
costituzionale che sancisse lo stato di fatto riconosciuto peraltro anche in
tutte le sedi istituzionali.
Nel 2006 è stato discusso nella Commissione
affari costituzionali del Senato un disegno di legge che prevede
l'adozione di un disciplinare circa il testo, la musica e le modalità di
esecuzione dell'inno Fratelli
d'Italia. Lo
stesso anno, con la nuova legislatura, è stato presentato al Senato un disegno di legge costituzionale che
prevede la modifica dell'art.12 della Costituzione italiana con l'aggiunta del comma «L'inno della
Repubblica è Fratelli d'Italia». Nel 2008,
altre iniziative analoghe sono state adottate in sede parlamentare peraltro
senza mai portare a termine l'ufficializzazione nella Costituzione dell'inno
che attualmente perciò resta provvisorio e adottato ad interim[,
Nel
giugno 2012 è stato approvato il disegno di legge
che prevede l'obbligo di insegnare nelle scuole italiane l'Inno di Mameli.,
che lo rende de facto inno nazionale, ma non ufficialmente. Ma come nasce
Il Canto degli Italiani?
Nell'autunno del 1847 Goffredo Mameli, allora giovane studente e
patriota iscritto alla Massoneria, scrisse il testo de Il Canto degli Italiani. Dopo
aver scartato l'idea di adattarlo a musiche già esistenti, nel settembre 1847
lo inviò a Torino nella
casa del patriota Lorenzo Valerio, dove si trovava anche il
maestro genovese Michele Novaro, il quale ne fu subito
conquistato. Così il compositore ricordò quei momenti nell'aprile 1875
per una commemorazione di Mameli:« Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e
strimpellavo, assassinavo colle dita convulse quel povero strumento (...),
mettendo giù frasi melodiche, l'un sull'altra, ma lungi le mille miglia
dall'idea che potessero adattarsi a quelle parole. Mi alzai scontento di me; mi
trattenni ancora un po' in casa di Valerio, ma sempre con quei versi davanti
agli occhi della mente. Vidi che non c'era rimedio, presi congedo e corsi a
casa. Là, senza neppure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte. Mi tornò alla mente il motivo
strimpellato in casa di Valerio: lo scrissi su un foglio di carta, il primo che
mi venne alle mani; nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e,
per conseguenza, anche sul povero foglio; questo fu l'origine dell'inno Fratelli d'Italia. »
Questo inno, scritto da un Massone per i
"fratelli" della Massoneria, debuttò il 10 dicembre, quando sul
piazzale del Santuario della Nostra Signora di Loreto a Oregina fu presentato ai cittadini genovesi in
occasione del centenario della cacciata degli austriaci suonato dalla Filarmonica
Sestrese C. Corradi G. Secondo, allora banda municipale di Sestri
Ponente "Casimiro Corradi". Vi fu forse una precedente esecuzione
pubblica, di cui si è persa la documentazione originale, da parte della
Filarmonica Voltrese fondata da Nicola Mameli fratello di Goffredo.
Era un momento di grande eccitazione:
mancavano pochi mesi al celebre 1848,
che era già nell'aria: era stata abolita una legge che vietava assembramenti di
più di dieci persone, così oltre 30.000 persone ascoltarono l'inno e
l'impararono; nel frattempo Nino Bixio sulle montagne organizzava i falò
della notte dell'Appennino. Dopo pochi giorni, tutti conoscevano l'inno, che
veniva cantato senza sosta in ogni manifestazione (più o meno pacifica).
Durante le Cinque giornate
di Milano, gli insorti lo intonavano a squarciagola; anche la breve
esperienza della Repubblica Romana ebbe come inno il Canto degli italiani, già
diventato un simbolo del Risorgimento.
Gli inni patriottici come l'inno di Mameli
(sicuramente il più importante) furono un importante strumento di propaganda
degli ideali del Risorgimento e di incitamento all'insurrezione, che contribuì
significativamente alla svolta storica che portò all'emanazione dello Statuto albertino, ed all'impegno del re nel
rischioso progetto di riunificazione nazionale.
Quando l'inno si diffuse, le autorità
cercarono di vietarlo, considerandolo eversivo (per via dell'ispirazione
repubblicana e anti-monarchica del suo autore); visto il totale fallimento,
tentarono di censurare almeno l'ultima parte, estremamente dura con gli
Austriaci, al tempo ancora formalmente alleati, ma neppure in questo si ebbe
successo.
Dopo la dichiarazione di guerra all'Austria,
persino le bande militari lo suonarono senza posa, tanto che re Carlo Alberto
fu costretto a ritirare ogni censura del testo, così come abrogò l'articolo 77
dello Statuto albertino secondo cui l'unica bandiera del regno
doveva essere quella
sabauda (e la coccarda
quella azzurra), rinunciando agli inutili tentativi
di reprimere l'uso del tricolore verde, bianco e rosso, anch'esso
impostosi come simbolo patriottico dopo essere stato adottato clandestinamente
nel 1831 come simbolo della Giovine Italia.
In seguito fu proprio intonando l'inno di
Mameli che Garibaldi, con i "Mille", intraprese la conquista dell'Italia
meridionale e la riunificazione nazionale.
Nel 1862 Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazioni,
composto per l'Esposizione Universale di Londra, affidò proprio al Canto degli Italiani (e non alla Marcia Reale) il compito di simboleggiare
l'Italia, ponendolo accanto a God Save the Queen e alla Marsigliese.
Mameli era già morto, ma le parole del suo inno,
che invocava un'Italia unita, erano più vive che mai. Anche l'ultima tappa di
questo processo, la presa di Roma del1870, fu accompagnata da cori
che lo cantavano accompagnati dagli ottoni dei bersaglieri.
Anche più tardi, per tutta la fine
dell'Ottocento e oltre, Fratelli
d'Italia rimase molto
popolare come in occasione della guerra libica del 1911-12, che lo vide ancora
una volta il più importante rappresentante di una nutrita serie di canti patriottici
vecchi e nuovi. Lo stesso accadde durante la prima guerra mondiale:
l'irredentismo che la caratterizzava, l'obiettivo di completare la
riunificazione, trovò facilmente ancora una volta un simbolo nel Canto degli
italiani. In ogni caso Dal 1861 al 1946, ufficialmente, è la “Marcia
Reale”, scritta da Giuseppe Gambetti per Carlo Alberto.
Prime incisioni[
Il documento sonoro più antico conosciuto del
Canto degli Italiani (disco a 78 giri per grammofono, 17 cm di diametro) è
datato 1901 e venne inciso dalla Banda
Municipale del Comune di Milano sotto
la direzione del Maestro Pio Nevi. Una delle prime registrazioni del Canto degli italiani è quella che fece il 9 giugno 1915 il cantante lirico e di musica
napoletana Giuseppe Godono. L'etichetta per cui il brano
venne inciso è la Phonotype di Napoli. Un'altra antica incisione pervenuta ad oggi è
quella della Banda del Grammofono, registrata a Londra per la casa discografica His Master's Voice (La Voce del Padrone) il 23 gennaio 1918
Sotto il fascismo
Dopo la marcia su Roma, assunsero grande importanza,
oltre all'inno ufficiale del regno che era sempre la Marcia Reale, i canti più prettamente fascisti,
che pur non essendo degli inni ufficiali erano diffusi e pubblicizzati molto
capillarmente. I canti risorgimentali furono comunque incoraggiati, tranne
quelli "sovversivi" di stampo anarchico o socialista come l'Inno dei lavoratori o L'Internazionale,
oltre a quelli di popoli stranieri non simpatizzanti col fascismo, come La Marsigliese. Anche gli altri canti furono
rinvigoriti e, ad esempio, La canzone del Piave veniva cantato nell'anniversario della
vittoria, il 4 novembre. Furono istituiti il Sindacato nazionale fascista dei
musicisti, con ampie competenze a livello nazionale, da cui dipendeva il Fondo
nazionale di assistenza, ed infine nacque la Corporazione dello spettacolo,
posta sotto la giurisdizione del Ministro delle Corporazioni. Queste erano le
principali strutture che governavano la vita musicale italiana. Il fascismo
giunse a governare le attività di tutte le istituzioni musicali, dalle scuole
ai conservatori, ai teatri, ai festival ed ai concorsi. La politica fascista
non modificò i programmi di istruzione scolastica e professionale dei
musicisti. Spesso l'inno di Mameli viene erroneamente indicato come l'inno
nazionale della Repubblica
Sociale Italiana. Tuttavia è documentata la mancanza di un inno
nazionale ufficiale; nelle cerimonie veniva cantato l'inno di Mameli oppure Giovinezza.
Nell'Italia repubblicana
Nella seconda guerra mondiale, dopo
l'armistizio dell'8 settembre 1943 l'inno di Mameli e molti altri vecchi
canti assieme a quelli nuovi dei partigiani risuonarono per tutta Italia (anche
al Nord, dove erano trasmessi dalla radio) dando coraggio agli italiani. In
questo periodo di transizione, sapendo che la monarchia sarebbe stata messa in
discussione e che la Marcia Reale sarebbe stata perciò provocatoria, il
governo adottò provvisoriamente come inno nazionale La canzone del Piave
.Nel 1945,
dopo la fine della guerra, a Londra Toscanini diresse
l'esecuzione dell'Inno delle Nazioni,
composto da Verdi nel 1862 e comprendente anche l'inno di Mameli[2], che vide così riconosciuta
l'importanza che gli spettava. Poi arrivò il Consiglio dei ministri del 12 ottobre 1946
e la proposta di Cipriano Facchinetti
Curiosità: Era presente nel testo originale un'altra
strofa, dedicata alle donne italiane, eliminata in seguito dallo stesso Mameli.
La strofa recitava:
Tessete o fanciulle
bandiere e coccarde
fan l'alme gagliarde
l'invito d'amor.[
bandiere e coccarde
fan l'alme gagliarde
l'invito d'amor.[
Ma fu Mameli
a scRiverlo?
Negli ultimi anni ha fatto scalpore la tesi dello
storico Aldo Alessandro Mola è stato preside in alcuni licei dal 1977 al
1998. Nel 1980 riceve la medaglia d'oro di benemerito della scuola, della
cultura e dell'arte. Docente di storia contemporanea all'Università degli Studi di Milano,
è, dal 1986 direttore
del Centro per la storia della Massoneria,[1] e,
dal 1992,
contitolare della cattedra "Pierre-Théodore Verhaegen" dell'Université libre de Bruxelles.
Il
prof. Mola nel volume “Storia della monarchia in Italia”
(Bompiani 2002),sostiene l’inno Fratelli
d’Italia fu scritto nel 1846 dal padre Atanasio Canata (Lerici, 25 marzo 1811 – Carcare, 5 aprile 1867), sacerdote
dell’ordine degli Scolopi e maestro di Goffredo Mameli. Il giovane Mameli
ricopiò il testo di Canata e lo inviò nel novembre 1847 all’amico Michele
Novaro che lo mise in musica. Il professor Mola, , ha raccontato che padre
Canata era un patriota, sostenitore dell’unità d’Italia, seguace di Vincenzo
Gioberti, di Antonio Rosmini e del Pontefice Pio
IX. In una poesia anticipò alcune strofe, poi utilizzate nell’Inno d’Italia
e non rese pubblico il furto del suo testo solo perchè non voleva smascherare
Mameli.
D’altro canto l’Inno è chiaramente ispirato a Dio. Nella terza strofa si legge: «Uniamoci, amiamoci, l’Unione, e l’amore / Rivelano ai Popoli / Le vie del Signore / Giuriamo far libero / Il suolo natìo / Uniti per Dio Chi vincer ci può?». (fonte Http://www.cosediscienza.it/varie/26_fratelli%20d'Italia.htm)
D’altro canto l’Inno è chiaramente ispirato a Dio. Nella terza strofa si legge: «Uniamoci, amiamoci, l’Unione, e l’amore / Rivelano ai Popoli / Le vie del Signore / Giuriamo far libero / Il suolo natìo / Uniti per Dio Chi vincer ci può?». (fonte Http://www.cosediscienza.it/varie/26_fratelli%20d'Italia.htm)
La tesi ebbe anche effetto mediatico in Italia
con un articolo sul Corriere della Sera di Ottavio Rossani pubblicati il 25
dicembre 2002, intitolato Ma che Mameli, Fratelli d’Italia è l’inno di Canata.
Per leggere l’articolo di andare sul sito http://www.webalice.it/claudiusdubitatius/Nugae/Inno_Mameli.htm
Ma è una tesi minoritaria e rigettata per la
mancanza di documentazione storica ed archivistica, la voce dell’Inno scritto
da padre Canta, circolava da oltre un secolo nelle voci popolari in Val
Bormida.
Comunque eco il testo completo
fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testaDov’è la vittoria?!
Le porga la chioma
Ché schiava di Roma
Iddio la creò
Stringiamci a coorte
10Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi
Perché non siam Popolo
15Perché siam divisi
Raccolgaci un’Unica
Bandiera una Speme
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò
20Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò
Uniamoci, amiamoci
L’unione e l’amoreRivelano ai Popoli
Le vie del Signore
Giuriamo far Libero
Il suolo natio
Uniti, per Dio,
30Chi vincer ci può!?
Stringiamci a coorte,
Siam pronti alla morte,
L’Italia chiamò.
Dall’Alpi a SiciliaDovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman BalillaIl suon d’ogni squilla
I Vespri suonò
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò
45Son giunchi che piegano
Le spade vendute
A l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute
Il sangue d’Italia
L’Italia s’è desta
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testaDov’è la vittoria?!
Le porga la chioma
Ché schiava di Roma
Iddio la creò
Stringiamci a coorte
10Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi
Perché non siam Popolo
15Perché siam divisi
Raccolgaci un’Unica
Bandiera una Speme
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò
20Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò
Uniamoci, amiamoci
L’unione e l’amoreRivelano ai Popoli
Le vie del Signore
Giuriamo far Libero
Il suolo natio
Uniti, per Dio,
30Chi vincer ci può!?
Stringiamci a coorte,
Siam pronti alla morte,
L’Italia chiamò.
Dall’Alpi a SiciliaDovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman BalillaIl suon d’ogni squilla
I Vespri suonò
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò
45Son giunchi che piegano
Le spade vendute
A l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute
Il sangue d’Italia
Bevé col cosacco
Il sangue Polacco
Ma il cor le bruciò
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morteL’Italia chiamò
Il sangue Polacco
Ma il cor le bruciò
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morteL’Italia chiamò





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