Prevenire l’ictus si può, specie con campagne di
sensibilizzazione per mettere a conoscenza di come comportarsi per la
profilassi delle patologie cerebrovascolari. Questo il principale scopo della
manifestazione cerebrovascolari organizzata da A.L.I.Ce. Basilicata Onlus
(Associazione per la Lotta all'Ictus Cerebrale) che si è svolta ieri, 26
ottobre a Potenza nel piazzale antistante la Chiesa di San Giovanni Bosco in
Potenza. L’iniziativa ricordiamo si inserisce nell'ambito del programma della
Giornata Mondiale contro l'Ictus ed ha avuto anche il patrocinio del Consiglio
Regionale di Basilicata – presente il Presidente Piero Lacorazza- e dell’Ordine
degli avvocati di Basilicata.
A.L.I.Ce. è l’acronimo di Associazione per la Lotta
all’Ictus Cerebrale ed è una Federazione di associazioni regionali cui
aderiscono tutte le regioni italiane. E’ un’associazione di volontariato libera
e non lucrativa, democratica, apolitica, l’unica in Italia formata da persone
colpite da ictus e loro familiari, neurologi, medici esperti nella diagnosi e
nel trattamento dell’ictus, infermieri, personale socio-sanitario e volontari.
L’attività degli aderenti è basata sul volontariato ed i finanziamenti derivano
prevalentemente dai contributi dei soci e degli enti pubblici.
Una patologia da non sottovalutare, infatti l’ictus cerebrale in Italia rappresenta la
terza causa di morte, dopo le malattie cardiovascolari e le neoplasie; inoltre
è la prima causa assoluta di disabilità. Ed è la seconda forma più comune di demenza e si verifica
maggiormente nella popolazione anziana (fino al 40% in più rispetto alla
media). Ogni anno si calcola che in Italia si verifichino oltre 200.000 nuovi
casi di ictus (incidenza 2-3 pazienti/anno/1000 abitanti) di cui l’80% sono i
nuovi casi e la restante parte è costituita dalle recidive. I soggetti che
hanno avuto in ictus e sono sopravvissuti, con esiti più o meno invalidanti
(prevalenza), sono circa 930.000, il che significa che ogni anno un medico di
famiglia italiano ha almeno 4-7 pazienti che vengono colpiti dalla malattia e
deve seguirne almeno una ventina sopravvissuti con esiti più o meno
invalidanti. Circa il 20% delle persone colpite da ictus cerebrale per la prima
volta muore entro un mese; un altro 10% entro il primo anno. Fra le restanti,
circa 1/3 sopravvive con un grado di disabilità spesso elevato, tanto da
renderle non autonome, 1/3 circa presenta un grado di disabilità lieve o
moderata che gli permette spesso di tornare al proprio domicilio in modo
parzialmente autonomo e 1/3, i più fortunati o comunque coloro che sono stati
colpiti da un ictus in forma lieve, tornano autonomi al proprio domicilio.
Coloro che sopravvivono con una disabilità importante spesso richiedono
l’istituzionalizzazione in reparti di lungodegenza o in residenze sanitarie
assistenziali; alcune famiglie, ma non tutte se lo possono permettere, si
organizzano per ospitare il parente ancora a domicilio, spesso con il supporto
di un assistente/badante.
“Anche la Basilicata presenta gli stessi valori d’incidenza
del resto d’Italia. Inutile dire che i costi sia a carico delle famiglie che
del sistema sanitario nazionale sono elevatissimi. Si calcola che una persona
colpita da ictus costi nella fase acuta della malattia circa 10.000 euro”
precisa il Presidente di A.L.I.Ce. Basilicata Dott. Luca Onofrio
Scappatura “ L’invalidità permanente
delle persone che superano la fase acuta determina negli anni successivi una
spesa che si può stimare intorno ai 100.000 euro. Sotto l’aspetto psicologico,
personale e familiare poi, i costi non sono calcolabili: per tutti questi
motivi, l’ictus rappresenta un vero e proprio problema sociale”.
L’obiettivo di
A.L.I.Ce. Basilicata è quello di migliorare la qualità della vita delle persone
colpite da ictus, dei loro familiari e delle persone a rischio. Pertanto la
nostra associazione si propone di:
-
Diffondere l’informazione sulla curabilità della
malattia, specialmente perché questa coinvolge, oltre agli anziani per i quali
i margini di recupero sono più ampi di quanto non si creda, giovani, donne in
età fertile, adulti e bambini.
-
Creare un collegamento tra pazienti, familiari,
neurologi, medici di base, fisiatri, infermieri, terapisti della riabilitazione
e personale sanitario coinvolto dalla malattia al fine di facilitare al massimo
il recupero funzionale, limitare le complicanze e consentire un rapido
inserimento della persona colpita da ictus nell’ambiente familiare, sociale e
lavorativo, nei casi potenziali.
-
Facilitare l’informazione per un tempestivo
riconoscimento dei primi sintomi così come delle condizioni che ne favoriscono
l’insorgenza.
-
Sollecitare gli addetti alla programmazione sanitaria
affinché provvedano ad istituire centri specializzati per la prevenzione, la
diagnosi, la cura e la riabilitazione delle persone colpite da ictus e ad
attuare progetti concreti di screening.
-
Tutelare il diritto dei pazienti ad avere su tutto il
territorio livelli di assistenza dignitosi, uniformi ed omogenei”.
“A tutt’oggi l’ictus cerebrale è considerata, a torto, una
patologia incurabile ed ineluttabile. Tuttavia, l’uso di farmaci specifici
immediatamente dopo l’esordio dei sintomi può salvare i soggetti colpiti, oltre
che ridurre le disabilità gravi. Questo deve avvenire tipicamente nelle Unità
di diagnosi e cura dedicate all’ictus (in inglese Stroke Unit), che sono
gestite da esperti, che applicando protocolli definiti, salvano più vite di
qualunque altro trattamento” – continua Scappatura che è anche neurologo
presso il “San Carlo” Potenza - “Ma
soprattutto c’è da aggiungere e sottolineare che l’ictus è una malattia che si
può prevenire, delineando trattamenti mirati e personalizzati per le persone
più a rischio. E’ stato ormai ampiamente dimostrato che una corretta
prevenzione può evitare fino all’80% degli ictus, tenendo sotto controllo i
principali fattori di rischio: pressione arteriosa, fibrillazione atriale,
glicemia (Diabete), ipercolesterolemia, tabacco, alimentazione scorretta,
inattività fisica, abuso di alcool, ecc.”.
“Con la manifestazione aperta all’intera cittadinanza,
A.L.I.Ce. Basilicata, con il fondamentale supporto logistico ed operativo della
C.R.I. ed alla presenza di importanti rappresentanti delle istituzioni
regionali, ha dato inizio ad una efficace campagna di divulgazione/prevenzione
di alcuni dei più importanti fattori di rischio per l’ictus cerebrale.”
Conclude il presidente A.LI.Ce- “Notevole è stata la partecipazione e
l’entusiasmo della cittadinanza a questo screening di base e molti sono stati i
consigli elargiti da sanitari specializzati nel settore. Considerando l’importanza
sociale della lotta all’ictus cerebrale, all’evento di questa mattina ne
seguiranno sicuramente molti altri”.

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