Ha combattuto tre guerre, ha ricevuto una
medaglia d’oro al valor militare e due Croci al merito, ha passato 12 anni di
prigionia in un campo di concentramento sovietico, tra stenti, privazioni e maltrattamenti,
che lo minarono nel fisico ma non nello spirito. Parliamo di Nicola Russo,
lucano di Rionero in Vulture dove nacque il 22 ottobre 1897 da Giovanni e Caterina Farano, intraprese gli
studi presso l'Istituto Tecnico di Melfi e si diplomò alla Scuola Normale di Lacedonia nel 1916. Nello stesso anno
iniziò il servizio militare; fu inviato sul fronte albanese per seguire un
corso per Ufficiale di complemento, conseguendo il
grado di sottotenente e poi di tenente del reggimento di Artiglieria da Campagna. Nel 1920, dopo il congedo,
viene premiato con la Croce al merito di guerra
Russo
ritornò a Rionero, ottenendo la cattedra di insegnamento a Ripacandida,
tra il 1923 e il 1925. Nel 1925 fece ritorno nell'esercito come
tenente e fu promosso capitano a Nocera Inferiore Partì, come
volontario, per la campagna d'Africa, occupando le città di Adigrat, Macallé, Amba Alagi, Quoram e Dessiè.
Al suo ritorno ottenne una seconda Croce al merito di guerra e fu assegnato
alla Scuola di Artiglieria a Civitavecchia.
Ritornò a prestare servizio
con il grado di maggiore comandante, del 1º gruppo del 52º Reggimento
di artiglieria della Divisione "Torino", prendendo parte
allas econda guerra mondiale per le operazioni di guerra nei Balcani. Con la rottura del patto Molotov-Ribbentrop, Hitler decise, nel 1941, di invadere l'Unione Sovietica e l'Italia, secondo gli accordi, era
obbligata a dare il suo contributo. Russo fu tra coloro che partirono per la
cosiddetta Operazione Barbarossa.
Il
2 dicembre
durante
una ritirata sul Don,
si ritrovò con il suo contingente ad affrontare un duro scontro con i sovietici
ma, dopo la pesante sconfitta, fu catturato e deportato. La sua prigionia fu
molto spietata, fra stenti e privazioni. Russo riuscì a rimpatriare solamente
nel 1954, dopo circa dodici
anni di detenzione, con una pessima condizione sanitaria e senza la vista ad un
occhio. Si ricoverò a Roma e, tornato in
salute, riprese
servizio, ottenendo la promozione a generale[
Il 17 febbraio 1954 fece ritorno al suo paese natale,
accolto caldamente dalla folla e tenne un discorso in Piazza Giustino Fortunato.
Visse per un breve periodo a Rionero per poi ritornare a Roma, dove morì il 20
aprile 1958. Durante il decennale
della sua morte, l’allora sindaco di Rionero, Enzo Cervellino, fece erigere in
Piazza Giustino Fortunato una lapide con medaglione in suo onore, realizzata
negli stabilimenti di Ludovico Bertoni di Pietrasanta,
in provincia di Lucca.
Le motivazioni della Medaglia D’Oro
«Comandante di un gruppo di artiglieria particolarmente impegnato
ed esposto, con l’esempio e l’ascendente personale fece della propria unità un
forte ed agguerrito strumento di lotta che, anche nel logorio di un lungo,
estenuante ripiegamento, conservò, per suo merito e nonostante quotidiane
sanguinose perdite, intatta la coesione disciplinare e la capacità operativa.
Catturato e sottoposto, per la fierezza del carattere e l’inflessibile
attaccamento al dovere ed all’onore militare, a inenarrabili patimenti e
privazioni, per oltre undici anni di prigionia seppe apporre alle più
allettanti lusinghe ed alle più crudeli minacce e sevizie la dirittura del
contegno, la cosciente indifferenza al sacrificio della vita, la completa
dedizione di tutto se stesso alla Patria lontana ed alle sue istituzioni. Col
suo fiero contegno fu per i compagni di prigionia simbolo delle più elette
virtù di uomo e di soldato e per gli stessi nemici esempio di incorruttibile
rettitudine e di fulgido valore. Russia, 1942 – 1954”

Nessun commento:
Posta un commento