lunedì 10 novembre 2014

EMANUELE DE FRANCESCO, PRIMO ALTO COMMISSARIO PER LA LOTTA ALLA MAFIA, NATO A BARILE IL 21 LUGLIO 1921



Emanuele De Francesco nacque a Barile il 10 luglio 1921, si arruolò a 23 anni nel nel 1943 nel Corpo degli agenti di Pubblica sicurezza. Nel 1949 ricevette la medaglia d'argento al valor militare per la lotta al banditismo in Campania. Nominato vice questore di Palermo nel 1964, nel 1973 divenne questore di Cosenza e nel 1974 di Catania. Nel 1977 è questore di Roma, dove è tra gli investigatori del sequestro Moro, fino a quando nel 1979 è nominato capo della Criminalpol. Poche settimane dopo è nominato prefetto e inviato a Torino a coordinare la lotta al terrorismo [1] Nel luglio 1981 fu nominato direttore del SISDE. Nel febbraio 1982 chiamò a Roma come responsabile Sisde per la Sicilia l'ex capo della mobile di Palermo Bruno Contrada.
Fu il primo a ricoprire l'incarico di Alto commissario per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa. Fu nominato Alto commissario con decreto del Governo Spadolini II del 6 settembre del 1982, contestualmente alla sua nomina come Prefetto di Palermo, dove fu chiamato già il 7 settembre a ricoprire il posto lasciato dal generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ucciso tre giorni prima. Appena arrivato continuò il lavoro del compianto Della Chiesa, mantenendo anche l'incarico di direttore dell'intelligence civile fino al 1984, quando lo sostituì il futuro capo della Polizia Vincenzo Parisi .
Il suo lavoro su proficuo, mettendo in piedi una nuova struttura organizzativa per combattere Cosa Nostra, infatti in  prefettura costituì l'Ufficio misure di prevenzione, primo in Italia, per accertamenti e confisca dei beni mafiosi. Chiamò Contrada dal settembre 1982 come capo di gabinetto dell'Alto commissariato. Fece scalpore una sua dichiarazione sulla importanza dei pentiti nel contrasto alla mafia, molti lo criticarono ma alla fine ebbe ragione ed  i risultati arrivarono : in quegli anni vi furono le confessioni di Tommaso Buscetta,di Contorno, il clamoroso "blitz di San Michele" (dove furono emanati 360 mandati di cattura), e l' arresto di Vito Ciancimino e dei potenti esattori Nino e Ignazio Salvo. De Francesco sostenne che era un periodo dove mancavano i capi carismatici della mafia, quindi maggiore erano i contrasti tra clan che si combattevano frontalmente e senza mezze misure, quindi era il momento che si potevano utilizzare affiliati allo sbando per contrastarli. In una sua intervista a Giuseppe Cerasa della Repubblica sostenne “Sono arrivato in un momento gravissimo."Lo scontro tra i gruppi di mafia e l' attacco alle istituzioni era giunto a livelli impensabili. Eravamo nella fase del grande impatto, ma la risposta è stata abbastanza efficace e continuerà ad esserlo anche adesso che il terrorismo rialza la testa. No, non commetteremo l' errore del 1978, lo Stato non abbasserà la guardia neanche di un millimetro. La lotta alla mafia sarà condotta ad oltranza, coinvolgendo le energie migliori in quella che è una vera e propria crociata. Del resto il prefetto Riccardo Boccia (si insedierà lunedì) ha già maturato nel campo della lotta alla camorra una vastissima esperienza"
De Francesco era profondamente  convinto che la base dei successi contro al criminalità organizzata era sempre  l’ azione della magistratura e delle forze di polizia, i riscontri, la rilettura attenta delle carte della vecchia Commissione Antimafia.
De Francesco fu sostituito al vertice dell'Alto commissariato, su sua stessa richiesta -e fu pronto a non alimentare dietrologie, ribadendo più volte che era uan sua decisione - il 22 marzo 1985 dal prefetto Riccardo Boccia. De Francesco venne contemporaneamente nominato consigliere della Corte dei Conti e commissario di governo per la Regione Calabria.
Nel 1992 divenne cavaliere dell'Ordine del Santo Sepolcro. De Francesco si è spento il 10 novembre 2011 a Decolattura, in provincia di Catanzaro

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