lunedì 27 ottobre 2014

POTENZA, GIORNATA DI PREVENZIONE DAGLI ICTUS, SINERGIA TRA ISTITUZIONI E SOCVIETà CIVILE


Prevenire l’ictus si può, specie con campagne di sensibilizzazione per mettere a conoscenza di come comportarsi per la profilassi delle patologie cerebrovascolari. Questo il principale scopo della manifestazione cerebrovascolari organizzata da A.L.I.Ce. Basilicata Onlus (Associazione per la Lotta all'Ictus Cerebrale) che si è svolta ieri, 26 ottobre a Potenza nel piazzale antistante la Chiesa di San Giovanni Bosco in Potenza. L’iniziativa ricordiamo si inserisce nell'ambito del programma della Giornata Mondiale contro l'Ictus ed ha avuto anche il patrocinio del Consiglio Regionale di Basilicata – presente il Presidente Piero Lacorazza- e dell’Ordine degli avvocati di Basilicata.
A.L.I.Ce. è l’acronimo di Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale ed è una Federazione di associazioni regionali cui aderiscono tutte le regioni italiane. E’ un’associazione di volontariato libera e non lucrativa, democratica, apolitica, l’unica in Italia formata da persone colpite da ictus e loro familiari, neurologi, medici esperti nella diagnosi e nel trattamento dell’ictus, infermieri, personale socio-sanitario e volontari. L’attività degli aderenti è basata sul volontariato ed i finanziamenti derivano prevalentemente dai contributi dei soci e degli enti pubblici.

Una patologia da non sottovalutare, infatti   l’ictus cerebrale in Italia rappresenta la terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie; inoltre è la prima causa assoluta di disabilità. Ed è  la seconda forma più comune di demenza e si verifica maggiormente nella popolazione anziana (fino al 40% in più rispetto alla media). Ogni anno si calcola che in Italia si verifichino oltre 200.000 nuovi casi di ictus (incidenza 2-3 pazienti/anno/1000 abitanti) di cui l’80% sono i nuovi casi e la restante parte è costituita dalle recidive. I soggetti che hanno avuto in ictus e sono sopravvissuti, con esiti più o meno invalidanti (prevalenza), sono circa 930.000, il che significa che ogni anno un medico di famiglia italiano ha almeno 4-7 pazienti che vengono colpiti dalla malattia e deve seguirne almeno una ventina sopravvissuti con esiti più o meno invalidanti. Circa il 20% delle persone colpite da ictus cerebrale per la prima volta muore entro un mese; un altro 10% entro il primo anno. Fra le restanti, circa 1/3 sopravvive con un grado di disabilità spesso elevato, tanto da renderle non autonome, 1/3 circa presenta un grado di disabilità lieve o moderata che gli permette spesso di tornare al proprio domicilio in modo parzialmente autonomo e 1/3, i più fortunati o comunque coloro che sono stati colpiti da un ictus in forma lieve, tornano autonomi al proprio domicilio. Coloro che sopravvivono con una disabilità importante spesso richiedono l’istituzionalizzazione in reparti di lungodegenza o in residenze sanitarie assistenziali; alcune famiglie, ma non tutte se lo possono permettere, si organizzano per ospitare il parente ancora a domicilio, spesso con il supporto di un assistente/badante.
“Anche la Basilicata presenta gli stessi valori d’incidenza del resto d’Italia. Inutile dire che i costi sia a carico delle famiglie che del sistema sanitario nazionale sono elevatissimi. Si calcola che una persona colpita da ictus costi nella fase acuta della malattia circa 10.000 euro” precisa il Presidente di A.L.I.Ce. Basilicata Dott. Luca Onofrio Scappatura  “ L’invalidità permanente delle persone che superano la fase acuta determina negli anni successivi una spesa che si può stimare intorno ai 100.000 euro. Sotto l’aspetto psicologico, personale e familiare poi, i costi non sono calcolabili: per tutti questi motivi, l’ictus rappresenta un vero e proprio problema sociale”.
 L’obiettivo di A.L.I.Ce. Basilicata è quello di migliorare la qualità della vita delle persone colpite da ictus, dei loro familiari e delle persone a rischio. Pertanto la nostra associazione si propone di:
-         Diffondere l’informazione sulla curabilità della malattia, specialmente perché questa coinvolge, oltre agli anziani per i quali i margini di recupero sono più ampi di quanto non si creda, giovani, donne in età fertile, adulti e bambini.
-         Creare un collegamento tra pazienti, familiari, neurologi, medici di base, fisiatri, infermieri, terapisti della riabilitazione e personale sanitario coinvolto dalla malattia al fine di facilitare al massimo il recupero funzionale, limitare le complicanze e consentire un rapido inserimento della persona colpita da ictus nell’ambiente familiare, sociale e lavorativo, nei casi potenziali.
-         Facilitare l’informazione per un tempestivo riconoscimento dei primi sintomi così come delle condizioni che ne favoriscono l’insorgenza.
-         Sollecitare gli addetti alla programmazione sanitaria affinché provvedano ad istituire centri specializzati per la prevenzione, la diagnosi, la cura e la riabilitazione delle persone colpite da ictus e ad attuare progetti concreti di screening.
-         Tutelare il diritto dei pazienti ad avere su tutto il territorio livelli di assistenza dignitosi, uniformi ed omogenei”.

“A tutt’oggi l’ictus cerebrale è considerata, a torto, una patologia incurabile ed ineluttabile. Tuttavia, l’uso di farmaci specifici immediatamente dopo l’esordio dei sintomi può salvare i soggetti colpiti, oltre che ridurre le disabilità gravi. Questo deve avvenire tipicamente nelle Unità di diagnosi e cura dedicate all’ictus (in inglese Stroke Unit), che sono gestite da esperti, che applicando protocolli definiti, salvano più vite di qualunque altro trattamento” – continua Scappatura che è anche neurologo presso  il “San Carlo” Potenza - “Ma soprattutto c’è da aggiungere e sottolineare che l’ictus è una malattia che si può prevenire, delineando trattamenti mirati e personalizzati per le persone più a rischio. E’ stato ormai ampiamente dimostrato che una corretta prevenzione può evitare fino all’80% degli ictus, tenendo sotto controllo i principali fattori di rischio: pressione arteriosa, fibrillazione atriale, glicemia (Diabete), ipercolesterolemia, tabacco, alimentazione scorretta, inattività fisica, abuso di alcool, ecc.”.
“Con la manifestazione aperta all’intera cittadinanza, A.L.I.Ce. Basilicata, con il fondamentale supporto logistico ed operativo della C.R.I. ed alla presenza di importanti rappresentanti delle istituzioni regionali, ha dato inizio ad una efficace campagna di divulgazione/prevenzione di alcuni dei più importanti fattori di rischio per l’ictus cerebrale.” Conclude il presidente A.LI.Ce- “Notevole è stata la partecipazione e l’entusiasmo della cittadinanza a questo screening di base e molti sono stati i consigli elargiti da sanitari specializzati nel settore. Considerando   l’importanza sociale della lotta all’ictus cerebrale, all’evento di questa mattina ne seguiranno sicuramente molti altri”.


ARTICOLO  di Leonardo Pisani su www.giornalelucano.com 

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