domenica 12 ottobre 2014

MA L'INNO FRATELLI D'ITALIA L'HA SCRITTO MAMELI?

E’ conosciuto come Fratelli D’Italia o , Inno di Mameli, Canto nazionale ,Inno d'Itali ma in realtà si chiama Il canto degli italiani. E’ considerato l’Inno Ufficiale della Repubblica Italiana ma non è così, lo è de facto da quando il 12 ottobre 1946, l’onorevole Cipriano Facchinetti, repubblicano, e  ministro della guerra, informò il consiglio dei ministri che, per il giuramento delle forze armate, in programma il 4 novembre, verrà adottato l’inno “Fratelli d’Italia che si sarebbe proposto uno schema di decreto per stabilire che provvisoriamente l'inno di Mameli sarebbe stato considerato l'inno nazionale. Tale schema di decreto, però, non vide mai la luce La Costituzione sancì l'uso del tricolore come bandiera nazionale, ma non stabilì quale sarebbe stato l'inno, e nemmeno il simbolo della Repubblica, che essendo fallito il primo concorso dell'ottobre 1946 fu scelto solo con il decreto legislativo del 5 maggio 1948 in seguito a un secondo concorso cui parteciparono 197 loghi di 96 artisti e specialisti, dei quali risultò vincitore Paolo Paschetto, col suo noto emblema.
Per molti decenni si è dibattuto a livello politico e parlamentare circa la necessità di rendere Fratelli d'Italia l'inno ufficiale della Repubblica Italiana, ma senza che si arrivasse mai all'approvazione di una legge o di una modifica costituzionale che sancisse lo stato di fatto riconosciuto peraltro anche in tutte le sedi istituzionali.
Nel 2006 è stato discusso nella Commissione affari costituzionali del Senato un disegno di legge che prevede l'adozione di un disciplinare circa il testo, la musica e le modalità di esecuzione dell'inno Fratelli d'Italia. Lo stesso anno, con la nuova legislatura, è stato presentato al Senato un disegno di legge costituzionale che prevede la modifica dell'art.12 della Costituzione italiana con l'aggiunta del comma «L'inno della Repubblica è Fratelli d'Italia». Nel 2008, altre iniziative analoghe sono state adottate in sede parlamentare peraltro senza mai portare a termine l'ufficializzazione nella Costituzione dell'inno che attualmente perciò resta provvisorio e adottato ad interim[,
Nel giugno 2012 è stato approvato il disegno di legge che prevede l'obbligo di insegnare nelle scuole italiane l'Inno di Mameli., che lo rende de facto inno nazionale, ma non ufficialmente. Ma come nasce Il Canto degli Italiani?

Nell'autunno del 1847 Goffredo Mameli, allora giovane studente e patriota iscritto alla Massoneria, scrisse il testo de Il Canto degli Italiani. Dopo aver scartato l'idea di adattarlo a musiche già esistenti, nel settembre 1847 lo inviò a Torino nella casa del patriota Lorenzo Valerio, dove si trovava anche il maestro genovese Michele Novaro, il quale ne fu subito conquistato. Così il compositore ricordò quei momenti nell'aprile 1875 per una commemorazione di Mameli:« Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convulse quel povero strumento (...), mettendo giù frasi melodiche, l'un sull'altra, ma lungi le mille miglia dall'idea che potessero adattarsi a quelle parole. Mi alzai scontento di me; mi trattenni ancora un po' in casa di Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi della mente. Vidi che non c'era rimedio, presi congedo e corsi a casa. Là, senza neppure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte. Mi tornò alla mente il motivo strimpellato in casa di Valerio: lo scrissi su un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani; nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per conseguenza, anche sul povero foglio; questo fu l'origine dell'inno Fratelli d'Italia»


Questo inno, scritto da un Massone per i "fratelli" della Massoneria, debuttò il 10 dicembre, quando sul piazzale del Santuario della Nostra Signora di Loreto a Oregina fu presentato ai cittadini genovesi in occasione del centenario della cacciata degli austriaci suonato dalla Filarmonica Sestrese C. Corradi G. Secondo, allora banda municipale di Sestri Ponente "Casimiro Corradi". Vi fu forse una precedente esecuzione pubblica, di cui si è persa la documentazione originale, da parte della Filarmonica Voltrese fondata da Nicola Mameli fratello di Goffredo.
Era un momento di grande eccitazione: mancavano pochi mesi al celebre 1848, che era già nell'aria: era stata abolita una legge che vietava assembramenti di più di dieci persone, così oltre 30.000 persone ascoltarono l'inno e l'impararono; nel frattempo Nino Bixio sulle montagne organizzava i falò della notte dell'Appennino. Dopo pochi giorni, tutti conoscevano l'inno, che veniva cantato senza sosta in ogni manifestazione (più o meno pacifica).
Durante le Cinque giornate di Milano, gli insorti lo intonavano a squarciagola; anche la breve esperienza della Repubblica Romana ebbe come inno il Canto degli italiani, già diventato un simbolo del Risorgimento.

Gli inni patriottici come l'inno di Mameli (sicuramente il più importante) furono un importante strumento di propaganda degli ideali del Risorgimento e di incitamento all'insurrezione, che contribuì significativamente alla svolta storica che portò all'emanazione dello Statuto albertino, ed all'impegno del re nel rischioso progetto di riunificazione nazionale.
Quando l'inno si diffuse, le autorità cercarono di vietarlo, considerandolo eversivo (per via dell'ispirazione repubblicana e anti-monarchica del suo autore); visto il totale fallimento, tentarono di censurare almeno l'ultima parte, estremamente dura con gli Austriaci, al tempo ancora formalmente alleati, ma neppure in questo si ebbe successo.
Dopo la dichiarazione di guerra all'Austria, persino le bande militari lo suonarono senza posa, tanto che re Carlo Alberto fu costretto a ritirare ogni censura del testo, così come abrogò l'articolo 77 dello Statuto albertino secondo cui l'unica bandiera del regno doveva essere quella sabauda (e la coccarda quella azzurra), rinunciando agli inutili tentativi di reprimere l'uso del tricolore verde, bianco e rosso, anch'esso impostosi come simbolo patriottico dopo essere stato adottato clandestinamente nel 1831 come simbolo della Giovine Italia.
In seguito fu proprio intonando l'inno di Mameli che Garibaldi, con i "Mille", intraprese la conquista dell'Italia meridionale e la riunificazione nazionale.

Nel 1862 Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazioni, composto per l'Esposizione Universale di Londra, affidò proprio al Canto degli Italiani (e non alla Marcia Reale) il compito di simboleggiare l'Italia, ponendolo accanto a God Save the Queen e alla Marsigliese.
Mameli era già morto, ma le parole del suo inno, che invocava un'Italia unita, erano più vive che mai. Anche l'ultima tappa di questo processo, la presa di Roma del1870, fu accompagnata da cori che lo cantavano accompagnati dagli ottoni dei bersaglieri.
Anche più tardi, per tutta la fine dell'Ottocento e oltre, Fratelli d'Italia rimase molto popolare come in occasione della guerra libica del 1911-12, che lo vide ancora una volta il più importante rappresentante di una nutrita serie di canti patriottici vecchi e nuovi. Lo stesso accadde durante la prima guerra mondiale: l'irredentismo che la caratterizzava, l'obiettivo di completare la riunificazione, trovò facilmente ancora una volta un simbolo nel Canto degli italiani. In ogni caso Dal 1861 al 1946, ufficialmente, è la “Marcia Reale”, scritta da Giuseppe Gambetti per Carlo Alberto.

Prime incisioni[

Il documento sonoro più antico conosciuto del Canto degli Italiani (disco a 78 giri per grammofono, 17 cm di diametro) è datato 1901 e venne inciso dalla Banda Municipale del Comune di Milano sotto la direzione del Maestro Pio Nevi. Una delle prime registrazioni del Canto degli italiani è quella che fece il 9 giugno 1915 il cantante lirico e di musica napoletana Giuseppe Godono. L'etichetta per cui il brano venne inciso è la Phonotype di Napoli. Un'altra antica incisione pervenuta ad oggi è quella della Banda del Grammofono, registrata a Londra per la casa discografica His Master's Voice (La Voce del Padrone) il 23 gennaio 1918

Sotto il fascismo

Dopo la marcia su Roma, assunsero grande importanza, oltre all'inno ufficiale del regno che era sempre la Marcia Reale, i canti più prettamente fascisti, che pur non essendo degli inni ufficiali erano diffusi e pubblicizzati molto capillarmente. I canti risorgimentali furono comunque incoraggiati, tranne quelli "sovversivi" di stampo anarchico o socialista come l'Inno dei lavoratori o L'Internazionale, oltre a quelli di popoli stranieri non simpatizzanti col fascismo, come La Marsigliese. Anche gli altri canti furono rinvigoriti e, ad esempio, La canzone del Piave veniva cantato nell'anniversario della vittoria, il 4 novembre. Furono istituiti il Sindacato nazionale fascista dei musicisti, con ampie competenze a livello nazionale, da cui dipendeva il Fondo nazionale di assistenza, ed infine nacque la Corporazione dello spettacolo, posta sotto la giurisdizione del Ministro delle Corporazioni. Queste erano le principali strutture che governavano la vita musicale italiana. Il fascismo giunse a governare le attività di tutte le istituzioni musicali, dalle scuole ai conservatori, ai teatri, ai festival ed ai concorsi. La politica fascista non modificò i programmi di istruzione scolastica e professionale dei musicisti. Spesso l'inno di Mameli viene erroneamente indicato come l'inno nazionale della Repubblica Sociale Italiana. Tuttavia è documentata la mancanza di un inno nazionale ufficiale; nelle cerimonie veniva cantato l'inno di Mameli oppure Giovinezza.

Nell'Italia repubblicana

Nella seconda guerra mondiale, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 l'inno di Mameli e molti altri vecchi canti assieme a quelli nuovi dei partigiani risuonarono per tutta Italia (anche al Nord, dove erano trasmessi dalla radio) dando coraggio agli italiani. In questo periodo di transizione, sapendo che la monarchia sarebbe stata messa in discussione e che la Marcia Reale sarebbe stata perciò provocatoria, il governo adottò provvisoriamente come inno nazionale La canzone del Piave .Nel 1945, dopo la fine della guerra, a Londra Toscanini diresse l'esecuzione dell'Inno delle Nazioni, composto da Verdi nel 1862 e comprendente anche l'inno di Mameli[2], che vide così riconosciuta l'importanza che gli spettava. Poi arrivò il  Consiglio dei ministri del 12 ottobre 1946 e la proposta di  Cipriano Facchinetti 
Curiosità: Era presente nel testo originale un'altra strofa, dedicata alle donne italiane, eliminata in seguito dallo stesso Mameli. La strofa recitava:
Tessete o fanciulle
bandiere e coccarde
fan l'alme gagliarde
l'invito d'amor.[
 Ma fu Mameli a scRiverlo?
Negli ultimi anni ha fatto scalpore la tesi dello storico   Aldo Alessandro Mola è stato preside in alcuni licei dal 1977 al 1998. Nel 1980 riceve la medaglia d'oro di benemerito della scuola, della cultura e dell'arte. Docente di storia contemporanea all'Università degli Studi di Milano, è, dal 1986 direttore del Centro per la storia della Massoneria,[1] e, dal 1992, contitolare della cattedra "Pierre-Théodore Verhaegen" dell'Université libre de Bruxelles.
Il prof. Mola nel volume “Storia della monarchia in Italia” (Bompiani 2002),sostiene  l’inno Fratelli d’Italia fu scritto nel 1846 dal padre Atanasio Canata (Lerici25 marzo 1811 – Carcare5 aprile 1867), sacerdote dell’ordine degli Scolopi e maestro di Goffredo Mameli. Il giovane Mameli ricopiò il testo di Canata e lo inviò nel novembre 1847 all’amico Michele Novaro che lo mise in musica. Il professor Mola, , ha raccontato che padre Canata era un patriota, sostenitore dell’unità d’Italia, seguace di Vincenzo Gioberti, di Antonio Rosmini e del Pontefice Pio IX. In una poesia anticipò alcune strofe, poi utilizzate nell’Inno d’Italia e non rese pubblico il furto del suo testo solo perchè non voleva smascherare Mameli.
D’altro canto l’Inno è chiaramente ispirato a Dio. Nella terza strofa si legge: «Uniamoci, amiamoci, l’Unione, e l’amore / Rivelano ai Popoli / Le vie del Signore / Giuriamo far libero / Il suolo natìo / Uniti per Dio Chi vincer ci può?». (fonte  Http://www.cosediscienza.it/varie/26_fratelli%20d'Italia.htm)



La tesi ebbe anche effetto mediatico in Italia con un articolo sul Corriere della Sera di Ottavio Rossani pubblicati il 25 dicembre 2002, intitolato Ma che Mameli, Fratelli d’Italia è l’inno di Canata.
Per leggere l’articolo di     andare sul sito http://www.webalice.it/claudiusdubitatius/Nugae/Inno_Mameli.htm
Ma è una tesi minoritaria e rigettata per la mancanza di documentazione storica ed archivistica, la voce dell’Inno scritto da padre Canta, circolava da oltre un secolo nelle voci popolari in Val Bormida.


Comunque eco il testo completo
fratelli d’Italia
L’Italia s’è desta
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa
Dov’è la vittoria?!
Le porga la chioma
Ché schiava di Roma
Iddio la creò

 Stringiamci a coorte
10Siam pronti alla morte
 L’Italia chiamò

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi
Perché non siam Popolo
15Perché siam divisi
Raccolgaci un’Unica
Bandiera una Speme
Di fonderci insieme
Già l’ora suonò

20Stringiamci a coorte
 Siam pronti alla morte
 L’Italia chiamò

Uniamoci, amiamoci
L’unione e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore
Giuriamo far Libero
Il suolo natio
Uniti, per Dio,
30Chi vincer ci può!?

 Stringiamci a coorte,
 Siam pronti alla morte,
 L’Italia chiamò.

Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò
 
Stringiamci a coorte
 Siam pronti alla morte
 L’Italia chiamò

45Son giunchi che piegano
Le spade vendute
A l’Aquila d’Austria
Le penne ha perdute
Il sangue d’Italia
Bevé col cosacco
Il sangue Polacco
Ma il cor le bruciò

 Stringiamci a coorte
 Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò


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