Venni a conoscenza di Young Zulu
Kid grazie alla rubrica delle domande dei lettori su Boxering tenuta dal
compianto direttore Roberto Fazi, un piccolo inciso nel quale parlava di italiani
emigrati negli Usa che cercarono fama e fortuna sul ring, e mise due righe sul
pugile lucano dicendo che era di Potenza. Grazie a internet, ai numerosi
database e forum sulla boxe e soprattutto al museo dell’emigrazione di Ellis
Island che permette di entrare nei suoi archivi, ho potuto approfondire una
ricerca su questo nostro connazionale – e per chi come me lucano corregionale. Piccola
premessa storica : La simbolica data d'inizio dell'emigrazione italiana nelle
Americhe può essere considerata il 4 ottobre 1852, quando venne fondata a Genova la Compagnia Transatlantica per la navigazione a vapore con le Americhe,
il cui principale azionista era Vittorio Emanuele II.
Tale compagnia commissionò ai cantieri navali di Blackwall i
grandi piroscafi gemelli Genova, varato il 12 aprile 1856, e Torino, varato il successivo 21 maggio. A dare avvio
alla possibilità di emigrazione verso le Americhe fu il progresso in campo
navale della seconda metà dell'Ottocento, con navi a scafo metallico e sempre
più capienti, che ridusse sia il costo (prima improponibile per un emigrante
povero) sia la pericolosità del viaggio, infatti di solito viaggiavano in terza
classe, e tantissimi i casi di malattie e morti durante il tragitto, che durava
anche un mese. I bastimenti che tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del
Novecento lasciarono le coste italiane in direzione del Nuovo Mondo,
trasportarono frotte di emigranti costretti a condizioni a dir poco disagiate. Ammassati
normalmente in cabine di terza classe e sempre più spesso
abbandonati a se stessi sui ponti delle navi, addossati agli argani o ai gruppi
di manovra e le scialuppe di salvataggio( fonte http://www.rivisondoliantiqua.it/)
Teodorico Rosati, Ispettore
sanitario sulla nave degli emigranti, così descriveva uno dei tanti viaggi
dell'epoca: "Accovacciati sulla coperta, presso le scale, con i
piatti tra le gambe, e il pezzo di pane tra i piedi, i nostri emigranti
mangiavano il loro pasto come i poveretti alle porte dei conventi. E’ un
avvilimento dal lato morale e un pericolo da quello igienico, perché ognuno può
immaginarsi che cosa sia una coperta di piroscafo sballottato dal mare sul
quale si rovesciano tutte le immondizie volontarie ed involontarie di quella
popolazione viaggiante”.
Il costo del viaggio era tutt'altro che
trascurabile. Un'indagine svolta nel 1892 da Agostino Bertani, nell'ambito
dell'inchiesta agraria Jacini sulle condizioni nelle campagne, svelò che un
contadino della Basilicata, che con il suo duro lavoro guadagnava giornalmente
non più di una lira, dichiarò d'averne dovute pagare ben 235 all'agente
per l'organizzazione del viaggio per l'emigrazione.
Il viaggio, specie nei primi
anni del fenomeno migratorio, costituì per molti un'esperienza molto dura, se
non addirittura traumatizzante per alcuni. Tra gli episodi luttuosi
verificatisi in quegli anni, oltre ai numerosi naufragi ci limitiamo a
segnalare i 18 morti del piroscafo "Matteo Bruzzo" per mancanza di
viveri nel 1888, e l'anno successivo i 27 emigranti deceduti per asfissia sul
piroscafo "Frisca"
Quei viaggi penosi sugli oceani" come
vennero definiti da "La "Domenica del Corriere" del 2-6-1901.
Secondo T. Rosati "l'emigrante si sdraia vestito e calzato sul letto,
ne fa deposito di fagotti e valigie, i bambini vi lasciano orine e feci, i più
vi vomitano" . Dopo qualche giorno ogni letto è "una cuccia.
Questi viaggi rappresentarono
inoltre un tremenda strage di bambini. Spiega Augusta Molinari ne "La
storia dell'emigrazione italiana" edita da Donzelli, che il
viaggio nel nuovo mondo si concludeva spesso per i più piccoli in una strage [Sono
soprattutto le epidemie di morbillo e varicella a provocare decessi di massa.
La mancanza di cure appropriate, il degrado ambientale dei dormitori, spesso
l'incompetenza del personale medico, facevano assumere a quella che era una
normale patologia infantile il carattere di una pericolosa epidemia. I giornali
sanitari di bordo registrano, nei primi anni del Novecento, alti tassi di
morbilità e di mortalità infantile per epidemie di morbillo e di varicella. Sul
piroscafo "Bologna" in rotta verso l'Argentina, scoppia nel febbraio
1909 un'epidemia di morbillo. Ne restano contagiati duecento bambini e una
ventina di adulti. Dei bambini molti sono neonati che non sopravvivono alla
malattia Ne restano contagiati duecento bambini e una ventina di adulti. Dei
bambini molti sono neonati che non sopravvivono alla malattia.Su di un totale
di cinquanta decessi, venti sono di neonati e quindici di bambini> (/www.rivisondoliantiqua.it/)
Gli Stati Uniti dal
1880 aprirono le porte all'immigrazione nel pieno dell'avvio del loro sviluppo
capitalistico; le navi portavano merci in Europa e ritornavano cariche di
emigranti. I costi delle navi per l'America erano
inferiori a quelli dei treni per il Nord Europa, per questo milioni di persone scelsero di
attraversare l'Oceano. Poi --L'arrivo in USA era caratterizzato
dal trauma dei controlli medici e amministrativi durissimi, specialmente ad Ellis Island, l'Isola delle Lacrime.
Young Zulu Kid era un
pugile di piccola stazza, anzi anche piccolo per quella strana categoria quella
dei pesi mosca, nonostante i grandi campioni che ha avuto, è sempre bistrattata
forse perchè questi piccoli boxer non suscitano nell’immaginario sportivo le
emozioni dei colossi come i massimi; Tyson lo ricordano tutti, anche l’americano
d’Abruzzo Rocky Marciano è ricordato per la sua potenza o il mitico Carnera,
gigantesco un tempo simbolo dell’Italia che conquistava il mondo con la sua
struttura di gigante buono e muscoli da Ercole,che ancora nel nostro tempo gli
dedicano una fiction. Strana categoria anche perchè i mosca naturali agli inizi
del pugilato moderno erano pochi, la maggior parte furono atleti ancora giovani
in attesa di irrobustirsi per passare alle categorie superiori. Infatti, la
categoria arrivarono ai giochi olimpici – tranne la parentesi solo statunitense
del 1904- nelle olimpiadi di Anversa nel 1920 quando vinse l’oro
l’italo-americano Frankie Gennaro.
Prima del boom con l'arrivo di messicani, coreani,
tailandesi i mosca erano pochi rispetto alle categorie superiori anche perchè
si guadagnava poco e allora il denaro rifluiva sopratutto dalla scommesse.
Stranamente a fine 800 in Usa esisteva
la categoria dei strawweight - pesi paglia- almeno per i campionati americani,
il limite peso era di 105 libre, circa 47,600 kg . Una categoria
dove hanno combattuto campioni come Jimmy Barry ed anche il primo italiano a
lottare per un titolo mondiale – 30 marzo 1895 a Chicago per il
mondiale dei gallo contro Jimmy Barry- parliamo di Casper Leon soprannominato the "Sicilian
Swordfish", vero nome Gaspare Leoni nato a Palermo l’8 dicembre 1872 e
deceduto il 6 marzo 1926 a
New York. Comunque resta il fatto che i
pesi mosca rimasero una categoria bistratta nelle grandi arene americane ma un titolo riconosciuto
in Europa dove se ne appropriò uno dei più grandi boxer della storia Jimmy
Wilde, il gallese dal pugno devastante che vince ben 100 incontri per ko sui
130 vinti. Allora negli Usa si accorsero di quel “minuscolo titolo” e si decise
di ufficializzarlo con un incontro tra il bomber suddito di sua Maestà
Britannica e il migliore peso mosca americana del momento Young Zulu Kid.
Ma
in quel primo titolo ufficiale disputato nel Holborn Stadium di Londra c’è
tanta Lucania, in quel piccolo campione che pur sconfitto all’11 round mise in
difficoltà Wilde. Un soprannome pittoresco tanto che nel periodo della bella
epoque del pugilato traeva in inganno, lo stesso giornale The Day nell’edizione
del 21 aprile 1917 precisava “Young Zulu Kid is not colored boy” . Era
l’America che non ancora voleva campioni del mondo di colore e discriminava i “coloured”
e per il sopranome esotico del pugile di
Brooklyn poteva essere scambiato per un “nero”. Il quotidiano americano avverte
che è bianco, anzi precisa che è nato in Italia “near Naples” vicino Napoli ed è
forte molto forte anche se aveva perso
il mondiale dei mosca contro Jim Wilde ma aveva pareggiato e sconfitto il
fortissimo Paul Moore ed un eroico pari con campionissimo Pete Herman ( Peter
Gullotta) uno dei più forti pesi gallo di tutti tempi. The Dayle elogiava il piccolo
pugile ma tra le righe fa capire che non è un americano puro, è arrivato in Usa
a tre anni da una località incerta dell’Italia vicino alle pendici del Vesuvio.
su un piroscafo nel periodo della grande emigrazione. Young Zulu Kid era lucano
e si chiamava Giuseppe Di Melfi, nato ad Anzi il 22 aprile 










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