giovedì 2 ottobre 2014

SANTO DOMINGO 2 OTTOBRE 1937, IL MASSACRO DEL PREZZEMOLO



I rapporti tra Santo Domingo e Haiti sono sempre stati dificili e conflittuali, confinanti e con lingue e culture diverse. Spesso in guerra, come nel Nel 1822  quando gli Haitiani, sotto la guida di Jean Pierre Boyer, invasero l'isola e la conquistarono interamente, ma 22 anni più tardi, dopo dure lotte, i dominicani riuscirono a riconquistare l'indipendenza: fu proprio un gruppo di patrioti comandato da Juan Pablo Duarte, Francisco Sánchez e Ramón Mella, infatti, ad entrare trionfalmente nella città attraverso la Puerta del Conde il 27 febbraio 1844, proclamando l'indipendenza da Haiti. A distanza di anni, rimase un forte contrasto a Santo Domingo nei confronti della popolazione di origine haitiana che sfociò nel Il massacro del prezzemolo inizato il 2 ottobre 1937  ed è noto nella Repubblica Dominicana come El Corte (let. "il taglio") e ad Haiti come Kouto-a (let. "coltello"), è il nome con cui si definisce la pulizia etnica attuata dal regime populista dominicano di Rafael Leonidas Trujillo Molina nei confronti della popolazione haitiana residente nel territorio della Repubblica Dominicana. L'ordine di esecuzione portò alla morte di un numero imprecisato di haitiani, si stima dai 20.000 ai 30.000, e durò solamente cinque giorni.

L'esecuzione prese questo nome dal fatto che il presidente Trujillo attuò un metodo quantomeno discutibile nella ricerca degli haitiani: ovvero la pronuncia della lingua spagnola parlata poco fluentemente dalla maggior parte dei vicini dei dominicani. Ai soldati fu consigliato quindi di portare un rametto di "perejil" (spagnolo per prezzemolo) e chiedere cosa fosse alla gente incontrata: chi non fosse riuscito ad esclamare la parola perfettamente sarebbe stato molto probabilmente una persona origine haitiana.
Delle decine di migliaia di haitiani uccisi nelle esecuzioni, la maggior parte di essi era nata nella Repubblica Dominicana e apparteneva a una ben consolidata comunità di immigrati integrata nei confini in attesa di poter ottenere cittadinanza.
Ripercussioni
Nei tempi seguenti il massacro, il governo tentò invano di far ricadere la responsabilità dell'accaduto sulla popolazione dominicana, giustificando l'azione come un'ondata di forte intolleranza. In seguito, gli Stati Uniti esaminarono diversi cadaveri di haitiani uccisi durante la pulizia etnica, appurando come parte di essi fossero stati uccisi con proiettili per fucili Krag in dotazione solo per l'esercito dominicano e smentendo quindi la complicità della popolazione nell'accaduto. Pertanto, fu confermato come l'uccisione di migliaia di haitiani fu parte di un piano ben congegnato da parte del regime di Trujillo, volto a una trasformazione sostanziale del Paese attraverso azioni sociali, politiche ed economiche anche attraverso la fuoriuscita forzata o non degli haitiani dalla Repubblica Dominicana.
Dopo il massacro, Trujillo attuò una rigida politica d'immigrazione tra i due Paesi, osservando una quota limitata di entrate di haitiani nella Repubblica Dominicana, realizzando collegamenti più agibili e moderni tra le aree urbane centrali e la linea di confine attraverso progetti di edilizia abitativa e pubblica, e una rigorosa selezione nelle regioni di frontiera del Sud dell'isola, che portò all'uccisione e deportazione di numerosi profughi haitiani. 


fu assasinato il  30 maggio 1961Un colpo di fucile lo raggiunse mentre, nottetempo, transitava in automobile in compagnia del suo autista di fiducia verso San Cristobal, la sua città natale, alla periferia della capitale, Santo Domingo, che aveva fatto ribattezzare Ciudad Trujillo. Prima della morte era riuscito, assecondato da una famiglia voracissima, ad accumulare circa 800 milioni di dollari dell'epoca, messi al sicuro in banche straniere

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