mercoledì 22 ottobre 2014

RIONERO IN VULTURE, 22 OTTOBRE 1897 NASCE L'EROE NICOLA RUSSO, 12 ANNI PRIGIONIERO DEL REGIME SOVIETICO

Ha combattuto tre guerre, ha ricevuto una medaglia d’oro al valor militare e due Croci al merito, ha passato 12 anni di prigionia in un campo di concentramento sovietico, tra stenti, privazioni e maltrattamenti, che lo minarono nel fisico ma non nello spirito. Parliamo di Nicola Russo, lucano di Rionero in Vulture dove nacque il 22 ottobre 1897 da  Giovanni e Caterina Farano, intraprese gli studi presso l'Istituto Tecnico di Melfi e si diplomò alla Scuola Normale di Lacedonia nel 1916. Nello stesso anno iniziò il servizio militare; fu inviato sul fronte albanese per seguire un corso per Ufficiale di complemento, conseguendo il grado di sottotenente e poi di tenente del reggimento di Artiglieria da Campagna. Nel 1920, dopo il congedo, viene premiato con la Croce al merito di guerra
Russo ritornò a Rionero, ottenendo la cattedra di insegnamento a Ripacandida, tra il 1923 e il 1925. Nel 1925 fece ritorno nell'esercito come tenente e fu promosso capitano a Nocera Inferiore Partì, come volontario, per la campagna d'Africa, occupando le città di Adigrat, Macallé, Amba Alagi, Quoram e Dessiè. Al suo ritorno ottenne una seconda Croce al merito di guerra e fu assegnato alla Scuola di Artiglieria a Civitavecchia.

Ritornò a prestare servizio con il grado di maggiore comandante, del 1º gruppo del 52º Reggimento di artiglieria della Divisione "Torino", prendendo parte allas econda guerra mondiale per le operazioni di guerra nei Balcani. Con la rottura del patto Molotov-Ribbentrop, Hitler decise, nel 1941, di invadere l'Unione Sovietica e l'Italia, secondo gli accordi, era obbligata a dare il suo contributo. Russo fu tra coloro che partirono per la cosiddetta Operazione Barbarossa.
Il 2 dicembre  durante una ritirata sul Don, si ritrovò con il suo contingente ad affrontare un duro scontro con i sovietici ma, dopo la pesante sconfitta, fu catturato e deportato. La sua prigionia fu molto spietata, fra stenti e privazioni. Russo riuscì a rimpatriare solamente nel 1954, dopo circa dodici anni di detenzione, con una pessima condizione sanitaria e senza la vista ad un occhio.  Si ricoverò a Roma e, tornato in salute, riprese servizio, ottenendo la promozione a generale[
Il 17 febbraio 1954 fece ritorno al suo paese natale, accolto caldamente dalla folla e tenne un discorso in Piazza Giustino Fortunato. Visse per un breve periodo a Rionero per poi ritornare a Roma, dove morì il 20 aprile 1958. Durante il decennale della sua morte, l’allora sindaco di Rionero, Enzo Cervellino, fece erigere in Piazza Giustino Fortunato una lapide con medaglione in suo onore, realizzata negli stabilimenti di Ludovico Bertoni di Pietrasanta, in provincia di Lucca.

Le motivazioni della Medaglia D’Oro
«Comandante di un gruppo di artiglieria particolarmente impegnato ed esposto, con l’esempio e l’ascendente personale fece della propria unità un forte ed agguerrito strumento di lotta che, anche nel logorio di un lungo, estenuante ripiegamento, conservò, per suo merito e nonostante quotidiane sanguinose perdite, intatta la coesione disciplinare e la capacità operativa. Catturato e sottoposto, per la fierezza del carattere e l’inflessibile attaccamento al dovere ed all’onore militare, a inenarrabili patimenti e privazioni, per oltre undici anni di prigionia seppe apporre alle più allettanti lusinghe ed alle più crudeli minacce e sevizie la dirittura del contegno, la cosciente indifferenza al sacrificio della vita, la completa dedizione di tutto se stesso alla Patria lontana ed alle sue istituzioni. Col suo fiero contegno fu per i compagni di prigionia simbolo delle più elette virtù di uomo e di soldato e per gli stessi nemici esempio di incorruttibile rettitudine e di fulgido valore. Russia, 1942 – 1954”


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