lunedì 10 novembre 2014

JACK BRAZZO, IL PESO MASSIMO CHE VINSE L'OSCAR

La vita non fu mai facile per  Volodymyr Jack Palahniuk, figlio di immigrati ucraini che avevano cercato una vita migliore negli Sate; il padre  Ivan era nativo di Ternopil Oblast e la madre Anna invece di Lviv Oblast.
Il destino dei Palahniuk fu invece il carbone, il padre aveva trovato lavoro nelle miniere di Hazle Township in  Pennsylvania, e lì nacque  nel quartiere minerario di Lattimer Mines il primogenito Volodymyr Jack., era il 18 febbraio del 1919. Come il padre anche luì lavoro come minatore per un periodo della vita, ma il ragazzo aveva talento, era vivace, con mille interessi e soprattutto con un fisico eccezionale, molto forte fisicamente nei suoi 91 kg distribuiti su 191 cm d’altezza.
Cercò di sfruttare il suo eccezionale fisico nello sport per migliorare il suo tenore di vita, sia nel football durante il liceo, dove si mise in mostra tanto da essere chiamato nella squadra dell’Università del North Carolina; poi il giovane Jack decise di tentare fortuna nella boxe. Si sa poco della sua attività come dilettante, da professionista sembra abbia combattuto 15 volte con 12 vittorie per ko- ma nessun storico della boxe è riuscito a trovare tracce degli incontri- tutti con avversari locali dell’area mineraria. Sembrava un po’ come il giovanissimo  minatore Kid Blackie che iniziò a fare il boxer proprio mettendo ko i colleghi in incontri improvvisati, ma lui fu destinato a diventare Jack Dempsey; l’ucraino Volodymyr Jack Palahniuk che come pugile si faceva chiamare Jack Brazzo invece no, forte si ma non abbastanza, dopo le facili vittorie si trovò di fronte un altro giovane promettente;anche lui figlio di emigrati cechi; si chiamava Joe Baksi e farà parlare di sé.
Joe Baksi
Il match si svolse a nord di New York nella verde Westchester County; Brazzo 15 incontri, Baksi 9 incontri; tutti e due imbattuti; sullE  4 riprese e vinse il boemo; dopo quell’incontro Jack Brazzo lasciò la boxe e ritornò ad essere Volodymyr Jack Palahniuk, la sua borsa fu di 200 dollari, non era un pavido ma capì che non era la sua strada,aveva si un pugno pesante, ma andava bene per match di periferia, di poco conto ma non per incontri di alto livello, lo comprese quella sera, il giovane ucraino era abituato ai sacrifici ed alla vita dura della miniera, voleva emergere e capì che non era la boxe il suo destino. Baksi invece continuò, addirittura qualche giornalista lo definì il nuovo Jim Jeffries, e videro il futuro campione dei pesi massimi. Non lo diventerà mai, ma fece una ottima carriera; battè Tami Mauriello il bomber zoppo del Bronx, due volte Lee Savold, il mondiale dei mediomassimi  Freddie Mills, il forte Lou Nova, il solido Bruce Woodcock, ma poi quando incontrò i fuoriclasse  fu inesorabilmente battuto, ai punti contro l’agile e tencico Jersey Joe Walcott e per kot contro il superlativo Ezzard Charles, due campioni del mondo troppo forti per il pur bravo Baksi.
Jack invece cerò la sua strada tra studi all’università che dovette lasciare e mille lavori, barista, bagnino, cameriere, cuoco ed anche modello grazie al suo aitante fisico; e sempre un po di football. Ma aveva sempre in testa il teatro, il suo vero amore; il rude peso massimo amava l’arte in ogni sua forma, ma finchè doveva vivere giorno epr giorno non riusciva a coltivarla, poi arriva Pearl Harbor, gli Stati Uniti entrano in guerra e Jack si arruola nell’aviazione. Non vide mai un campo di battaglia perché fu vittima di un gravissimo incidente, si salvò per miracolo: l’aereo sul quale volava per perlustrazione un  B-24 Liberator  ha una avaria al motore e precipita; Jack rimase orribilmente ustionato e sfigurato, si opera ma i segni rimarranno  per sempre sul suo volto, e fu la sua fortuna… 
Finisce la vita militare nel 44, ritorna a lavorare in miniera ma ha altri obiettivi; troppo irrequieto, vuole continuare gli studi si iscrive alla Stanford University al corso di giornalismo, riprende a studiare anche teatro e soprattutto cambia di nuovo nome, questa volta per sempre Jack Palance. Si laurea, inizia a lavorare come giornalista sportivo al The Chronicle e anche in alcune radio e poi finalmente corona il sogno di recitare. Ma segno del destino la boxe, che aveva abbandonato, lo aiuterà. Innanzitutto sostituirà Marlon Brando nel 1947 a Broadway in Un tram chiamato Desiderio di Tennessee Williams; i due si allenavano in una palestra di boxe e Palance per sbaglio colpì Brando mandandolo in ospedale, e prese il suo posto nella parte di Stanley Kowalski. Un successo che proietterà Palance nel mondo del cinema, negli ani seguenti ebbe anche due  nomination all’Oscar una  per la parte di Lester Blaine in So che mi ucciderai (1952), la seconda candidatura gli giunse l'anno successivo per il ruolo del pistolero Jack Wilson nel film Il cavaliere della valle solitaria (1953).

Ma viene sempre chiamato per parti di caratterista nei western o in film sui gansters o di cattivo come Attila nel Re dei Barbari.

Ma ritorna sempre la boxe, il primo riconoscimento da attore un Emmy Award per la miglior interpretazione, Palance lo ebbe grazie ad un episodio televisivo della serie Playhouse 90, diretta da Rod Serling dove interpretava il pugile Mountain McClintock nella serie, nell'episodio Requiem for a Heavyweight.
Un cast con tanti attori professionisti tra cui due tra i più bizzarri e mattacchioni boxer della storia, il picchiatore  Max Baer mondiale dei massimi e l’istrionico e talentuoso Max Rosenbloom.
Max Rosembloom
Nella parte del campione un altro pugile, l’afro americano vero nome Young Jack Johnson -John Lee Storey – uno statuario peso massimo dagli alti e bassi, capace di perdere con chiunque ma anche di battere gente come Zora Folley ed un vecchio Ezzard Charles.
Max Baer
Requiem for a Heavyweight fu premiato per la veridicità delle scene grazie a la presenza di veri boxer e la conoscenza della noble art che aveva Serling anche sceneggiatore dell’episodio, anche lui ex pugile; parla di un vecchio massimo ormai diventato collaudatore, dopo l’ultima cocente sconfitta gli viene ritirata la licenza. Sa fare solo il pugile, il suo manager invece ha debiti con la mafia e lo convince a fare catch, creando un conflitto interiore perché non ha mai sostenuto un incontro truccato,cosa che deve fare nella lotta e poi viene a scoprire tutto; il suo manager ha scommesso contro lui per fare soldi; Mountain McClintock  riuscirà a trovare un lavoro onesto aiutando bambini mentre il suo corrotto manager troverà un nuovo massimo da lanciare e sacrificare al dio dollaro. Requiem for a Heavyweight  fu anche un sequel come film nel 1962 in Italia conosciuto come Una faccia piena di pugni, dove la parte principale è di Anthony Queen ed hanno parti un giovanissimo Cassius Clay ed il grande Jack Dempsey che interpreta se stesso, oltre ad altri assi del ring come  Willie Pep, Barney Ross, Steve Belloise, Gus  Lesnevich, Abe Simon e forse anche l’italiano Paolo Rosi, grande peso leggero
Poi il resto è storia nota, Palance alla fine ebbe l’oscar in tarda età nel 1991 come migliore attore non protagonista nel film Scappo dalla città - La vita, l'amore e le vacche.
Palance alla premiazione degli oscar
Raggiunto il successo, ha potuto  dedicarsi all’arte, divenne un bravo pittore-specie di paesaggi-e scrittore di poesie, si dedicò molto alla beneficenza raccogliendo fondi per la lotta ai tumori;
e il suo carattere orgoglioso da vecchio massimo e forte ogni tanto usciva fuori: rifiutò il premio “Artista  del Popolo”  da parte del Presidente Russo Putin, perché in protesta verso la sua politica precisò io non sono russo ma sono ucraino.

Palance morì per cause naturali nella sua casa di Montecito, in California, all'età di 87 anni il 10 novembre 2006.


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