I rapporti tra Santo Domingo e Haiti sono sempre stati
dificili e conflittuali, confinanti e con lingue e culture diverse. Spesso in
guerra, come nel Nel 1822 quando gli Haitiani, sotto
la guida di Jean Pierre Boyer, invasero l'isola e la
conquistarono interamente, ma 22 anni più tardi, dopo dure lotte, i dominicani
riuscirono a riconquistare l'indipendenza: fu proprio un gruppo di patrioti
comandato da Juan Pablo Duarte, Francisco Sánchez
e Ramón Mella, infatti, ad entrare
trionfalmente nella città attraverso la Puerta del Conde il 27
febbraio 1844,
proclamando l'indipendenza da Haiti. A distanza di anni, rimase un forte contrasto a Santo
Domingo nei confronti della popolazione di origine haitiana che sfociò nel Il massacro
del prezzemolo inizato il 2 ottobre 1937
ed è noto nella Repubblica Dominicana come El Corte (let.
"il taglio") e ad
Haiti come Kouto-a (let. "coltello"), è il nome con cui si
definisce la pulizia etnica attuata dal regime populista
dominicano di Rafael Leonidas Trujillo Molina nei
confronti della popolazione haitiana residente nel territorio della Repubblica Dominicana. L'ordine di esecuzione
portò alla morte di un numero imprecisato di haitiani, si stima dai 20.000 ai
30.000, e durò solamente cinque giorni.
L'esecuzione
prese questo nome dal fatto che il presidente Trujillo attuò un metodo
quantomeno discutibile nella ricerca degli haitiani: ovvero la pronuncia della
lingua spagnola parlata poco fluentemente dalla maggior parte dei vicini dei
dominicani. Ai soldati fu consigliato quindi di portare un rametto di "perejil"
(spagnolo per prezzemolo) e chiedere cosa fosse alla gente incontrata:
chi non fosse riuscito ad esclamare la parola perfettamente sarebbe stato molto
probabilmente una persona origine haitiana.
Delle decine
di migliaia di haitiani uccisi nelle esecuzioni, la maggior parte di essi era
nata nella Repubblica Dominicana e apparteneva a una ben consolidata comunità
di immigrati integrata nei confini in attesa di poter ottenere cittadinanza.
Ripercussioni
Nei tempi
seguenti il massacro, il governo tentò invano di far ricadere la responsabilità
dell'accaduto sulla popolazione dominicana, giustificando l'azione come
un'ondata di forte intolleranza. In seguito, gli Stati Uniti esaminarono
diversi cadaveri di haitiani uccisi durante la pulizia etnica, appurando come
parte di essi fossero stati uccisi con proiettili per fucili Krag in dotazione
solo per l'esercito dominicano e smentendo quindi la complicità della popolazione
nell'accaduto. Pertanto, fu confermato come l'uccisione di migliaia di haitiani
fu parte di un piano ben congegnato da parte del regime di Trujillo, volto a
una trasformazione sostanziale del Paese attraverso azioni sociali, politiche
ed economiche anche attraverso la fuoriuscita forzata o non degli haitiani
dalla Repubblica Dominicana.
Dopo il
massacro, Trujillo attuò una rigida politica d'immigrazione tra i due Paesi,
osservando una quota limitata di entrate di haitiani nella Repubblica
Dominicana, realizzando collegamenti più agibili e moderni tra le aree urbane
centrali e la linea di confine attraverso progetti di edilizia abitativa e
pubblica, e una rigorosa selezione nelle regioni di frontiera del Sud
dell'isola, che portò all'uccisione e deportazione di numerosi profughi
haitiani.
fu assasinato il 30 maggio 1961. Un colpo di fucile lo raggiunse mentre, nottetempo, transitava in
automobile in compagnia del suo autista di fiducia verso San Cristobal,
la sua città natale, alla periferia della capitale, Santo Domingo, che aveva fatto ribattezzare Ciudad Trujillo.
Prima della morte era riuscito, assecondato da una famiglia
voracissima, ad accumulare circa 800 milioni di dollari dell'epoca,
messi al sicuro in banche straniere


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