sabato 25 ottobre 2014

ANZICOURT, 25 OTTOBRE 1415 LA FINE DELLA CAVALLERIA PESANTE, LA GLORIA DEGLI ARCIERI INGLESI

Questo foglio mi dice che sul campo
diecimila Francesi sono uccisi,
e fra essi son centoventisei
i principi ed i nobili d’insegna;(
ai quali vanno aggiunti cavalieri,
scudieri ed altri prodi gentiluomini,
in totale ottomilaquattrocento,
cinquecento dei quali solo ieri
erano stato fatti cavalieri:
sicché dei diecimila che han perduti,
i mercenari son milleseicento,
il resto sono principi, baroni,
cavalieri, scudieri e nobiluomini.
Ecco i nomi di alcuni dei lor nobili
caduti in campo: Carlo Delabret,
Supremo Connestabile di Francia;
Giacomo Chatillon, grande ammiraglio;
Ramboures, il comandante degli arcieri;
il valoroso Guicciardo Dauphin,
gran maestro di Francia;
ed ancora Giovanni d’Alençon;
Antonio di Brabante,
il fratello del duca di Borgogna,
il duca Edoardo di Bar; e fra i conti,
Granpré, Roussi, Foy e Faulconbridge,
Beaumont, Varle, Lestrale, Vaudemont:
che regale brigata della morte!
Dov’è l’elenco dei caduti inglesi?
Enrico V  atto V di William Shakespeare 

Questo brano del grande Shakespeare riassume la sintesi della battaglia di  Azincourt, una delle più brillanti pagine della storia inglese e delle più nere di quella francese. Inoltre è una di quelle battaglie che segnano il declino inesorabile della cavalleria pesante medioevale. Ancora oggi meraviglia questa strabiliante vittoria inglese, con pochi uomini : 6.000 uomini di cui  5.000 arcieri
e circa. 1.000 uomini d'arme e cavalieri appiedati, solo 150 - 500  le perdine, contro la formidabile armata francese  comandata da Carlo I d'Albret – morto nella battaglia – e Jean II Le Meingre formata da   circa  36.000 uomini: di cui  20.000 fanti, 12.000 cavalieri, 4.000 arcieri e balestrieri; le perdite tra 7.000 - 10.000 morti e 1.500 - 3.000  prigionieri . La vittoria inglese fu dovuta anche – ma non solo – alla abilità degli arcieri armati dal cosiddetto arco lungo gallese LongBow,:ila cavalleria francese cerco di fare lòo sfondamento ma l terreno pesante faceva affondare gli zoccoli dei cavalli e la velocità della carica era decisamente troppo lenta Fu così che gli arcieri inglesi ebbero il tempo per lanciare una fittissima serie di frecce che decimò e fece ripiegare i reparti di cavalleria. Il ripiego della cavalleria creò lo scompiglio tra le prime due divisioni francesi che stavano già avanzando contro gli arcieri inglesi. E sono nate alcune leggende sul famoso gesto dell’indice e del medio a V, come vittoria. Una dà l’origine ai soldati inglesi che si rivolgevano agli sconfitti indicando il V romano come il loro re e condottIero EnriCo V, l’altra su una verosimile tattica psicologica attuata dai comandanti inglesi che dicevano agli arcieri, se sarete sconfitti i francesi vi taglieranno indice e medio per non farvi più usare l’arco: indice e medio erano le dita utilizzate per prendere e schioccare le frecce, contrariamente a quando si vede nei film contemporanei. Quindi dopo la schiacciante sconfitta, gli arcieri in segno di vittoria e dello scapato pericolo prenero in giro i francesi mostrando indice e medio alzati e scapati al pericolo della mutilazione. Ma sono leggende…. Torniamo alla battaglia.

Antefatto
 Enrico V d'Inghilterra, divenuto sovrano del Regno d'Inghilterra, il 20 marzo del 1413, a quasi ventisei anni, considerato giusto, pio, cavalleresco, rappresentava l'archetipo ideale di re medievale, ed era ansioso di farsi onore sul campo di battaglia, onde rinnovare le vittorie del secolo precedente e, con l'aiuto di Dio, rimettere in uso le crociate, ma soprattutto era austero ed audace e ben presto rivendicò le pretese vantate da suo bisnonno,Edoardo III, sulla corona di Francia.
Al tempo della sua ascesa al trono (1413), Enrico trovava un'Inghilterra profondamente provata da faide e lotte intestine che con il passare del tempo avevano di fatto messo in ginocchio il paese e la popolazione, ormai stanca. Il sovrano pensò bene di trovare una soluzione che non solo avrebbe giovato al morale della popolazione, ma unito il suo regno e rafforzato la popolarità della dinastia di Lancaster su tutto il territorio: una vittoriosa campagna contro la Francia.
Dapprima, nello stesso anno (1413), Enrico ottenne l'alleanza del duca di Borgogna, Giovanni Senza Paura[4], per combattere gli Armagnacchi, mentre Giovanni sarebbe rimasto neutrale, nel caso che Enrico avesse attaccato il re e il delfino di Francia.
Forte dell'alleanza con Giovanni, nell'agosto del 1414, Enrico avanzò delle richieste talmente oltraggiose che il governo francese non poté accettare; in breve Enrico chiedeva: la corona di Francia, i feudi angioini deiplantageneti, incluso il ducato di Normandia e parte della Provenza, ed inoltre la parte del riscatto di re Giovanni II(catturato a Poitiers), non ancora pagato, ed infine la mano di Caterina figlia del re di Francia, Carlo VI, più una cospicua dote di 2 milioni di corone francesi.
Per la Francia non poteva esserci un momento storico peggiore per ricevere un simile oltraggio: il governo di Carlo "il Pazzo" aveva di fatto portato il paese in uno stato di totale anarchia dove Armagnacchi e Borgognoni si contendevano il potere. Comunque, verso la fine del 1414, fu inviata una grossa ambasceria (circa 600 membri), che incontrò Enrico V a Winchester e gli offrì la mano di Caterina, più una grossa dote e una parte dell'Aquitania. Enrico reagì male e si arrivò alle parole di maleducazione; Enrico allora intimò agli ambasciatori di andarsene.
I negoziati tra i due paesi rivali si interruppero e Enrico continuò a preparare l'invasione della Francia.
La spedizione fu preparata con cura, era stata predisposta una grande quantità di materiale bellico (macchine d'assedio, pezzi d'artiglieria e pontoni e anche armature e armi, immagazzinate dentro a delle botti) raccolto dai provveditori reali, nei magazzini di Londra. Enrico però, per dichiarare guerra aveva bisogno di un grande esercito e di una grande flotta, mentre nel momento in cui lui salì al trono aveva a disposizione una piccolissima flotta di sole sei navi; dopo due anni riuscì comunque a farle diventare il doppio con la costruzione di navi presso i cantieri di Southampton, ma non erano ancora abbastanza per occupare i porti francesi: dovette acquistare diverse imbarcazioni dall'Olanda, e così riuscì con gli sforzi di tutte le città del Regno a mettere assieme una buona flotta. Risolto il problema della flotta bisognava allestire l'esercito terrestre: convocò i nobili del regno che dovevano rispondere alla chiamata d'armi e reclutare i piccoli contingenti dei loro castelli, inoltre emanò una coscrizione temporanea in modo da reclutare milizie e volontari a sue spese per un periodo temporaneo. L'esercito però era ancora insufficiente, e così il Re Enrico chiese aiuto alle città del regno che potevano offrire un po' di soldi, in cambio Enrico avrebbe dato la Corona del defunto re Riccardo II e Londra mise assieme 10.000 sterline, ma la corona di Riccardo II andò invece al comune di Norfolk, che diede alle casse dello stato 1000 sterline. Inoltre alla chiamata dovevano rispondere anche frati, preti, abati e vescovi insieme a tutti i componenti del clero e fu imposta una tassa al popolo (compresi i mercanti stranieri che erano anche loro obbligati a pagare questa tassa) per l'allestimento dell'esercito per la Campagna contro l'odiata Francia. Alla fine il Re Enrico mise assieme un esercito di 12.000 uomini e 20.000 cavalieri (nella battaglia di Azincourt ne arrivarono solo 6000 di quelli partiti dall'Inghilterra). E così Il 13 agosto 1415, la flotta inglese arrivò a Cap de la Hève, alla foce della Senna, nei pressi di Le Havre, il 14 l'esercito inglese era sbarcato e alcuni giorni dopo mise l'assedio a Harfleur, porto che avrebbe, una volta conquistato, fatto da tramite per il suo esercito. Contro ogni aspettativa la popolazione di Harfleur si era preparata al lungo assedio che avrebbe dettato l'esercito inglese, rinforzate le mura e allagata la pianura circostante, costrinse l'esercito della corona ad un duro assedio. Col passare del tempo, tanto tra gli assediati quanto tra gli assedianti, iniziava a scarseggiare il cibo e l'aria poco salubre delle paludi, il duro lavoro imposto ai soldati per creare efficaci avamposti d'attacco (trincee) e viceversa difendersi (la popolazione era spesso chiamata a ricostruire le mura della città rovinate dai colpi d'artiglieria), le umide notti, iniziarono a far pagare pegno, epidemie di febbri e dissenteria devastarono l'esercito inglese e la popolazione stessa.
Il 22 settembre 1415 la città cadde e, dopo alcuni giorni, re Enrico decise, contro il parere di tutti, di proseguire la sua marcia verso Calais, dove avrebbe voluto svernare. Lasciato un piccolo contingente di 1200 uomini a difendere Harfleur, il re iniziò la propria marcia con un seguito di circa 6000 uomini, di cui 5000 arcieri e solo 1000 uomini d'arme (per Alfred Coville erano 13.000 soldati).
Nel frattempo, conti, duchi, signorotti e nobili di tutta la Francia, avevano risposto alla chiamata alle armi fatta dal Delfino di Francia e dal re; ma l'esercito, anche se numericamente ben fornito (valutato dallo storico Alfred Coville sulle 50.000 unità), si era riunito presso la città di Rouen, solo ad ottobre, e le forze giunte sotto la guida dei duchi di Berry, d'Alençon, di Borbone e d'Angiò, si riunirono sotto il comando del connestabile di FranciaCarlo I d'Albret.
La battaglia
Durante la marcia dell'invasore verso Calais, l'esercito francese cercò più volte, senza apprezzabili risultati, di tendere imboscate che indebolissero fino alla distruzione l'esercito inglese, che, arrivato in Piccardia, si trovò di fronte l'armata francese.
Nonostante il parere negativo del duca di Berry, i nobili francesi approvarono, non senza disaccordi, un attacco frontale che annientasse il nemico.
Due araldi vennero inviati ad Enrico dai nobili francesi, essi riferirono al re che dal momento che lui era venuto a conquistare il loro paese, i francesi l'avrebbero combattuto in qualsiasi luogo e momento. Enrico replicò dicendo che avrebbe proseguito la propria marcia verso Calais e che i francesi avrebbero ostacolato la sua marcia a loro rischio e pericolo, poi ricompensò gli araldi con dell'oro e accampò il proprio esercito nella cittadina di Maisoncelle. All'alba del 25 ottobre 1415, giorno di San Crispino e Crispiniano, i due eserciti cominciarono a schierarsi. I francesi schierarono il loro esercito nella pianura adiacente tra Azincourt (Agincourt) eTramecourt, come per sbarrare la via verso Calais; ordinato su tre file di uomini, lo schieramento francese prevedeva l'utilizzo di uomini d'arme appiedati al centro, sostenuti da arcieri e balestrieri e, ai lati, formazioni di cavalleria pesante.
Dal canto suo, Enrico V, schierò in tre piccole formazioni gli uomini d'arme capitanate dal duca di York, da Lord Camoys e dal re in persona. Gli armigeri vennero rafforzati dagli arcieri che, in formazioni triangolari, andarono a comporre una linea d'attacco leggermente concava.
Alle undici del 25 ottobre del 1415, si iniziò la battaglia. Al grido "San Giorgio, San Giorgio", l'esercito inglese iniziò la propria marcia verso lo scontro, d'altro canto, i francesi nettamente superiori per numero, convinti di dettar le regole del gioco, si sentivano ora disorientati. Giunti a 200 metri dalle forze francesi, gli arcieri del re iniziarono a piantare una serie di pali appuntiti nel terreno fangoso e una volta difesi iniziarono a riversare frecce sui francesi. La cavalleria scelta francese provò a controbattere, ma le condizioni del terreno e la pioggia di dardi rendevano nulla la corsa dei cavalieri che, in più, giunti alle palizzate erano facili vittime del nemico. La grande colonna dei cavalieri appiedati invece avanzava molto lentamente nel fango. Solo un attacco frontale andò a segno e fece indietreggiare le linee inglesi, ma per poco. Enrico passò all'offensiva e dopo un'altra ondata di frecce, ordinò una carica generale, alla quale si unirono anche gli arcieri equipaggiati con armature leggere e nell'imbuto che si era creato caddero migliaia di nobili, conti e duchi di tutte le parti della Francia, molti morirono subito, altri vennero catturati e uccisi, oltre che per paura di ritorsioni future, anche e soprattutto per l'instabile situazione che vedeva i pochi inglesi timorosi che, ad un eventuale contrattacco francese, portato da forze fresche o dalla riorganizzazione di quelle in rotta, i numerosi prigionieri potessero raccogliere l'immensa quantità di armi sul terreno e sopraffarli. Infine, una parte del grande esercito francese (composto, a seconda delle stime, da 10.000 fanti e 8.000 cavalieri oppure da un totale di 25.000 uomini oppure, secondo il Coville, da 50.000 uomini), segnatamente la terza linea, disertò ingloriosamente in massa, dopo aver visto il tragico destino delle due linee che la precedevano, e si disperse nella boscaglia.
Questo però lasciò agli inglesi il dubbio che potesse trattarsi di una manovra di aggiramento ed il susseguente attacco al campo inglese, in realtà una semplice opera di brigantaggio, priva di qualsivoglia intento tattico, del signore di Azincourt che si impossessò persino della corona di Enrico, fece davvero temere che tale aggiramento fosse in atto. In effetti Enrico, vista l'esiguità delle sue forze ed il grande numero di francesi in rotta, ebbe ancora per diversi giorni il timore di un secondo attacco nemico che avrebbe potuto capovolgere l'esito della battaglia.
Alle quattro del pomeriggio la battaglia era già finita con un disastro francese ove morirono, combattendo per la Francia, dai 7000 ai 15000 uomini tra cui ilconnestabile di FranciaCarlo I d'Albret, e il fratello di Giovanni Senza Paura, Filippo Conte di Nevers, mentre caddero prigionieri, oltre ad uno dei comandanti sul campo, Jean II Le Meingre, il capo della fazione degli armagnacchi, il duca d'Orleans Carlo, e l'altro fratello di Giovanni Senza Paura, Antonio Duca del Brabante,che poi fu ucciso con altri prigionierifrancesi. Fu una grande vittoria, ed Enrico V ben presto rivendicò le sue pretese.
La Francia aveva peccato di presunzione sentendosi più forte numericamente, credendo nei suoi uomini più importanti, che poi finirono in rovina, l'Inghilterra si fece lustro grazie all'ingegno di Enrico V, che fu ammirato in tutta Europa, un uomo e un re che vendette cara la pelle anche in battaglia, un eroe per il suo popolo.
La strategia nella battaglia di Azincourt 
Enrico V era solito allestire l'esercito in tre divisioni prima dell'inizio di ogni battaglia, ma ad Azicourt non fece il solito schieramento: invece di dividere l'esercito in tre parti, decise di organizzare linearmente il suo esercito, infatti ogni tre schieri di fanti erano protetti lateralmente da due grandi contingenti di arcieri (circa 2/3 dell'esercito inglese era costituito dai fortissimi arcieri inglesi con il loro formidabile arco lungo). Una strategia che risultò decisiva fu l'ingegnosa idea di fissare nel terreno dei pali di legno lunghi circa 2 metri, per frenare gli attacchi della potente cavalleria francese. L'esercito francese invece aveva adottato il classico schieramento in avanguardia, corpo centrale e retroguardia. Nell'Avanguardia francese vi erano i comandanti Boucicaut e D'Albert. I due schieramenti si trovarono faccia a faccia fino dalle otto del mattino; dopo due ore Enrico decise di avanzare poiché l'esercito francese non attaccava, benché questa avanzata potesse tenere momentaneamente lo schieramento un po' disordinato. Nonostante ciò i francesi non ne approfittarono per attaccare e permisero liberamente agli inglesi di avanzare di qualche metro.
Al momento in cui i due schieramenti furono più vicini fra loro, gli inglesi bersagliarono l'esercito francese con una pioggia di frecce: i francesi si ritrovarono avvolti da una quantità immane di dardi che coprivano il cielo della piana di Azincourt e l'esercito francese ne uscì molto indebolito. A questo punto i Francesi si diedero alle cariche frontali nonostante fossero sotto il tiro degli arcieri inglesi che avevano preso una formazione a cuneo, inoltre la cavalleria non solo fu bloccata dalle frecce, ma anche dal fango che limitava i movimenti e soprattutto dalle palizzate costruite dagli inglesi. La cavalleria in breve tempo andò in rotta e fu costretta alla ritirata, così come accadde alla fanteria che fu bloccata prima dagli arcieri e poi caricata anche dai 1000 fanti inglesi. Inoltre la cavalleria andata in rotta determinò l'esclusione di un possibile accerchiamento. Inoltre con questa mossa della cavalleria francese le ali dell'esercito francese rimasero scoperte e dopo che fu indebolita anche la fanteria, finite le munizioni, gli arcieri inglesi lasciarono gli archi per affrontare il resto dell'esercito francese nel corpo a corpo. I francesi nonostante l'impressionante superiorità numerica diedero prova di una scarsa strategia, che non riuscì a bloccare gli Inglesi. Inoltre il re Enrico V fu assalito da 18 borgoni che giurarono di rubargli la corona, ma furono tutti uccisi grazie al coraggio dimostrato dallo stesso re inglese. Morirono circa 15.000 francesi compreso il comandante Charles D'Albert. Il massacro durò tre ore e furono catturati anche molti prigionieri francesi che furono uccisi sullo stesso campo di battaglia, ma mentre gli Inglesi erano occupati a uccidere i prigionieri un nuovo e piccolo contingente della cavalleria francese, riorganizzata dopo la rotta, attaccò la retroguardia inglese occupata nel massacro dei prigionieri: l'attacco francese fallì di nuovo. Dopo quest'ultima mossa la battaglia finì e gli unici a trionfare erano Enrico V e la sua efficace strategia militare. Con il termine della battaglia Enrico V fu riconosciuto anche come erede al trono di Francia e con lui la guerra sembrava finita.
 cronisti espressero ed esprimono ancora oggi la loro meraviglia[senza fonte] che un assalto di pochi uomini, di cui molti con armature leggere, abbia messo in fuga un notevole numero di cavalieri appiedati. Le cause principali furono che la linea di combattimento francese, prima l'avanguardia e poi la retroguardia:
era stata crivellata dalle frecce,
era affondata nel fango e si muoveva a stento
era stata soggetta ad una lunga attesa (era iniziata già all'alba) della battaglia dentro armature pesanti e poco pratiche.
Una seconda considerazione va fatta sulla marcia di circa un miglio che la cavalleria appiedata francese fece nei campi arati di fresco e resi molli dalla pioggia insistente; quando i cavalieri appiedati arrivarono a contatto col nemico erano stremati e quasi affogati nel fango, non si reggevano quasi più in piedi, mentre gli arcieri e gli alabardieri dell'esercito inglese, armati alla leggera, potevano correre.[senza fonte]
Infine l'ultima considerazione riguarda la tattica francese che ripeté l'errore già fatto da Giovanni II di Francia a Poitiers, la cavalleria appiedata dietro un piccolo corpo scelto di cavalleria, che doveva attrarre l'attenzione degli arcieri, permettendo al resto dell'esercito di arrivare a un corpo a corpo; a Poitiers non avvenne, mentre qui ad Azincourt avvenne a scapito dei cavalieri francesi.[senza fonte]
Per concludere la tattica inglese, picche-archi, combinata, cioè due lunghe ali di arcieri e un nucleo centrale di cavalleria, completamente armata, appiedata e munita di lunghe lance e solo un piccolo gruppo di cavalleria, che aveva cominciato a dare i suoi frutti nella battaglia di Dupplin Moor (vicino alla capitale scozzese, Perth), contro gli scozzesi, nel 1332, dopo Halidon Hill (Berwick-upon-Tweed), nel 1333Crécy, nel 1346 e Poitiers, nel 1356, continuava ad essere vincente anche ad Azincourt, dopo più di ottant'anni.
Va notato che l'esercito francese era superiore a quello inglese sotto ogni punto di vista, nel vettovagliamento, nell'armamento difensivo (più pesante e moderno), nell'equipaggiamento, nelle monte da cavalleria, persino nel numero delle armi da tiro e delle fanterie leggere (concentrate però soprattutto nella terza ondata e non impegnate in battaglia). Anzi l'esercito francese aveva anche un piccolo numero di cannoni che spararono una singola salva all'inizio della battaglia (uccidendo, pare, un unico arciere gallese). Quello che veramente mancò non fu tanto una tattica vincente, oppure un armamento superiore, quanto un comando capace di sfruttare i numerosissimi errori fatti dagli inglesi nelle settimane e nelle ore che precedettero la battaglia (si pensi solamente al fatto che gli inglesi, dopo alcune ore d'attesa, spostarono le loro linee avanti di quasi 300 metri, portandole a soli 200 metri da quelle francesi, completamente indisturbati). Uno dei motivi di questa inazione era la divisione (anche politica) dell'aristocrazia francese, unita alla scarsissima disciplina della cavalleria. Molti degli attacchi francesi, ed in particolare la prima carica di cavalleria sulle ali, potrebbero essere avvenuti senza un preciso ordine da parte del connestabile, i marescialli di Francia non ebbero alcun peso sugli scontri, non vi era una linea di comando chiara ed inequivocabile, ogni Duca e Marchese partecipò alla battaglia con il suo seguito e desiderando essere posto in prima fila, anzi la lite per stabilire la precedenza nel combattimento, se pure è una dimostrazione del grande coraggio e dello spirito combattivo dell'aristocrazia francese, ritardò l'inizio della battaglia e causò il ritirarsi in terza linea delle "proletarie" milizie parigine, composte in gran parte da tiratori (arcieri e balestrieri) e delle milizie piccarde (arcieri, di qualità inferiore a quelli britannici, ma numerosi) e bretoni (alabardieri e armati di mezza-picca), che sarebbero stati utilissimi nella fase iniziale dello scontro. In pratica le stesse dimensioni eccezionali dell'esercito francese ne determinarono la sconfitta, trasformandolo in una massa troppo grande per poter essere convenientemente gestita, soprattutto per l'irrazionalità insita in un'armata formata su basi feudali e dalle comunità locali.
Il longbow (arcolungo)
L'arcolungo usato dagli inglesi durante la battaglia di Azincourt ha forse origine gallese, di sicuro si sa che la sua gittata era pari a quella della balestra ma le frecce potevano essere lanciate con una velocità assai superiore, in rapporto di circa uno a tre (un dardo da balestra = tre frecce arcolungo), ed un rapporto di penetrazione superiore.
In seguito alla sconfitta di Azincourt si ha la sicurezza che i fabbri francesi dovettero lavorare per fabbricare armature di gran lunga più resistenti di quelle allora in uso, soprattutto per proteggere in miglior misura la cavalleria, che era uno degli obiettivi-cardine dei reggimenti di arcieri. Questi ultimi erano formati in prevalenza da normalissimi fanti nonché da cavalieri smontati da cavallo, che avevano come obiettivo principale la distruzione e lo scompaginamento dei reparti fondamentali dell'esercito nemico, come in questo caso la cavalleria feudale francese.
La costruzione di questa temibile arma da guerra era relativamente facile, si utilizzavano di base dei rami di olmo o di frassino, che venivano accuratamente levigati e avevano una lunghezza approssimativa di un metro e mezzo; l'arcolungo sviluppava un peso alla corda di 50-80 libbre. Questi dati fanno capire come il maneggiare un arco di queste dimensioni e potenza non fosse poi così facile come costruirlo, era richiesta una certa forza per tenderlo unita ad una lunga pratica nell'uso. Ed è proprio a questo scopo che, per ordine espresso del re, in molte contee si "pubblicizzavano" gare a premi con l'uso di questa arma. L'arciere inglese non indossava una protezione molto pesante, poiché una armatura ne avrebbe impedito i movimenti a scapito del tiro, in compenso si ha la quasi totale certezza che ad Azincourt i "longbowmen" fossero equipaggiati con una specie di "giubbotto imbottito", buono solo contro gli attacchi più flebili, e altre piccole protezioni che dovevano coprire gambe e braccia. In compenso l'attrezzatura offensiva era di gran lunga superiore, l'arciere esperto infatti poteva usufruire di un grandissimo numero di frecce, e di un palo assai grande e robusto con una punta di ferro che, piantato nel terreno, veniva utilizzato come barriera contro le cariche nemiche. Ma, nonostante i successi e l'organizzazione raggiunta dagli inglesi con questo reparto, in tutto il resto dell'Europa continentale il Longbow non prese mai completamente piede, mentre avrebbero trionfato, di lì a pochi anni ancora, le armi da fuoco.

Da http://www.arsbellica.it/


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